Benvenuto nel sito di Don Renzo Lavatori                                                                                                        

Carissimi visitatori,
il tempo quaresimale prosegue veloce e ci avviciniamo al grande momento in cui riviviamo la passione, la morte e la risurrezione di Gesù, cioè la Pasqua di redenzione. Affrettiamoci dunque ad andare incontro a Gesù, che soffre e patisce atrocemente, per compartecipare al suo dolore redentore; anche noi, con Lui e in Lui, siamo immersi nelle sofferenze di ogni giorno. Ebbene, affidiamole al Signore per riparazione dei nostri peccati e per la salvezza di tante persone, che soffrono e si disperano o sono nel peccato o alla ricerca di salvezza. Il patire per amore, assieme con Gesù, si trasforma in grazia e santificazione. Fissiamo lo sguardo su Gesù il Crocifisso, per attingere forza, luce e tanto amore. Per questa ragione vi presento anzitutto una mia riflessione intorno all’amore infinito di Gesù sulla croce, quando viene innalzato accanto a due ladroni. Là, in quel supremo atto di sacrificio per la salvezza dell’umanità, Egli si incontra e si abbraccia con un brigante per portarlo con sé in paradiso. Meraviglioso evento d’infinita misericordia! Leggiamo, meditiamo con profonda compunzione e con il cuore aperto per accogliere, anche noi, l’amore infinito del Crocifisso. In secondo luogo vi propongo qualche pensiero sul santo triduo pasquale, giovedì, venerdì e sabato santo, per rendervi sempre più consapevoli e compartecipi del mistero di morte e di vita che costituisce la nostra unica speranza di essere, con Gesù, portatori di amore e di verità, in attesa di condividere con Lui la felicità eterna del paradiso.


Contempliamo il Crocifisso innalzato sulla croce


IL CROCIFISSO TRA DUE ASSASSINI:
L’IMMENSITÀ DELL’AMORE


Tutti gli evangelisti affermano che Gesù è stato crocifisso assieme a due ladroni, uno alla destra e uno alla sinistra. Colui che mangiava con i peccatori e i pubblicani, eccolo ancora mescolato alla peggiore gentaglia nel momento del supplizio. Unicamente Luca evidenzia la figura dei due, nel loro diverso modo di comportarsi (Lc 23,39-43).

L’Amore vilipeso e bestemmiato

Il brano, al v.39, presenta anzitutto uno dei ladroni: “Uno dei malfattori appesi lo bestemmiava dicendo: ‘Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi”.
Costui, dice il testo, “lo bestemmiava”, cioè insultava e scherniva Gesù, assumendo un atteggiamento che si riscontra generalmente negli oppositori di Cristo. Si mette quindi dalla parte dei nemici, sostenendo la loro stessa opinione e proclamando le loro accuse.
Prosegue con veemenza: “Non sei tu il Cristo? Salva te stesso”. Le medesime cose dicono i capi del popolo al presunto Messia appeso alla croce; simile sfida è sostenuta dai soldati, che vogliono burlarsi del condannato a morte; il malfattore segue quell’identico andazzo. Tutte queste persone, unite all’unisono come un coro, esprimono l’incapacità di capire il Cristo, il re dei Giudei, avvolto nella debolezza e sopraffatto dalla sconfitta. Essi congetturano che il Messia regale debba essere vittorioso e potente, superiore a ogni avversario; non ammettono che possa ridursi a una fine così miserevole. Per questa ragione esigono che manifesti quello che veramente è, esibisca la sua potenza.
Il ladrone insiste ancora: “Salva te stesso”. Con queste parole fa emergere quella mentalità assai diffusa, imbevuta di opportunismo, secondo la quale la vita è impostata egoisticamente con l’intento di tutelare solo il proprio tornaconto. Da qui la difficoltà a intendere come il Messia non si preoccupi di salvarsi, lui che ha salvato gli altri; lo si giudica e misura con lo schema ristretto di una visione legata ai soli interessi personali. Resta arduo, se non impossibile, comprendere l’amore oblativo e disinteressato di Gesù. Sembra un mondo totalmente diverso dall’umano comune sentire.
“Salva anche noi”, soggiunge, come per dire: facci scendere dalla croce, finisca questo supplizio e questa sofferenza, termini la situazione dolorosa in cui ci troviamo e riprenda per noi la vita felice sulla terra. È l’unica cosa che esige quel ladrone ed è la sola cosa che ogni uomo sollecita quando si presenta da Gesù. Si tratta di una richiesta di salvezza a buon mercato, immediatamente legata ai vantaggi terreni, chiusa nell’orizzonte dell’egoismo umano, senza aprirsi a nuove prospettive di cui il Messia crocifisso, accanto a lui, era il testimone e il rivelatore. È una ricerca di liberazione talmente falsa che rischia di escluderlo dalla salvezza vera, quella precisamente portata da Cristo e che l’altro suo compagno accoglierà.

L’Amore difeso e rivelato

Subito dopo l’ingiuria del primo malfattore, Luca introduce il secondo, che prende la parola in mezzo a un coro di insulti e di scherni. Il suo discorso è veramente impressionante: stupisce sempre più man mano che si esprime. Di parola in parola, di frase in frase fa emergere la grandezza d’animo, la profonda fede. Neanche i discepoli erano giunti a tanta altezza spirituale, eppure costui ha trascorso la vita facendo del male.
Incurante della propria sofferenza, si preoccupa di portare al ravvedimento il collega disperato. Per questo lo rimprovera: “Non temi tu Dio?”, contemporaneamente lo fa riflettere, lo invita a convertirsi. Lo vuole convincere a riconoscere la signoria di Dio, la sua infinita grandezza. In questo momento estremo non ha senso esplodere in escandescenze o insolenze, ma l’unica cosa necessaria è raccomandarsi al Signore che è il padrone della vita e della morte.
Confida poi il motivo per temere Dio, aggiungendo: “Tu ti trovi nella medesima pena”, cioè sei condannato alla stessa sanzione, allo stesso tormento. Gli fa intendere di essere nella medesima situazione di grave bisogno, mentre quelli sotto la croce, che stanno a osservare, non sono crocifissi, non soffrono, per questo possono maledire Gesù nella tranquillità del loro benessere; lui invece è crocifisso con Cristo; maledicendolo, è come se insultasse se stesso. D’altra parte il comportamento rassegnato di Gesù innocente, che viene ucciso ingiustamente e non si ribella, deve far riflettere soprattutto a chi subisce la stessa pena per le proprie colpe realmente commesse.
Aggiunge: “Noi, giustamente, perché riceviamo le cose degne di quello che abbiamo commesso”. Riconosce il suo sbaglio e invita l’altro a fare altrettanto. La crocifissione è una pena giustamente inflitta ad essi, quale ricompensa di una vita impostata sull’insubordinazione alla legge, segnata dal male, dalle opere cattive. In questo modo comprende e accetta la croce, come punizione dei propri misfatti. Simile idea vorrebbe inculcare nell’animo dell’amico.
In realtà l’unico che non merita la croce è Gesù, come dice immediatamente: “Egli invece non ha commesso nulla di fuori luogo”. Dall’alto della croce questo malfattore sostiene e manifesta l’innocenza di Gesù. Tutti deridono il Messia crocifisso, lo scherniscono, mentre egli diventa il testimone dell’innocenza del Cristo, il suo vero avvocato difensore. Dichiara apertamente l’ingiustizia di quella morte, non quella sua, ma quella di Gesù.

