Benvenuto nel sito di Don Renzo Lavatori                                                                                                        

“Carissimo, lo Spirito dichiara apertamente che negli ultimi tempi alcuni si allontaneranno dalla fede, dando retta a spiriti menzogneri e a dottrine diaboliche, sedotti dall'ipocrisia di impostori, già bollati a fuoco nella loro coscienza. Costoro vieteranno il matrimonio, imporranno di astenersi da alcuni cibi che Dio ha creato per essere mangiati con rendimento di grazie dai fedeli e da quanti conoscono la verità. Infatti tutto ciò che è stato creato da Dio è buono e nulla è da scartarsi, quando lo si prende con rendimento di grazie, perché esso viene santificato dalla parola di Dio e dalla preghiera. Proponendo queste cose ai fratelli sarai un buon ministro di Cristo Gesù, nutrito come sei dalle parole della fede e della buona dottrina che hai seguito. Rifiuta invece le favole profane, roba da vecchierelle” (1Tm 4, 1 - 7).

Da queste parole contenute nella lettera a Timoteo, Paolo fa alcune esortazioni che sono di grande attualità per i nostri giorni. Tenendo conto di questi consigli dell’apostolo, credo sia utile capire in quale direzione volgere la nostra azione missionaria ed evangelizzatrice. L’esempio di una vera mssionarietà è quella data da Maria la Vergine Madre. Sotto la sua luce e in conformità alla sua funzione di madre e maestra, proponiamo una nostra riflessione proprio su questa tematica: i cristiani devono svolgere la loro azione di discepoli di Cristo e annunciatori del suo Vangelo come ha fatto Maria. Buona lettura e buona meditazione.




L’argomento, molto vasto e complesso, richiederebbe più di una semplice comunicazione. Tuttavia, pur nella brevità, cerco di entrare in tale meraviglioso mistero di Maria missionaria ed evangelizzatrice. La si può dispiegare in due raffigurazioni fondamentali: Ella è “modello e maestra” della missione; Ella è “promotrice e sostegno” della missione. Ci soffermiamo su questi due punti.

1. Maria “modello e maestra” della missione = CRISTOFORA
Nel racconto della visita ad Elisabetta si constata una grande opera di evangelizzazione, attuata da Maria nella potenza dello Spirito Santo e se ne vedono gli effetti meravigliosi.
Luca 1, 39: “In quei giorni, Maria si mise in viaggio e raggiunse la città di Giuda (contesto storico concreto in cui viene descritto l’incontro), salutò Elisabetta e appena ella ebbe accolto il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo (effusione dello Spirito)”. In quel momento Elisabetta profetizza e proclama Maria benedetta fra le donne.
Maria ha fatto un gesto di servizio andando da Elisabetta; si mise in viaggio quindi non è stata ferma, questo dinamismo nasce dalla potenza dello Spirito Santo che alberga nel suo cuore. Raggiunse in fretta. La fretta è nata dalla spinta dello Spirito Santo ed Ella non vuole perdere tempo, non si distrae. Maria si muove sotto la direzione che lo Spirito le suscita nell’animo. Questo è importante perché lei agisce come una creatura normale, ma l’aspetto umano non basta, non basta andare a trovare una parente. Infatti Maria salutò Elisabetta abbracciandola con un abbraccio di comunione. Il sussulto del bambino nel suo seno rivela l’attuazione della redenzione, è il riconoscimento del Messia, è la salvezza che fa irruzione nel mondo. Per questa ragione celebriamo la festività della nascita del Battista perché lui è stato santificato nel seno della madre prima di nascere.
Evangelizzazione pertanto non è solo un’azione di servizio fraterno, ma è una missione perché nasce dalla potenza dello Spirito che il cristiano porta in sé. Allora l’evangelizzazione e la missione sono efficaci perché conducono alla salvezza portata da Cristo. Non può entrare Gesù, senza l’effusione dello Spirito Santo.
Elisabetta non sapeva nulla di ciò che era successo, quando dice: “benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo”, riconosce una maternità superiore, riconosce Maria come madre del Signore, madre del suo Dio e poi annuncia: “Beata colei che ha creduto…,” perché Zaccaria, il marito non aveva creduto. Queste parole sono dettate da una profonda illuminazione interiore.
Dietro a questi primi eventi Maria reagisce con il cantico del Magnificat. “L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore”. Nella prima parte ringrazia il Signore ma poi fa capire che la pienezza di grazia non è solo per se stessa, non è un pregio che lei ha avuto; esulta per il fatto che è giunta la salvezza promessa. La redenzione così si concretizza, divenendo una realtà. Qui, in questo momento, le promesse antiche si attuano.
Guardando Maria, come Luca ce l’ha descritta, possiamo ricavare che Ella è inserita nel mistero trinitario, perché è Colei che ha detto il suo Sì, pieno, senza esitazioni, quindi è figlia docilissima del Padre, è colei che ha accolto il Figlio al quale ha dato la sua carne umana; sia nell’aspetto affettivo perché è madre, sia nell’aspetto spirituale, perché è figlia di Dio. Infine è colei che scelta dallo Spirito Santo, è stata adombrata per essere la madre del Salvatore, quindi è sposa dello Spirito. Qui Maria ci dona un forte richiamo, perché se perdiamo di vista la dimensione soprannaturale non potremmo capirne il mistero. Nel battesimo, noi tutti, siamo resi simili a Cristo, e siamo “alter Cristus”, grazie all’azione dello Spirito Santo. Lasciamoci amare dal Padre celeste; il Cristo di cui siamo impronta, dovrebbe essere la totalità della nostra vita; non possiamo sentirci fuori da questa grazia, dobbiamo quindi vivere secondo lo Spirito e non secondo la carne. L’organizzazione della nostra vita è importante, non è secondaria rispetto alla missione a cui siamo chiamati. Dobbiamo sempre tenere presente questa cosa, altrimenti possiamo fare tanti servizi a livello materiale, ma se non arriviamo al cuore ferito dell’uomo e della donna, se non portiamo l’amore di Cristo, che libera e guarisce, non compiamo la missione redentrice. Semplicemente facciamo del bene generico e passeggero, utile ma non salvifico. Restiamo dentro l’ambito sociale, psicologico, filantropico, culturale.
E’ importante fare come Maria che, guidata dallo Spirito Santo, ha portato Cristo ad Elisabetta. Tutto questo è possibile solo se abbiamo Cristo dentro di noi, se siamo ricolmi del suo Spirito, allora diventiamo strumenti del Suo amore e della Sua potenza: cioè veri apostoli di Gesù con Maria, come Maria e per mezzo di Maria.

