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Lo Spirito Santo in Maria, nella Chiesa e nel Crisitiano


Lo Spirito Santo in Maria e nella Chiesa

Tre elementi tra loro strettamente collegati che, presi insieme, offrono una meravigliosa visione della Chiesa di Cristo.

1. Lo Spirito Santo come anima della Chiesa. Gesù compie la sua opera di salvezza con la Pasqua di morte e risurrezione, poi sale in cielo nella gloria eterna accanto al Padre anche con la sua umanità glorificata.

A. Quale gesto compie Gesù per prima cosa, quando siede alla destra del Padre? Potrebbe godersi la pace e la felicità, dopo le sofferenze e la passione vissuta sulla terra. Invece la sua preoccupazione è quella rivolta ai discepoli, che ha lasciato soli e disorientati, deboli e senza più l’appoggio del Maestro. Proprio essi dovrebbero diffondere in tutto il mondo il vangelo di Gesù. Come faranno? Lasciati a se stessi, sono veramente incapaci, con le sole forze umane resterebbero schiacciati davanti alle difficoltà e alle persecuzioni. Gesù sente la necessità di soccorrerli, aiutarli, sorreggerli, illuminarli. Possiede a sua disposizione un grande dono da riversare su di essi: lo Spirito Santo, il soffio eterno di amore tra il Padre celeste e il Figlio Gesù. Non ci pensa due volte, ma lo effonde sui discepoli riuniti nel cenacolo attorno a Maria. Mirabile generosità e benevolenza del Maestro!
Ciò avviene con la Pentecoste, la discesa dello Spirito Santo sugli apostoli riuniti nel cenacolo assieme a Maria, la Madre del Signore. Tale evento cambia totalmente la situazione: da deboli, indifesi, titubanti, paurosi diventano forti, coraggiosi, intrepidi, pieni di ardore e di zelo. Che cosa è successo?

B. Lo Spirito Santo mandato dal Figlio e dal Padre, ha preso possesso della sua missione, quella di animare, guidare, difendere, consolare la Chiesa di Gesù, la comunità dei credenti. Il Maestro aveva annunciato prima della sua passione, nel cenacolo, ciò che avrebbe fatto il Paraclito da lui inviato, secondo il vangelo di Giovanni dal cap. 14 al 17. Sono cinque grandi promesse che illustrano il ruolo e la missione dello Spirito Santo.
Il concilio Vaticano II dice che lo Spirito Santo è come l’anima del Corpo mistico di Cristo, che è il nuovo popolo di Dio. Cristo ne è il Capo, che lo ha conquistato con la sua morte redentrice e la sua risurrezione vittoriosa. Perciò lo Spirito Santo è come l’anima che dona vita, il soffio vitale,che sostiene l’organismo vivente, cioè la Chiesa di Cristo. Considerando qual è il compito dell’anima dell’organismo umano, possiamo analogicamente comprendere la funzione dello Spirito Santo nel corpo ecclesiale: esso dona la vita, illumina la mente, rafforza la volontà, dona energia per agire e lavorare, conforta e sostiene per resistere nelle prove, senza essere sfiduciati o rattristati o depressi. Un compito, quello dello Spirito Santo, fondamentale accanto a quello di Cristo, per la sussistenza e l’azione della Chiesa. Senza lo Spirito Santo la comunità cristiana sarebbe un corpo privo di anima, cioè inerte e morto. Lui illumina i membri della Chiesa, facendo ricordare le parole di Gesù, approfondendo e poi animandole con vigore; è Lui che vivifica le azioni della Chiesa, rendendola forte e coraggiosa nell’evangelizzazione; è Lui che purifica e rimette i peccati, attraverso i sacerdoti; è Lui che converte i cuori, risana e guarisce i malati, Lui conduce la Chiesa lungo la storia per giungere al compimento finale, alla venuta gloriosa del Cristo alla fine dei tempi; Lui unisce il Corpo mistico al suo Capo, in modo che Cristo e la Chiesa siano uniti come un solo salvifico organismo di salvezza per il mondo; Lui unifica tutti in membri del Corpo pur nella diversità dei loro ruoli. Senza lo Spirito Santo dunque la Chiesa non potrebbe né esistere, né operare, sarebbe un corpo senza anima, privo di vitalità.