L’Amore creduto e proclamato

Nella seconda parte del suo discorso, il brigante rivolge alcune parole a Gesù. Sono parole veramente toccanti; esse manifestano un animo eletto.
Il testo riferisce in questo modo: “E diceva: ‘Gesù”. Nessun individuo nella narrazione evangelica si indirizza a Cristo chiamandolo semplicemente per nome. Lo fa ora, sulla croce, questo condannato. Ciò è segno di grande semplicità, di sincera fiducia.
Quel nome, Gesù, senza l’aggiunta di titoli altisonanti o messianici, senza altre specificazioni, vibra di calore e di spontaneità. Gesù sta per morire, come anche il malfattore. Non è il luogo né il momento per far sfoggio di formalità e di cerimonie. D’altro canto gli attributi mettono le distanze e generalizzano i rapporti. Il ladrone coglie Gesù nella sua individualità, nella sua personalità concreta; lo vede lì, accanto a sé, crocifisso con lui; lo sente solidale, ne percepisce l’unione e in un certo senso l’amicizia, lo avverte compartecipe delle medesime sofferenze.
Poi continua il discorso: “Ricordati di me, quando verrai nel tuo regno”. La seconda parte dell’espressione, “quando verrai nel tuo regno”, contiene e rivela tutta la fede del ladrone, che mostra di essere un uomo illuminato. Forse per qualche notizia, ricevuta in precedenza, forse per una scoperta dell’ultimo momento, egli identifica in Gesù non soltanto un innocente, ma colui che viene a instaurare il suo regno. Di conseguenza non implora da lui la salvezza fisica, né gli chiede una miracolosa liberazione dal supplizio. Considera Gesù come un sovrano, mentre lo vede pendere con lui dal patibolo come un disgraziato. Chi ha mai dato una prova simile di fede? Gli stessi discepoli, ora dispersi e nascosti, quanto mai hanno saputo parlare al loro maestro con tanta convinzione? Costui, un malfattore, sfida non solo le autorità, ma l’evidenza stessa e la propria ragione.
Davanti agli occhi ha una creatura nello sfacelo dell’agonia e, invece di compatirla, si rivolge a lui da suddito a sovrano. Vede molto al di là delle apparenze e della situazione umana. Sa riconoscere la regalità di Gesù, che ora è inchiodato al legno; sa proclamarlo re, non per i miracoli o le imprese gloriose, ma nell’impotenza di un indifeso e nella miseria di un fallito. Sa che quel Gesù che muore con lui è innocente, sa che sta per morire con lui; ma sa soprattutto che “Gesù verrà nel regno suo”. Forse non riesce a capacitarsi come un moribondo sul patibolo della croce possa manifestare la gloria del suo regno, tuttavia non è importante conoscere i modi, le maniere e i tempi. Egli è convinto che quel crocifisso accanto a lui attuerà il suo regno, cioè la salvezza, la vita, l’amore.

L’Amore pregato e accolto

A questo punto fa una richiesta. Non pretende di essere preservato dalla morte, accettata come punizione, ma invoca: “Ricordati di me”; chiede un pensiero anche per lui, un ricordo, quando Gesù entrerà nel suo regno. La supplica non è dettata dall’egoismo né da opportunismo o da calcoli personali, non ricerca neanche un benessere materiale. Con la propria preghiera non impone nulla a Gesù, non gli suggerisce alcun esito; gli chiede soltanto di non dimenticarsi di lui, con l’interiore fiducia che qualcosa potrà fare in suo favore. Non implora neanche il perdono, forse perché si ritiene indegno di tale grazia, ma desidera un semplice ricordo.
Con questo modo di fare il ladrone evidenzia che la salvezza va umilmente chiesta, non pretesa; essa non costituisce un diritto o una rivendicazione umana, ma una totale accondiscendenza a Cristo, alla sua signoria; per questo si accontenta di essere ricordato all’ingresso nel suo regno. Una salvezza essenzialmente legata alla persona di Cristo, al suo amore, alla sua grazia. In mezzo a tanto odio e incredulità, si schiude luminosamente l’animo di questo sconosciuto, che non ha nome proprio, ma che porta impresso mirabilmente il nome di autentico “cristiano”. Tutti hanno abbandonato Gesù, alcuni tra i suoi seguaci, più vicini, lo hanno tradito e rinnegato. Non così è stato per il bandito, primo di una schiera di redenti dalla croce di Cristo. In quell’ora di tenebra, attraverso la sua persona, la croce irradia i primi frutti. Il salvatore non è morto invano, ha conquistato il cuore del suo compagno di supplizio, il primo a entrare nel regno con lui.

L’Amore donato e abbracciato

Il brano evangelico si conclude con la dichiarazione solenne del re crocifisso. Agli insulti che gli sono stati lanciati Gesù non risponde con nessuna parola. Al malfattore che con fede ha aderito a lui, asserisce con autorità regale: “In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso”. Non dice semplicemente che gli sono perdonati i peccati, ma qualcosa di più grande e fondamentale: “Oggi sarai con me in paradiso”. Gesù dona più di quanto il ladrone aveva chiesto; non solo non si dimenticherà di lui, ma lo rende sin d’ora suo compagno inseparabile nel suo regno.
Uno assieme all’altro per sempre. L’innocente Gesù con il colpevole malfattore attua un mirabile scambio di amore: il giusto si associa all’iniquo, affinché il delinquente giustificato si unisca al santo. Un connubio inscindibile che nasce dalla croce e sboccia in paradiso.
Luca aveva disseminato la vita di Gesù di incontri a mensa con i peccatori, un comportamento che aveva scandalizzato gli scribi e i farisei. Questa medesima comunione tra Cristo e il colpevole è presente anche sulla croce e continua nel regno ininterrottamente. È il segno e l’effetto benefico della redenzione.
Gesù e il ladrone non solo entrano insieme nell’oscurità della morte, ma insieme sono diretti verso la vita; lui il re e il sovrano, l’altro il peccatore e reo, ambedue congiunti nella medesima comunione vitale. Il salvatore pertanto entra in paradiso in compagnia di un malvivente, che sulla croce è giunto alla fede. Strana congiunzione di opposti, ma l’annuncio evangelico, che Luca fa risuonare, sta precisamente nella straordinaria novità portata da Cristo: il suo amore va in cerca del peccatore, si dona a lui fino a morire con lui, per vincere con l’amore il peccato che della morte è il dominatore. In questo modo rende l’uomo partecipe della comunione eterna con sé.

L’abisso e il paradosso dell’amore di Gesù

Veramente non è possibile constatare un abisso più profondo di amore e una sua altrettanto sorprendente esaltazione. L’abisso sta dalla parte di colui che, pur possedendo la potenza regale nelle altezze eterne, si è chinato e abbassato non solo a condividere l’umana e debole esistenza, ma anche fino a confondersi tra i malfattori e associarsi ad essi nella morte infame della crocifissione, subendo oltretutto le ingiurie di uno di loro. L’esaltazione è per il povero delinquente che, abbruttito dal peccato e affisso al legno del supplizio, ha creduto e si è affidato al re immolato con lui sulla croce, condividendone prima la terribile pena e poi l’ingresso nel regno.
Come si può delucidare un così paradossale incrocio di linee contrarie, le quali, anziché respingersi e allontanarsi, si attraggono e si congiungono in uno stupefacente abbraccio? Chi può compiere una meraviglia del genere?
Si resta interdetti e attoniti. Ma una ragione ci deve essere; anzi, più che di ragione, si può parlare di grazia sovrumana, di amore infinito e inaudito, vale a dire della compassionevole potenza e carità divina. Solo lui, quell’amore non terreno, perché vivente nel cielo, ma generosamente umiliatosi per essere incarnato e offerto, solo lui ha potuto attuare un simile straordinario congiungimento. Non resta che accoglierlo, lasciandosi esplodere nello stupore e nel ringraziamento, per esserne totalmente avvolti e trasformati.
La sorte del ladrone pentito risplende come l’effige di ogni cristiano, che da misero peccatore si ritrova nella dignità di partecipare alla regalità di Cristo. Vi è solo una condizione: credere che l’innalzamento salvifico dell’uomo scaturisce dall’abbassamento misericordioso di Dio; alle sole capacità umane non è consentito operare un tale capovolgimento. In altre parole, bisogna saper riconoscere, come ha fatto il brigante credente, che quel Gesù di Nazaret, appeso alla croce nell’impotenza della morte, possiede la forza onnipotente della vita. Solo in lui e per mezzo di lui si è potuto realizzare il mirabile scambio tra la pochezza umana e la grandezza divina. Se non si aggrappa a quell’amore redentore, la creatura umana rimane prigioniera del proprio peccato e della morte. Il ladrone oltraggioso ne è una lampante espressione.
Certo, si tratta di un paradosso, che non può rientrare dentro le misure del comodo pensare umano, ma non per questo, anzi, proprio grazie a quel più in là della ragione, si fa sorgente inesauribile di sorpresa, di gioia e di consolazione, spingendo l’animo a guardare con fede il crocifisso, per gridare a lui: “Gesù, ricordati di me nel tuo regno”.