2. Maria “promotrice e sostegno” della missione = ECCLESIOFORA
Maria conclude la sua missione stando in mezzo ai discepoli, cioè nella Chiesa.
Portatrice è colei che porta Cristo perché lo possiede e lo contiene nel suo cuore. Maria nell’annunciazione ha accolto il mistero del Verbo incarnato, lo ha interiorizzato profondamente nel suo essere madre e credente. Solo se si ha il Cristo e lo si vive dentro di noi, si può donarlo e diffonderlo. Maria ha accolto Gesù e poi lo ha comunicato agli altri, cominciando con santa Elisabetta, con Giovanni il Battista e Zaccaria, al Natale con i pastori e alla presentazione al tempio con il vecchio Simeone. Ha donato Cristo fuori da sé, testimoniandolo nella potenza dello Spirito.
Un evangelizzatore, un testimone di Cristo che vuole impegnarsi in questo compito non può farlo da solo, perché deve sempre confrontarsi con la comunità e agire assieme ai fratelli. Possiamo vedere come non può esistere un’autentica missione se non siamo in comunione con i fratelli, con la Chiesa, con la comunità parrocchiale, con i gruppi con cui condividiamo le esperienze, sempre all’interno della Chiesa.
Al cap. 19, Giovanni l’evangelista, quando è giunta l’ora ultima di Cristo, racconta l’episodio: “Stavano presso la croce sua Madre, la sorella di sua madre, Maria di Cleopa e Maria di Magdala. Gesù vedendo la Madre e il discepolo che egli amava, disse alla madre: “DONNA (che è la stessa parola pronunciata alle nozze di Cana) ecco il tuo figlio”. Il momento è veramente drammatico, Maria è sotto la croce, ha visto soffrire, sanguinare, il suo amatissimo Gesù e quei chiodi trafiggevano anche il suo immacolato corpo e spirito. Si può allora dire che accanto al crocefisso c’è la concrocifissa. A questo punto il Figlio le chiede un atto eroico: prima la guarda, in una profonda sintonia, lo sguardo del Figlio si incontra con quello della madre, e le chiede una cosa grande: “Donna ecco il tuo figlio”. Le chiede l’atto eroico di trasferire la sua maternità verso il discepolo, di distaccarsi da suo Figlio vero, per riversare l’amore su Giovanni e in lui su tutti noi.
Maria ancora una volta pronuncia il suo Sì, obbedendo alla volontà del Figlio: “Prendo Giovanni come mio figlio e lo amerò come ho amato te”. Gesù si rivolge poi al discepolo, dicendogli: “Ecco tua madre”affinché Giovanni ricevesse un sostegno, un appoggio spirituale e morale forte, che lo accompagnasse in quel momento di solitudine e di angoscia, in cui perdeva il suo Maestro; in quell’ora suprema Gesù si preoccupa più del discepolo che della madre. Il discepolo resta solo, dimostra tutta la sua fragilità, e Maria ha il compito di assisterlo. D’altra parte il discepolo la prese nella sua casa, qui c’è proprio il rapporto di Maria con la Chiesa. È Gesù che ha voluto che Maria fosse nostra madre, diventasse Madre della Chiesa. Non si può fare a meno dell’adempimento al volere ultimo di Gesù. Quindi la presenza di Maria nella Chiesa non è un optional, ma è l’adempimento della volontà suprema del Figlio morente. Ogni volta che Maria agisce nella Chiesa, non fa altro che adempiere il suo ruolo e compito materno richiesto da suo Figlio.
Questa presenza di Maria nella Chiesa la troviamo in Atti degli Apostoli al Cap 1, 12: “Allora ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi. Entrati in città, salirono nella stanza al piano superiore, dove erano soliti riunirsi. Tutti questi erano perseveranti e concordi nella preghiera, insieme ad alcune donne e a Maria, la madre di Gesù, e ai fratelli di Lui”. In questo contesto comunitario si descrive la pentecoste: “Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi”: nasce la Chiesa, la sposa di Cristo.