2. Maria la Madre della Chiesa. Pongo un’altra domanda: qual è il dono ultimo che Gesù ha fatto ai discepoli prima della sua morte? Ha lasciato il dono del suo corpo e del suo sangue, durante l’ultima cena, quale memoriale e attualizzazione reale del suo sacrificio sulla croce e della sua vittoria con la risurrezione. Dono infinitamente generoso, incommensurabile, quale cibo nutriente per il popolo santo di Dio. Ancora però Egli, morente sulla croce, tra atroci dolori, possiede qualcosa di prezioso da donare al discepolo e con lui a tutti i discepoli presenti e futuri. Conoscendo la sua debolezza, i suoi dubbi, le sue insicurezze, Gesù si rende conto e si preoccupa nel pensare come il discepolo avrebbe fatto senza più l’appoggio fisico del Maestro.
Per questa ragione compie il gesto estremo di un amore sconfinato: dona sua Madre affinché prenda il discepolo come suo figlio, lo protegga, lo assista, lo conforti, in modo che non si senta solo e indifeso. Lo racconta il vangelo di Giovanni: Gesù, vedendo la Madre e lì accanto il discepolo prediletto, dice alla Madre: ecco il tuo figlio. Sono le sue ultime parole, dopo delle quali grida: ho sete, poi emette lo spirito: emisit spiritum. Quelle parole sono come il testamento di Gesù, perciò vanno accolte con attenzione e con sommo rispetto. Colui che muore non dice parole inutili o superflue. Esprime invece la sua ultima volontà. Non si chiude nelle proprie sofferenze, ma si cura del discepolo. E Maria accetta la volontà di suo Figlio agonizzante, ripetendo il suo sì, la sua adesione al Figlio amato, raccogliendo Giovanni come figlio suo, lo ama, lo educa, gli sarà vicina come ha fatto con Cristo. La disponibilità di Maria è totale e con questo diventa Madre per la seconda maternità: la prima è la maternità divina, Mater Dei; la seconda è la maternità ecclesiale, Mater Ecclesiae. Che mistero insondabile del cuore Immacolato di Maria! Qui nasce e si rivela il suo ruolo materno nella Chiesa. Molto importante e rassicurante la sua presenza. E Lei compie incessantemente, lungo il percorso storico della Chiesa, tale compito fino alla fine dei tempi.
Grazie, o Gesù che ci hai dato un dono così prezioso e utile! Tua Madre diventa nostra Madre.

3. L’ultimo dono sulla terra e il primo dono dal cielo. L’ultimo è quello della Madre, il primo è quello dello Spirito Santo, il Dono dei doni. I due doni pertanto sono collegati e strettamente congiunti; non possono essere separati e neanche confusi: il ruolo materno di Maria e il ruolo animatore dello Spirito Santo. Con questi due sostegni la Chiesa cammina sicura e fiduciosa lungo i sentieri della storia.
Il dono materno viene dalla terra ed è intriso di dolore; esso è un sostegno esterno, importante e indispensabile; quello spirituale viene dal cielo ed è il sostegno interno divino. Ambedue sono le due ali che congiungono il cielo e la terra per facilitare la vita e l’azione della chiesa. Il discepolo, cioè il cristiano, non lo può dimenticare; se vuol essere fedele seguace del suo Maestro, deve essere figlio docile di Maria e discepolo fedele dello Spirito Santo. Di questi due aspetti non si può fare a meno; ambedue sono frutto della divina volontà di Gesù e sono uniti tra di loro non a caso, per una fortuita coincidenza, ma sono l’espressione suprema del Divino Amore che sgorga dalla croce di Cristo e discende dalle altezze della sua gloria celeste. Nessuno può pensare e pretendere di essere un autentico cristiano se contemporaneamente non si rende docile e disponibile alla protezione materna di Maria e all’animazione vitale dello Spirito Santo. Come si è detto, sono due ruoli distinti ma collegati tra loro in modo da cooperare inscindibilmente per la santificazione e la salvezza degli uomini. Ciò fa comprendere la grandezza, l’altezza e la profondità dell’amore salvifico per cui il Verbo si è incarnato da Maria Vergine e si è offerto nel sacrificio della croce per redimere l’umanità dalla schiavitù del peccato e della morte. Si capisce cosi come per la maternità divina Maria è stata adombrata dallo Spirito Santo e ha concepito il Figlio di Dio per opera dello Spirito Santo; così nella maternità della Chiesa Maria ha concepito il discepolo sempre per l’azione divina dello Spirito Santo. Da qui nasce e si illumina la devozione a Maria, la Madonna del Divino Amore. Infatti il discepolo la prese con sé, cioè l’ha tenuta nel suo cuore come una madre piena di amore e di premure per lui, mostrando il senso più vero della devozione mariana del cristiano.
Da quanto detto risulta la conseguenza necessaria che la vita cristiana abbraccia contemporaneamente l’affettuosità, la delicatezza e la dolcezza dell’amore materno di Maria e insieme la forza, la luce e la grazia dello Spirito Santo. Si può dire che non è lecito separare questi due aspetti. Per cui se un cristiano volesse porsi in pienezza alla sequela di Cristo, non può farlo senza la docilità alla Madre e allo Spirito Santo; d’altra parte se se è devoto della Madre di Cristo non può esserlo senza l’aiuto dello Spirito Santo; similmente se intende seguire le mozioni e ispirazioni dello Spirito Santo, non può eseguirle senza l’affidamento alla Madre. La vita cristiana dunque, quale sequela di Cristo, è sorretta e accompagnata inscindibilmente dalla presenza di Maria e dello Spirito Santo.

Don Renzo Lavatori



 

 

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