Don Renzo Lavatori


Triduo Pasquale


(Giovedì, venerdì, sabato santi, 29.30.31/03/2018)

I tre giorni precedenti la resurrezione di Gesù sono chiamati “santi” perché fanno rivivere l’evento centrale della nostra redenzione; ci riconducono al nucleo essenziale della fede cristiana: la passione, la morte e la risurrezione di Cristo. Sono giorni che costituiscono il cuore e il fulcro dell’intero anno liturgico come pure della vita della Chiesa e di ogni cristiano. Esso costituisce un’unica solennità, la più importante di tutto l’anno liturgico. 1. Nel Giovedì santo, con la messa vespertina, chiamata la cena del Signore, la Chiesa commemora la istituzione dell’eucaristia, del sacerdozio ministeriale e anche dell’invito di Gesù al comandamento nuovo della carità. Le parole di Cristo, pronunciate in quella occasione dentro il cenacolo, sono cariche di mistero, in quanto manifestano con chiarezza la sua volontà di restare sempre con noi sotto le specie del pane e del vino consacrate; egli si rende presente con il suo corpo sacrificato e con il suo sangue versato. Ciò costituisce il sacrificio della nuova e definitiva alleanza, offerta a tutti coloro che vogliono nutrirsi del suo corpo e del suo sangue quale cibo di vita eterna. Il gesto di Gesù mostra la prova suprema del suo amore per la Chiesa e per tutti gli uomini. Il giovedì santo diventa un rinnovato invito a rendere grazie a Dio per il sommo dono della eucaristia che va accolto con viva fede e va adorato con umiltà e totale dedizione. 2. Il Venerdì Santo, giorno della passione e della crocifissione del Signore, ricorda quell’evento doloroso e drammatico, ma portatore della nostra salvezza. Ogni anno, ponendoci in silenzio e in adorazione di fronte a Gesù appeso al legno della croce, riconosciamo tutta la grandezza, la profondità, la pienezza del suo amore per noi. Davanti a tale oblazione cruenta della propria vita fino alla morte umiliante della croce, non possiamo non prostrarci con un senso di immensa gratitudine e insieme con la consapevolezza dei nostri peccati, dai quali solo il suo sacrificio ci ha liberati. Se da una parte il venerdì santo è un giorno pieno di profonda tristezza, al tempo stesso è un giorno ricco di amore e fonte per ridestare la nostra fede, per affidarci totalmente al Cristo crocifisso e attingere da lui la forza e la grazia di portare la nostra croce con il pieno abbandono a Dio, nella certezza che il Crocifisso ci sostiene e ci dona la vittoria. Per questa ragione la liturgia esplode nel grido di venerazione e di speranza: “O Croce, salve, tu speranza unica, tu unica salvezza!”. 3. Nel Sabato Santo le chiese sono spoglie e silenziose. I fedeli vegliano in preghiera come Maria e insieme a Maria condividendo gli stessi sentimenti di dolore e di fiducia in Dio. Il raccoglimento e il silenzio di questo giorno preparano il nostro animo ad attendere nella notte con la veglia pasquale la risurrezione di Cristo, quando proromperà in tutta la comunità cristiana il canto della gioia per la risurrezione di Cristo. Ancora una volta, verrà proclamata la vittoria della luce sulle tenebre, della vita sulla morte, dell’amore sull’odio. Ci accompagni in questo giorno la Vergine Santa che ha seguito in silenzio il figlio Gesù fino al calvario, prendendo parte con grande pena al suo sacrificio, cooperando così al mistero della redenzione e divenendo madre di tutti i credenti. Insieme con lei vegliamo accanto al Cristo morto, attendendo con speranza il giorno radioso della risurrezione.




Tu ci sei necessario o Cristo (Beato Paolo VI)


O Cristo, nostro unico mediatore, Tu ci sei necessario: per vivere in comunione con Dio Padre; per diventare con Te, che sei Figlio unico e Signore nostro, suoi figli adottivi; per essere rigenerati dallo Spirito Santo.

Tu ci sei necessario, o solo vero maestro delle verità recondite e indispensabili della vita, per conoscere il nostro essere e il nostro destino, la via per conseguirlo.

Tu ci sei necessario, o Redentore nostro, per scoprire la nostra miseria e per guarirla, per avere il concetto del bene e del male e la speranza della santità; per deplorare i nostri peccati e per averne il perdono.

Tu ci sei necessario, o fratello primogenito del genere umano, per ritrovare le ragioni vere della fraternità tra gli uomini, i fondamenti della giustizia, i tesori della carità, il bene sommo della pace.

Tu ci sei necessario, o grande paziente dei nostri dolori, per conoscere il senso della sofferenza e per dare ad essa un valore di espiazione e di redenzione.

Tu ci sei necessario, o vincitore della morte, per liberarci dalla disperazione e dalla negazione, e per avere certezze che non tradiscono in eterno.

Tu ci sei necessario, o Cristo, o Signore, o Dio–con–noi, per imparare l’amore vero e camminare nella gioia e nella forza della tua carità, lungo il cammino della nostra vita faticosa, fino all’incontro finale con Te amato, con Te atteso, con Te benedetto nei secoli. Amen.


Beata Vergine Maria Madre della Chiesa
La nuova festività istituita da Papa Francesco


lunedì 5 marzo 2018


Abbiamo ricevuto con vera gioia il decreto pontificio per istituire una nuova festa liturgica dedicata alla Vergine Maria, quale Madre della Chiesa, come è stata dichiarata da Paolo VI nella promulgazione della Lumen Gentium. Tale festa verrà celebrata ogni anno da tutta la Chiesa Cattolica il lunedì dopo la domenica di Pentecoste. Si capisce questa localizzazione in quanto nel cenacolo Maria assieme agli apostoli implora e riceve lo Spirito Santo, vivendo la sua maternità ecclesiale all’inizio della vita della Chiesa. D’altra parte Gesù stesso sulla croce ha indicato a Maria il suo figlio spirituale nel discepolo Giovanni: “Donna , ecco il tuo figlio”. Da quel momento Ella è diventata la Madre di tutti i discepoli di Gesù di tutti i tempi e di tutti i luoghi, cioè la Madre della Chiesa. E’ dunque giusto e doveroso festeggiarla e celebrarla con tanto affetto filiale da tutta la Chiesa Cattolica.

Decreto sulla celebrazione della Beata Vergine Maria Madre della Chiesa nel Calendario Romano Generale

La gioiosa venerazione riservata alla Madre di Dio dalla Chiesa contemporanea, alla luce della riflessione sul mistero di Cristo e sulla sua propria natura, non poteva dimenticare quella figura di Donna (cf. Gal 4, 4), la Vergine Maria, che è Madre di Cristo e insieme Madre della Chiesa. Ciò era già in qualche modo presente nel sentire ecclesiale a partire dalle parole premonitrici di sant’Agostino e di san Leone Magno.

Il primo, infatti, dice che Maria è madre delle membra di Cristo, perché ha cooperato con la sua carità alla rinascita dei fedeli nella Chiesa; l’altro poi, quando dice che la nascita del Capo è anche la nascita del Corpo, indica che Maria è al contempo madre di Cristo, Figlio di Dio, e madre delle membra del suo corpo mistico, cioè della Chiesa. Queste considerazioni derivano dalla divina maternità di Maria e dalla sua intima unione all’opera del Redentore, culminata nell’ora della croce.

La Madre infatti, che stava presso la croce (cf. Gv 19, 25), accettò il testamento di amore del Figlio suo ed accolse tutti gli uomini, impersonati dal discepolo amato, come figli da rigenerare alla vita divina, divenendo amorosa nutrice della Chiesa che Cristo in croce, emettendo lo Spirito, ha generato. A sua volta, nel discepolo amato, Cristo elesse tutti i discepoli come vicari del suo amore verso la Madre, affidandola loro affinché con affetto filiale la accogliessero.

Premurosa guida della Chiesa nascente, Maria iniziò pertanto la propria missione materna già nel cenacolo, pregando con gli Apostoli in attesa della venuta dello Spirito Santo (cf. At 1, 14). In questo sentire, nel corso dei secoli, la pietà cristiana ha onorato Maria con i titoli, in qualche modo equivalenti, di Madre dei discepoli, dei fedeli, dei credenti, di tutti coloro che rinascono in Cristo e anche di “Madre della Chiesa”, come appare in testi di autori spirituali e pure del magistero di Benedetto XIV e Leone XIII.

Da ciò chiaramente risulta su quale fondamento il beato papa Paolo VI, il 21 novembre 1964, a conclusione della terza Sessione del Concilio Vaticano II, dichiarò la beata Vergine Maria «Madre della Chiesa, cioè di tutto il popolo cristiano, tanto dei fedeli quanto dei Pastori, che la chiamano Madre amantissima», e stabilì che «l’intero popolo cristiano rendesse sempre più onore alla Madre di Dio con questo soavissimo nome».

La Sede Apostolica pertanto, in occasione dell’Anno Santo della Riconciliazione (1975), propose una messa votiva in onore della beata Maria Madre della Chiesa, successivamente inserita nel Messale Romano; diede anche facoltà di aggiungere l’invocazione di questo titolo nelle Litanie Lauretane (1980) e pubblicò altri formulari nella raccolta di messe della beata Vergine Maria (1986); ad alcune nazioni, diocesi e famiglie religiose che ne facevano richiesta, concesse di aggiungere questa celebrazione nel loro Calendario particolare.

Il Sommo Pontefice Francesco, considerando attentamente quanto la promozione di questa devozione possa favorire la crescita del senso materno della Chiesa nei Pastori, nei religiosi e nei fedeli, come anche della genuina pietà mariana, ha stabilito che la memoria della beata Vergine Maria, Madre della Chiesa, sia iscritta nel Calendario Romano nel Lunedì dopo Pentecoste e celebrata ogni anno.

Questa celebrazione ci aiuterà a ricordare che la vita cristiana, per crescere, deve essere ancorata al mistero della Croce, all’oblazione di Cristo nel convito eucaristico, alla Vergine offerente, Madre del Redentore e dei redenti. Tale memoria dovrà quindi apparire in tutti i Calendari e Libri liturgici per la celebrazione della Messa e della Liturgia delle Ore; i relativi testi liturgici sono allegati a questo decreto e le loro traduzioni, approvate dalle Conferenze Episcopali, saranno pubblicate dopo la conferma di questo Dicastero.

Dove la celebrazione della beata Vergine Maria, Madre della Chiesa, a norma del diritto particolare approvato, già si celebra in un giorno diverso con un grado liturgico più elevato, anche in futuro può essere celebrata nel medesimo modo. Nonostante qualsiasi cosa in contrario.

Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti


Dai «Discorsi» di san Pietro Crisologo, vescovo

(Disc. 43; PL 52, 320 e 322)


La preghiera bussa, il digiuno ottiene,
la misericordia riceve
Tre sono le cose, tre, o fratelli, per cui sta salda la fede, perdura la devozione, resta la virtù: la preghiera, il digiuno, la misericordia. Ciò per cui la preghiera bussa, lo ottiene il digiuno, lo riceve la misericordia. Queste tre cose, preghiera, digiuno, misericordia, sono una cosa sola e ricevono vita l’una dall’altra.
Il digiuno è l’anima della preghiera e la misericordia la vita del digiuno. Nessuno le divida, perché non riescono a stare separate. Colui che ne ha solamente una o non le ha tutte e tre insieme, non ha niente. Perciò chi prega, digiuni. Chi digiuna abbia misericordia. Chi nel domandare desidera di essere esaudito, esaudisca chi gli rivolge domanda. Chi vuol trovare aperto verso di sé il cuore di Dio non chiuda il suo a chi lo supplica.
Chi digiuna comprenda bene cosa significhi per gli altri non aver da mangiare. Ascolti chi ha fame, se vuole che Dio gradisca il suo digiuno. Abbia compassione, chi spera compassione. Chi domanda pietà, la eserciti. Chi vuole che gli sia concesso un dono, apra la sua mano agli altri. È un cattivo richiedente colui che nega agli altri quello che domanda per sé.
O uomo, sii tu stesso per te la regola della misericordia. Il modo con cui vuoi che si usi misericordia a te, usalo tu con gli altri. La larghezza di misericordia che vuoi per te, abbila per gli altri. Offri agli altri quella stessa pronta misericordia, che desideri per te.
Perciò preghiera, digiuno, misericordia siano per noi un’unica forza mediatrice presso Dio, siano per noi un’unica difesa, un’unica preghiera sotto tre aspetti.
Quanto col disprezzo abbiamo perduto, conquistiamolo con il digiuno. Immoliamo le nostre anime col digiuno perché non c’è nulla di più gradito che possiamo offrire a Dio, come dimostra il profeta quando dice: «Uno spirito contrito è sacrificio a Dio, un cuore affranto e umiliato, tu, o Dio, non disprezzi» (Sal 50, 19).
O uomo, offri a Dio la tua anima ed offri l’oblazione del digiuno, perché sia pura l’ostia, santo il sacrificio, vivente la vittima, che a te rimanga e a Dio sia data. Chi non dà questo a Dio non sarà scusato, perché non può non avere se stesso da offrire. Ma perché tutto ciò sia accetto, sia accompagnato dalla misericordia. Il digiuno non germoglia se non è innaffiato dalla misericordia. Il digiuno inaridisce, se inaridisce la misericordia. Ciò che è la pioggia per la terra, è la misericordia per il digiuno. Quantunque ingentilisca il cuore, purifichi la carne, sràdichi i vizi, semini le virtù, il digiunatore non coglie frutti se non farà scorrere fiumi di misericordia.
O tu che digiuni, sappi che il tuo campo resterà digiuno se resterà digiuna la misericordia. Quello invece che tu avrai donato nella misericordia, ritornerà abbondantemente nel tuo granaio. Pertanto, o uomo, perché tu non abbia a perdere col voler tenere per te, elargisci agli altri e allora raccoglierai. Da’ a te stesso, dando al povero, perché ciò che avrai lasciato in eredità ad un altro, tu non lo avrai.



Preghiera a Maria e Giuseppe davanti al presepio


O Maria e Giuseppe, insegnateci a entrare spiritualmente nella vostra umile casa.
Fateci comprendere che cosa significhi crescere alla scuola delle vostre virtù, vivere nel mondo ma senza essere del mondo.
Insegnateci a pregare e a lavorare con impegno, a cercare il silenzio interiore e la docile sottomissione alla volontà di Dio.
Uniteci alla vostra lode nell’adorazione del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
Amen




Preghiera di papa Leone XIII a San Michele Arcangelo


San Michele Arcangelo, difendici nella lotta: sii il nostro aiuto contro la malvagità e le insidie del demonio. Supplichevoli preghiamo che tu lo dòmini e Tu Principe della milizia celeste, con il potere che Ti viene da Dio incatena nell’Inferno Satana e gli altri spiriti maligni che si aggirano per il mondo per perdere le anime. Amen.

San Michele, obbedientissimo al comando divino; san Michele, indefettibile nella lotta contro l’eresia; san Michele, vittorioso contro le forze del male; san Michele, vincitore di Lucifero e degli angeli ribelli: PREGA PER NOI.



Consacrazione al Sacro Cuore di Gesù


Signore Gesù Cristo, che ti sei rivelato come infinito amore e misericordia, accogli l’atto di riparazione di noi poveri peccatori contro tutte le bestemmie, le profanazioni eucaristiche, le offese al tuo divino Amore e all’amore fraterno.
Con questa preghiera ci consacriamo e ci abbandoniamo alla tua santa volontà, per mezzo del Cuore Immacolato di Maria, in tutte le situazioni della vita e riponiamo con piena fiducia, nel tuo Sacratissimo Cuore tutte le nostre attese e speranze per essere graditi al Padre Celeste e così ottenere tutte le grazie materiali e spirituali necessarie alla nostra eterna salvezza, nella gioiosa comunione dei santi.
Amen



COMMENTI
Riflessione sui Messaggi di Medjugorje di Don Renzo Lavatori
Messaggi...

Messaggio a Mirjana marzo 2018

“Cari figli, grandi cose ha fatto in me il Padre Celeste, come le fa in tutti quelli che lo amano teneramente e fedelmente e devotamente lo servono. Figli miei, il Padre Celeste vi ama e per il suo amore io sono qui con voi. Vi parlo: perché non volete vedere i segni? Con lui è tutto più semplice: anche il dolore, vissuto con lui, è più lieve, perché c’è la fede. La fede aiuta nel dolore, mentre il dolore senza fede porta alla disperazione. Il dolore vissuto ed offerto a Dio, eleva. Mio Figlio non ha forse redento il mondo per mezzo del suo doloroso sacrificio? Io, come sua Madre, nel dolore e nella sofferenza sono stata con lui, come sono con tutti voi. Figli miei, sono con voi nella vita: nel dolore e nella sofferenza, nella gioia e nell’amore. Perciò abbiate speranza: la speranza fa sì che si comprenda che qui sta la vita. Figli miei, io vi parlo; la mia voce parla alla vostra anima, il mio Cuore parla al vostro cuore. Apostoli del mio amore, oh quanto vi ama il mio Cuore materno! Quante cose desidero insegnarvi! Quanto il mio Cuore desidera che siate completi, ma potrete esserlo soltanto quando in voi saranno uniti l’anima, il corpo e l’amore. Come miei figli vi chiedo: pregate molto per la Chiesa e per i suoi ministri, i vostri pastori, affinché la Chiesa sia come mio Figlio la desidera: limpida come acqua di sorgente e piena d’amore. Vi ringrazio”.

Commento teologico di Don Renzo Lavatori*


Il messaggio ha una struttura bene organizzata, in cui vi è una introduzione con la quale la Madonna si presenta; poi vi sono tre momenti di riflessione: il primo riguarda l’amore del Padre celeste per noi; il secondo indica il dolore vissuto con amore; il terzo parla dell’unione tra anima, carpo e amore. Infine la conclusione con l’invito a pregare per i pastori della Chiesa. Da notare che in ognuno di questi punti Ella inizia con delle espressioni molto accattivanti: “figli cari, figli miei”.

Introduzione. La Madonna si presenta con le stesse parole con cui ha cantato il Magnificat: “Cari figli, grandi cose ha fatto in me il Padre celeste”. Ella vuole indicare che è stata prescelta in modo del tutto singolare e attraverso di lei il Signore ha potuto compiere meraviglie. Il primo e il più importante evento, di cui lei è stata la protagonista, è dato certamente dalla sua vera maternità e totale verginità. Si tratta di un’opera incomparabile della potenza e della grazia divina. Essa è stata attuata precisamente dallo Spirito Santo che ha fatto germogliare nel grembo immacolato di Maria il Verbo incarnato, nostro Signore e Redentore. Veramente il mistero della divina maternità di Maria costituisce un fatto di immensa e potente azione di Dio, davanti al quale ogni pensiero umano resta incapace di percepire tutta la bellezza, la profondità e la purezza dell’intimità di Maria con lo Spirito Santo.

Il bello sta che Ella dice che anche in noi Dio compie meraviglie ed è pronto a farle: “come le fa in tutti quelli che lo amano teneramente e fedelmente e devotamente lo servono”. Tuttavia occorre la nostra collaborazione, come ha fatto Maria con la sua totale disponibilità, con la sua fede e il suo grande amore. Lo dice espressamente che anche noi possiamo fare opere grandi se amiamo Dio con tenerezza filiale, con fedeltà indefessa e con devozione, cioè con rispetto e docilità.

1. L’amore del Padre celeste. Maria inizia subito con una affermazione lapidaria: “figli miei, il Padre celeste vi ama”. Questa frase così limpida e decisa dovrebbe essere scolpita nel nostro animo e dovremmo ripetercela molto spesso, soprattutto quando abbiamo tristezza, angoscia, solitudine. Essa costituisce una pietra angolare, su cui poi costruiamo il nostro edificio spirituale. È il fondamento sicuro e originario. Da lì prende vita, ardore, coraggio e speranza tutta la nostra esistenza terrena. Se lo capissimo, tutto sarebbe più bello e facile. Tutto sarebbe inondato, vivificato, sorretto da questo Amore infinito e beatificante: il Padre celeste ti ama e ci ama. Grazie, o Vergine, per quanto tu ci sproni a comprendere e vivere l’infinita benevolenza divina verso ciascuno di noi! Un segno evidente ed espressivo dell’amore paterno di Dio sta precisamente nella presenza di Maria in mezzo a noi: “per il suo amore io sono qui con voi. Vi parlo: perché non volete vedere i segni!”. Non vi è un segno più luminoso ed eloquente di questo: donarci la Madre del Figlio suo, affinché si inserisca nel nostro vivere quotidiano. Che cosa pretendiamo di più eclatante? Quale altro segno più bello di questo? Eppure noi non ce ne rendiamo conto e facciamo gli indifferenti o increduli. Per questo Ella ci fa un dolce rimprovero dicendo che siamo duri di cuore per non vedere i segni di Dio.

In effetti, se l’amore di Dio alberga in noi e noi lo sentiamo e lo viviamo, tutto il resto assume un sapore e un colore molto diverso; tutto diventa più piacevole, più confortevole, più lucente. Quell’amore scaccia ogni paura e ogni turbamento, libera da ogni angoscia, dona un’interiore forza per affrontare anche i sacrifici più impegnativi e le prove più dolorose. Ella lo rimarca fortemente: “con Lui è tutto più semplice: anche il dolore, vissuto con Lui, è più lieve perché c’è la fede. La fede aiuta nel dolore, mentre il dolore senza fede porta alla disperazione. Il dolore vissuto e offerto a Dio eleva”.
2. Il dolore del Figlio e della Madre. Per toccare il nostro cuore e renderlo più sereno di fronte alla sofferenza, Maria ci ricorda che il Figlio suo ha sofferto molto di più e il dolore atroce lo ha vissuto unicamente con amore filiale verso suo Padre e amore misericordioso verso di noi con la sua passione e morte in croce, quale supremo sacrificio di offerta a Dio per la redenzione dell’umanità: “mio Figlio non ha forse redento il mondo per mezzo del suo doloroso sacrificio?”. Ma accanto al Figlio sta sempre Lei, la madre sua, con-crocifissa con lui e colma di dolore e di amore materno: “io, come sua Madre, nel dolore e nella sofferenza sono stata con lui come sono con tutti voi”. La cosa interessante, che ci tocca interiormente, è la frase finale, in cui dice che quello stesso dolore e quello stesso amore riversa nei nostri confronti. Ella scende nel concreto e nei particolari, dicendo che è accanto a noi in ogni momento di sofferenza e di felicità, con lo scopo preciso di sollevarci e incoraggiarci: “figli miei, sono con voi nella vita: nel dolore e nella sofferenza, nella gioia e nell’amore”. Non vi può essere un amore più grande di questo, donatoci da Maria, la Madre di Cristo e la madre nostra. Perché ne restiamo così distratti e incoscienti? Apriamoci al suo amore e troveremo pace e speranza.

3. Unione tra anima, corpo e amore. Maria approfondisce il rapporto che la lega ai suoi figli con accenti di squisita tenerezza: “figli miei, io vi parlo; la mia voce parla alla vostra anima, il mio cuore parla al vostro cuore. Apostoli del mio amore, oh quanto vi ama il mio cuore materno”. La sua parola non è astratta e teorica, ma tocca le corde del nostro cuore, la sua voce penetra amorevolmente nel nostro animo. Si tratta di una intima comunione filiale e materna, che ci fa pensare a quell’abbraccio che lega il figlio alla madre come un solo slancio di amore. Se fossimo consapevoli, almeno un poco, di questo abbraccio materno, veramente potremmo chiamarci felici. Perché non ci pensiamo? Le sue parole alle volte ci sembrano ripetitive, stantie, invece portano con sé lo slancio del suo cuore, l’intensità del suo spirito. Spetta a noi saperne fare tesoro. Da ciò deriva che lo stretto legame tra noi e lei non deve mai disciogliersi, in modo che non ci separiamo da lei. Il maligno vuole proprio portarci lontano da lei e farci disperdere nella mondanità. Il figlio non può separarsi dalla madre, altrimenti si smarrisce e compie azioni sbagliate. Questo è il suo dolcissimo richiamo. Mettiamoci dentro il suo cuore immacolato; là, quale nostro rifugio sicuro, non possiamo temere nessun attacco del nemico, proprio perché nel suo cuore non c’è assolutamente posto per Satana.

Per questa ragione il suo cuore desidera la nostra perfezione e completezza: “quante cose desidero insegnarvi! Quanto il mio cuore desidera che siate completi, ma potrete esserlo soltanto quando in voi saranno uniti l’anima, il corpo e l’amore”. Tale perfezione si attua solo nella misura in cui l’anima e il corpo siano congiunti nell’amore. Bellissima sinfonia della nostra persona umana. In effetti l’anima, il soffio divino in noi, è quella che dirige e guida il corpo per vivere nell’amore puro e casto. Questi tre elementi cooperano alla nostra perfezione, in modo che non ci sia disordine e conflittualità tra l’uno e l’altro, ma profonda sintonia. Se il corpo non obbedisce all’anima o l’anima si lascia avvilire dal corpo, si origina il disordine, che conduce all’inquietudine e al turbamento. In quel caso l’amore non germoglia, anzi viene rinnegato e calpestato. L’amore vero e sincero trionfa solo se l’anima e il corpo vivono nella reciproca collaborazione quali elementi che si aiutano per costruire una personalità matura, buona e saggia.

Conclusione. La Vergine chiede di pregare per la Chiesa e i suoi pastori. Tutti noi desideriamo che la Chiesa sia come fonte zampillante acqua salutare per la vita eterna. Per questo dobbiamo sentirci impegnati a collaborare con i pastori e pregare per loro. Non basta giudicarli o criticarli, ma occorre stabilire una comunione tra loro e noi. Occorre pregare, ma non solo, occorre condividere la fede, la carità e l’operosità.

O Madre amabile, tu sei colma di amore verso di me. Questo mi commuove e intenerisce il mio cuore. La sola ombra che rimane in me è il fatto che mi dimentico facilmente di essere tuo figlio amato e abbracciato. Così mi perdo nei meandri delle vicende terrene e ne sento tutto il peso mortificante e avvilente. Con la tua presenza mi richiami a tale comunione quale figlio verso cui tu stendi le mani e mi sorridi amorevolmente, incoraggiandomi ad essere docile. Ti prego di non stancarti e di avere sempre tanta pazienza perché non sono attento e docile, ma pur sempre sono tuo figlio. Sono certo perciò che il tuo cuore batte di amore per me. Di questo ti sono immensamente grato e ti voglio ripetere che ti amo, o Vergine Madre dolcissima, e intendo rimanere avvinto a te per sempre fino ad unirci assieme in paradiso. Amen.





Messaggio a Marija del 25 febbraio 2018

“Cari figli! In questo tempo di grazia vi invito tutti ad aprirvi e a vivere i comandamenti che Dio vi ha dato affinché, attraverso i sacramenti, vi guidino sulla via della conversione. Il mondo e le tentazioni del mondo vi provano; voi, figlioli, guardate le creature di Dio che nella bellezza e nell'umiltà Lui vi ha dato, ed amate Dio, figlioli, sopra ogni cosa e Lui vi guiderà sulla via della salvezza. Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.

Commento teologico di Don Renzo Lavatori*


Il messaggio contiene tre aspetti: il primo torna a sottolineare il tempo di grazia che è la quaresima in vista della pasqua; il secondo fa vedere le prove della vita, come ha vissuto Gesù stesso nel deserto; il terzo incita ad amare Dio sopra ogni cosa per raggiungere la salvezza. Sono tre temi basilari per la nostra conversione e crescita nella vita spirituale. Vediamo uno ad uno.

1. Tempo di grazia la quaresima. Dobbiamo approfittarne perché possiamo prepararci interiormente a patire con Gesù e con lui a risorgere per una vita cristiana più matura e solida. A tale scopo la Vergine ci suggerisce di “aprirci”, nel senso di non restare chiusi nel nostro individualismo ed egoismo, nelle nostre preoccupazioni umane e nelle nostre ansie e miserie, ma affidarci totalmente e profondamente alla grazia divina che in questo tempo si effonde abbondantemente su di noi. Aggiunge anche di “vivere i comandamenti che Dio vi ha dato”. Con ciò la Vergine vuole farci intendere che la strada più sicura e fruttuosa è quella di obbedire fedelmente a quanto Dio ci chiede attraverso la sua santa volontà espressa dai comandamenti. Nel mondo moderno si assiste a un deprezzamento dei divini voleri, e l’umanità segue strade distorte, errate e contrarie all’ordine naturale creato da Dio. Si arriva ad atteggiamenti e comportamenti difformi dalle indicazioni divine, fino ad arrivare a leggi e orientamenti del tutto contrari. L’uomo si illude così di avere più benessere e felicità. Di fatto invece si tratta di una generale degradazione che porta alla distruzione e al disordine caotico e violento, alle guerre fratricide e feroci. Gli uomini diventano non solo simili alle bestie, ma, molto peggio, si fanno seguaci di Satana e delle sue cattive voglie. Senza accorgercene, scivoliamo gradualmente ma velocemente verso un abisso infernale di grandi sofferenze e disorientamenti. Quando l’uomo perde di vista il suo Dio e Signore, chiudendosi nel proprio egocentrismo, di fatto si perde e si dissolve nelle più atroci sofferenze. Da qui l’invito pressante alla “conversione”, cioè a saper ribaltare il nostro modo di pensare e di fare, trasferendo i nostri interessi dalla terra al cielo, dalla materialità alla vera religiosità. Dobbiamo così tornare a Cristo, alla sua Parola, al suo Amore, alla sua grazia. Altrimenti non esiste scappatoia: o ci inseriamo in Lui o ci disperdiamo verso il male e la disfatta. Ascoltiamo attentamente le parole di Maria: “vi invito tutti ad aprirvi e a vivere i comandamenti che Dio vi ha dato”.

Accanto alla docilità alla volontà divina, Maria ci indica un altro mezzo efficace per poter attuare una sana e radicale conversione: “affinché, attraverso i sacramenti, vi guidino sulla via della conversione”. I sacramenti sono principalmente quei strumenti sensibili attraverso i quali possiamo attingere alla grazia redentrice di Cristo, unirci a lui ed essere da lui santificati, arricchiti del suo amore e della sua verità. Per noi cristiani dunque è di fondamentale importanza la frequenza dei sacramenti in maniera costante e fruttuosa, quali mezzi di aiuto divino per poter compiere i comandamenti di Dio. Naturalmente dobbiamo parteciparvi con viva fede, raccoglimento e adesione interiore. In questo tempo quaresimale dovremmo ravvivare e raddoppiare la nostra vita sacramentale per essere rafforzati e illuminati dalla Parola di Gesù e fare l’inversione di marcia: dalla dimensione rivolta alla materialità elevarci verso i valori più belli e nobili. Così giungeremo a una ricca pasqua di risurrezione e di santificazione.

2. Le prove della vita vissute con Cristo e per Cristo. La Madonna parte dalla concreta constatazione che le sofferenze e le tentazioni non mancano nella nostra vita: “il mondo e le tentazioni del mondo vi provano”. Ma ciò non deve scoraggiarci e perderci d’animo e disperarci. Dobbiamo essere serenamente realisti: l’umana esistenza è intessuta di difficoltà, problemi, situazioni gravi e penose; un dato di fatto da non poter negare né dimenticare né lasciarsi sopraffare. Per ottenere una visione positiva e valida di tali prove, occorre considerare le cose non solo dal punto di vista terreno e oppressivo, ma nella luce e nella forza che provengono da Cristo, il quale ha affrontato le tentazioni nel deserto all’inizio della sua missione ed è stato provato sotto molteplici aspetti fino alla passione crudele e dolorosissima che lo ha condotto alla morte. Ma egli ha affrontato ogni tribolazione sotto la guida della volontà del Padre e per suo amore. Sta qui il segreto per affrontare e superare la travagliata attraversata del nostro cammino su questa terra. La Vergine suggerisce un’ottima prospettiva: “voi, figlioli, guardate le creature di Dio che nella bellezza e nell’umiltà lui vi ha dato”. Si tratta di uno sguardo alle realtà con occhio di fede e di sapienza, non di negatività e di sconforto: tutto è dono di Dio, tutto può essere trasformato nella grazia che ci consente di avvicinarci al Signore sempre con maggiore adesione e gioia. Rimanere ancorati a Lui, senza staccarci mai dalle sue braccia paterne.

3. Amare Dio sopra ogni cosa. Questa meravigliosa conclusione non è altro che una conseguenza di quanto detto. La Madonna svela il segreto per una vita serena e santa: “amate Dio, figlioli, sopra ogni cosa”. Qui sta il senso pieno e vitale della nostra conversione: ricuperare il primato di Dio su tutto l’orizzonte dell’esistenza. Lui è la fonte da cui scaturisce la forza per superare ogni avversità e ritrovare la quiete del cuore. Lo ripete spesso al Vergine Maria e ne ha tutte le ragioni. La più grande tentazione che abbiamo è propriamente quella di perdere di vista il Signore e metterlo non più al primo posto ma ad una posizione tra tante altre realtà. In fondo la preghiera e la unione con Dio costituiscono un aspetto della vita accanto al lavoro, alle faccende quotidiane, ai vari problemi. È un elemento che sta in mezzo a tante altre preoccupazioni. Anzi alle volte diamo più importanza agli esercizi in palestra o a certi divertimenti o a compagnie futili piuttosto che all’incontro amorevole con il Padre e il suo Figlio Gesù. Per loro non si trova tempo!! Ma questo atteggiamento ci fa perdere la vitalità e la spinta interiore più bella e salutare, che ci consente di superare le difficoltà e ritrovare la via di soluzione più efficace e benefica. Di fatto cadiamo in un impoverimento spirituale, perdendo l’assolutezza e la primaria essenza dell’amore divino. Rimettiamo Dio al posto che gli compete, cioè al primo posto, totalizzante. Amarlo sopra ogni cosa costituisce il vero farmaco e balsamo che ci sorregge e ci incoraggia. Senza di esso le ansie e i tormenti ci sovrastano e ci opprimono. Lasciamo che il Signore sia il primo grande insostituibile amore.






* Don RENZO LAVATORI, laureato in teologia e filosofia, membro della Pontificia Accademia di Teologia, docente di Teologia Dogmatica presso la Pontificia Università Urbaniana e altre Università ecclesiastiche di Roma. Conosciuto per numerose pubblicazioni sui temi fondamentali della fede e per le sue trasmissioni mensili a Radio Maria.

Originale sul Blog “Messaggi di Medjugorje“ http://goo.gl/Qnwh5I


Lo SPIRITO SANTO
persona e missione

«A chi vuole saperne di più, in modo chiaro e dettagliato, porgo con gioia questo libro, che espone le cose maggiormente rilevanti e sorprendentemente vere circa la Persona e missione dello Spirito Santo, come detto nel titolo» (dall'Introduzione).
Il volume presenta, in modo chiaro ed essenziale, la dottrina sullo Spirito Santo. I vari aspetti teologici e pastorali legati al tema sono raccolti attorno a due aspetti fondamentali.
Uno riguarda la Persona o l'identità propria che caratterizza lo Spirito Santo: la sua specificità personale. Ciò costituisce la prima parte, che può considerarsi una risposta all'interrogativo: «Chi è lo Spirito Santo?».
La seconda parte analizza le opere meravigliose che compie lo Spirito di Dio lungo la storia della salvezza fino ai nostri giorni, e oltre ancora, verso la parusia finale di Cristo, per decifrare la sua missione peculiare e insostituibile. Essa è dunque pensata come la risposta a un secondo interrogativo: «Che cosa fa lo Spirito Santo?».
Il Paraclito è chiamato anche il divino Sconosciuto: il volume delinea alcuni sprazzi luminosi della sua identità e segue le tracce della sua azione nella vita della Chiesa e dei cristiani.

NB: Chi desidera acquistare il testo può richiederlo direttamente alle Edizioni Deoniane Bologna oppure nella librerie cattoliche facendolo anche ordinare



PREGHIERA PER IMPLORARE LO SPIRITO SANTO

1
Eterno Padre, in nome di Gesù Cristo e per l’intercessione di Maria Vergine Immacolata, mandami lo Spirito Santo

Vieni, Spirito Santo, nel cuore mio e santificalo
Vieni, Padre dei poveri, e sollevami
Vieni, Autore di ogni bene, e consolami
Vieni, Luce delle menti, e illuminami
Vieni, Consolatore delle anime, e confortami
Vieni, dolce Ospite dei cuori, e non ti partire da me
Vieni, vero Refrigerio della mia vita, e risanami

Tre Gloria al Padre: Spirito Santo, eterno Amore, vieni a noi con i tuoi ardori, vieni, infiamma i nostri cuori.

2
Eterno Padre, in nome di Gesù Cristo e per l’intercessione di Maria Vergine Immacolata, mandami lo Spirito Santo

Spirito Santo, Dio di infinita carità, dammi il tuo santo amore
Spirito Santo, Dio delle virtù, convertimi
Spirito Santo, Fonte di celesti lumi, dissipa la mia ignoranza
Spirito Santo, Dio di infinita purezza, santifica l’anima mia
Spirito Santo, Dio di ogni felicità, comunicati al cuore mio
Spirito Santo, che abiti nell’anima mia, trasformala e falla tutta tua
Spirito Santo, Amore sostanziale del Padre e del Figlio, dimora sempre nel cuore mio

Tre Gloria al Padre: Spirito Santo, eterno Amore, vieni a noi con i tuoi ardori, vieni, infiamma i nostri cuori.

3
Eterno Padre, in nome di Gesù Cristo e per l’intercessione di Maria Vergine Immacolata, mandami lo Spirito Santo

Vieni, Spirito Santo e dammi il dono della Sapienza
Vieni, Spirito Santo e dammi il dono dell’Intelletto
Vieni, Spirito Santo e dammi il dono del Consiglio
Vieni, Spirito Santo e dammi il dono della Fortezza
Vieni, Spirito Santo e dammi il dono della Scienza Vieni, Spirito Santo e dammi il dono della Pietà Vieni, Spirito Santo e dammi il dono del Santo Timore di Dio

Tre Gloria al Padre: Spirito Santo, eterno Amore, vieni a noi con i tuoi ardori, vieni, infiamma i nostri cuori.




Lodi a Dio Altissimo
(S. Francesco d’Assisi)


Tu sei santo, Signore solo Dio, che compi meraviglie
Tu sei forte, Tu sei grande, Tu sei altissimo
Tu sei onnipotente, Tu, Padre santo, re del cielo e della terra
Tu sei trino e uno, Signore Dio degli dèi
Tu sei il bene, ogni bene, sommo bene
Signore Dio vivo e vero
Tu sei Amore e carità, Tu sei sapienza
Tu sei umiltà, Tu sei pazienza
Tu sei bellezza, tu sei sicurezza, tu sei quiete
Tu sei gaudio e letizia
Tu sei la nostra speranza
Tu sei giustizia e temperanza
Tue sei tutto, ricchezza nostra a sufficienza
Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine
Tu sei protettore, Tu sei custode e difensore
Tu sei fortezza, Tu sei rifugio
Tu sei la nostra speranza, Tu sei la nostra fede
Tu sei la nostra carità, Tu sei tutta la nostra dolcezza
Tu sei la nostra vita eterna, grande e ammirabile Signore
Dio onnipotente, misericordioso Salvatore.



INTERROGATIVI SULLE VERITA' DELLA FEDE CRISTIANA

Don Renzo risponde alle vostre domande...


   
LA MISTAGOGIA E’ L’APPROFONDIMENTO DELL’EVENTO CRISTIANO SCONVOLGENTE E AFFASCINANTE:

Quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita – la vita infatti si manifestò, noi l’abbiamo veduta e di ciò diamo testimonianza e vi annunciamo la vita eterna, che era presso il Padre e che si manifestò a noi –, quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. E la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia piena (1 Giovanni 1,1-4).

 
 
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In riferimento all'anno 2017 quale centenario delle apparizioni a Fatima, Don Renzo svolgerà le catechesi del giovedì nella Basilica di S. Anastasia al Palatino precisamente intorno al significato teologico, spirituale ed ecclesiologico di quelle apparizioni.

In particolare l'attenzione sarà posta sul fatto che prima della Vergine è apparso ai tre pastorelli l'Angelo del Portogallo. Perché questa presenza dell'Angelo prima di quella di Maria? Quale rapporto sussiste tra la figura angelica e l'opera della Vergine Maria? E' interessante vedere come l'angelologia sia illuminata dalla mariologia e come questa sia preparata e anticipata da quella. Gli eventi di Fatima confermano quello che la sacra Scrittura ci rivela circa la realtà angelica in una specie di collegamento tra la rivelazione divina e le apparizioni mariane. Questo reciproco rapporto manifesta l'armonia che sussiste coerentemente tra l'una e l'altra verità, quella della Bibbia e quella della tradizione.






Alcuni scatti sul set del film documentario MI-KA-EL




Scarica gratuitamente le musiche dei canti AL SEGUENTE LINK:
http://www.giacomocampanile.it/?cat=25

Abbiamo la gioia di aver pubblicato la traduzione in ucraino del libro: "Ritratti dal Vangelo di Luca", autori R. Lavatori e L. Sole. L'anno scorso in ottobre è stato presentato alla comunità ucraina di Roma con notevole successo e partecipazione di persone. Traduttore Padre Roman, che ha svolto il lavoro con vero interesse e zelo pastorale.



Traduzione in portoghese del libro: "L'angelo, un fascio di luce sul mondo", di don Renzo Lavatori, presso le edizioni Paoline, pubblicato recentemente nel settembre 2016.


La comunione di Gesù con Dio suo Padre

All'origine di tutta l'opera di Cristo viene posta la sua derivazione dal Padre, il fatto che tutto ha avuto inizio dal Padre: "Il Padre mi ha mandato..."

Gli angeli nella venuta finale del Cristo nell'Apocalisse

La presenza e l'azione degli angeli si disseminano lungo il percorso storico dell'umanità con una forza e una...

Esiste l'inferno? Come lo si può immaginare?

Esso è la lontananza definitiva da Dio; una realtà esistenziale; la sua natura e le sue caratteristiche...

Il diavolo: mito o realtà?

Quale la sua origine? Se Dio ha fatto tutte le cose buone, come può esistere il maligno? Quali sono gli atteggiamenti profondi del diavolo? Come lo si può vincere? Quale una sua definizione?

Come mai la croce simbolo di morte diventa con Cristo sorgente di vita e di amore?

La croce costituisce la massima rivelazione dell'amore di Dio Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Questo manifesta e attua il mistero dell'amore che sconfigge il mistero della malvagità e della morte.

Il salmo dice: chi è l'uomo? Lo hai fatto poco meno degli angeli. Come possono stare insieme la miseria del peccato umano con la nobiltà del suo essere?

La Bibbia parla di fragilità e grandezza dell'essere umano. Di fatto l'uomo può elevarsi fino alle altezze divine o sprofondare nell'abisso dell'inferno.


Offerta al Preziosissimo Sangue di Gesù

Eterno Padre, ti offro per le mani purissime di Maria, il Sangue preziosissimo di Gesù sparso generosamente nella passione e ogni giorno sugli altari; unisco le preghiere, le azioni, le sofferenze mie di questo giorno secondo le divine intenzioni della Vittima santa, in sconto dei miei peccati, per la conversione dei peccatori, per i bisogni della santa chiesa.

Preghiera ai santi Gioacchino e Anna

O Dio dei nostri padri, che ai santi Gioachino e Anna hai dato il privilegio di avere come figlia Maria, Madre del Signore, per loro intercessione concedi ai tuoi fedeli di godere i beni della salvezza eterna; Proteggi, o Signore, le nostre famiglie così bisognose dell'aiuto divino; assisti e guida i nostri figli e nipoti sulla strada del bene. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio e vive e regna con te nell'unità dello Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Inno di lode a Maria Assunta in cielo

Gioiamo con te, o Maria, perché in te il Signore ha fatto meraviglie. Sei nella gloria, accanto al tuo Figlio, Regina del cielo e della terra, vestita di sole e coronat a di stelle. Tu hai vinto il nemico, o piena di grazia, e sei per noi segno di sicura speranza. con la tua assunzione partecipi alla gloria del tuo Figlio risorto, che ti ha fatto Regina del mondo salvato, Avvocata potente e Madre di tenerezza. Sii tu benedetta, o Madre della Chiesa e Madre nostra, nei secoli dei secoli. Amen.

Consacrazione alla Divina Misericordia.

Dio, Padre misericordioso, che hai rivelato il tuo amore nel Figlio tuo Gesù Cristo e lo hai riversato su di noi nello Spirito Santo consolatore, ti affidiamo oggi i destini del mondo e di ogni uomo. Chinati su di noi peccatori, risana la nostra debolezza, sconfiggi ogni male, fa' che tutti gli abitanti della terra sperimentino la tua misericordia, affinché in te, Dio Uno e Trino, trovino sempre la fonte della speranza. Eterno Padre, per la dolorosa passione e la risurrezione del tuo Figlio, abbi misericordia di noi e del mondo intero. Amen.
(Giovanni Paolo II)




ARGOMENTI

L'amore di Dio è la cosa più bella, la più grande, la più profonda che ci sia; ma anche la realtà più misteriosa, di cui è difficile parlare. E' tanto grande che va al di là della nostra logica, dei nostri pensieri usuali. Pur essendo vero che la creatura umana è fatta per ...




TUTTI I LIBRI DI DON RENZO

Catalogo completo dei libri scritti da Don Renzo Lavatori. Novità editoriali. Catechesi di Don Renzo Lavatori a Radio Maria CD/MP3...




ATTUALIZZAZIONI

Sento nel mio cuore la presenza, la profondità, la soavità, la potenza dell'amore del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo? Occorre determinare le risonanze di questo amore sconfinato sul nostro modo di essere e di agire, non più come schiavi, ma come figli rigenerati e liberi nell'amare. ...




ATTO DI DONAZIONE E CONSACRAZIONE ALLO SPIRITO SANTO

Spirito Santo, Spirito di Gesù e del Padre,
Tu vuoi abitare in me, povero peccatore
e trasformarmi in un tempio della tua gloria.
Vieni, Spirito della comunione Divina,
vieni e riempi tutto il mio essere.
Vieni e uniscimi a Gesù crocifisso e risorto,
per essere con Lui e con tutti i miei fratelli un solo Corpo,
per essere con Lui un figlio prediletto del Padre.
Tu ti sei donato a me senza misura,
umilmente anch’io mi dono e mi consacro a Te.
Rendimi docile alla tua azione
perché Tu possa compiere la tua missione in me,
nella Chiesa e nel mondo,
adesso e fino all’ora in cui mi rimetterò con Te
tra le mani del Padre,
come Gesù, per l’eternità.
Ti prego con Maria e tutti i santi.
Amen, Alleluia.



Atto di Consacrazione alla Beata Vergine Immacolata
(San Massimialiano Maria Kolbe)


O Immacolata,
Regina del cielo e della terra,
Rifugio dei peccatori
e Madre nostra amorosissima,
Cui Dio volle affidare
l’intera economia della Misericordia,
io, indegno peccatore, mi prostro ai Tuoi piedi,
supplicandoTi umilmente
di volermi accettare tutto e completamente
come cosa e proprietà Tua,
e di fare ciò che Ti piace di me
e di tutte le facoltà della mia anima
e del mio corpo,
di tutta la ma vita, morte ed eternità.
Disponi pure, se vuoi di tutto me stesso,
senza alcuna riserva, per compiere
ciò che è stato detto di te:
“Ella ti schiaccerà il capo” (Gn 3,15),
come pure: “Tu sola hai distrutto
tutte le eresie sul mondo intero” (Lit.),
affinché nelle Tue mani immacolate
e misericordiosissime
io divenga uno strumento utile
per innestare e incrementare
il più fortemente possibile la tua gloria
in tante anime smarrite e indifferenti
e per estendere in tal modo,
quanto più è possibile,
il benedetto Regno del SS. Cuore di Gesù.
Dove tu entri infatti, ottieni la grazia
della conversione e santificazione,
poiché ogni grazia scorre, attraverso le Tue mani,
dal Cuore dolcissimo di Gesù fino a noi.

Concedimi di lodarTi, o Vergine Santissima.
Dammi forza contro i Tuoi nemici.





Preghiera alla Santissima Trinità

O Trinità infinita,
cantiamo la tua gloria
in questo vespro, perché nel Cristo
Tu ci hai resi figli e i nostri cuori
sono la tua dimora.

Eterno, senza tempo, sorgente della vita,
che non muore, a Te la creazione
fa ritorno nell’incessante flusso dell’amore.

Noi Ti cantiamo, o Immenso,
in questo breve sabato del tempo
che annuncia il grande giorno senza sera
in cui vedremo Te, vivente luce.

A Te la nostra lode,
o Trinità dolcissima e beata,
che sempre sgorghi e sempre rifluisci
nel quieto mare del tuo stesso Amore.

Amen



O Sanctissima Trinitas!

O Beatissima Trinitas!

O Amantissima Trinitas!

O Amatissima Trinitas!

O Ineffabilis Trinitas!