Conclusione

Capiamo come Maria è congiunta alla Chiesa. Il catechista, l’evangelizzatore, il formatore deve essere:
• Discepolo accogliente: ricevendo e portando Gesù dentro di sé; l’evangelizzazione parte da questo evento originario: l’intima unione a Cristo, al suo vangelo e al suo amore.
• Discepolo evangelizzatore: portatore di Gesù fuori di sé, trasmettitore della Parola, dell’amore di Gesù nella potenza dello Spirito Santo; Gesù costituisce il contenuto centrale dell’evangelizzazione e non vi è altro valore più grande di Lui.
• Discepolo conduttore a Cristo: aiuta, conduce i fratelli nel cammino di fede, affinché siano sempre più innamorati di Gesù, l’unico vero Salvatore. Cristo è il fine della missione.
In questo senso dobbiamo renderci conto del cammino che ci aspetta, cammino spirituale efficace se seguiamo il modello di Maria: portare Gesù nei cuori, nelle famiglie, nella società, con la potenza e l’amore dello Spirito Santo; sempre nella comunione della Chiesa, Sposa di Cristo e suo Corpo mistico.

O Maria, Tu ci chiami “tuoi apostoli” e siamo felici di esserlo. Siamo consapevoli dell’impegno che ciò comporta ma siamo anche certi che Tu ci accompagni, ci solleciti, ci orienti, ci colmi del tuo amore, ci sorreggi tra le tue braccia, ci proteggi sotto il tuo manto materno. Rendici docili, come te, alle movenze dello Spirito Santo e pronti ad avviarci con coraggio sulle strade dell’umanità, per poter trasmettere la grazia, l’amore misericordioso, la salvezza di Cristo tuo Figlio. Amen.

Don Renzo Lavatori



ATTO DI DONAZIONE E CONSACRAZIONE ALLO SPIRITO SANTO

Spirito Santo, Spirito di Gesù e del Padre,
Tu vuoi abitare in me, povero peccatore
e trasformarmi in un tempio della tua gloria.
Vieni, Spirito della comunione Divina,
vieni e riempi tutto il mio essere.
Vieni e uniscimi a Gesù crocifisso e risorto,
per essere con Lui e con tutti i miei fratelli un solo Corpo,
per essere con Lui un figlio prediletto del Padre.
Tu ti sei donato a me senza misura,
umilmente anch’io mi dono e mi consacro a Te.
Rendimi docile alla tua azione
perché Tu possa compiere la tua missione in me,
nella Chiesa e nel mondo,
adesso e fino all’ora in cui mi rimetterò con Te
tra le mani del Padre,
come Gesù, per l’eternità.
Ti prego con Maria e tutti i santi.
Amen, Alleluia.



Atto di Consacrazione alla Beata Vergine Immacolata
(San Massimialiano Maria Kolbe)


O Immacolata,
Regina del cielo e della terra,
Rifugio dei peccatori
e Madre nostra amorosissima,
Cui Dio volle affidare
l’intera economia della Misericordia,
io, indegno peccatore, mi prostro ai Tuoi piedi,
supplicandoTi umilmente
di volermi accettare tutto e completamente
come cosa e proprietà Tua,
e di fare ciò che Ti piace di me
e di tutte le facoltà della mia anima
e del mio corpo,
di tutta la ma vita, morte ed eternità.
Disponi pure, se vuoi di tutto me stesso,
senza alcuna riserva, per compiere
ciò che è stato detto di te:
“Ella ti schiaccerà il capo” (Gn 3,15),
come pure: “Tu sola hai distrutto
tutte le eresie sul mondo intero” (Lit.),
affinché nelle Tue mani immacolate
e misericordiosissime
io divenga uno strumento utile
per innestare e incrementare
il più fortemente possibile la tua gloria
in tante anime smarrite e indifferenti
e per estendere in tal modo,
quanto più è possibile,
il benedetto Regno del SS. Cuore di Gesù.
Dove tu entri infatti, ottieni la grazia
della conversione e santificazione,
poiché ogni grazia scorre, attraverso le Tue mani,
dal Cuore dolcissimo di Gesù fino a noi.

Concedimi di lodarTi, o Vergine Santissima.
Dammi forza contro i Tuoi nemici.


Riflessioni sulla realtà del male nel mondo


SATANA E IL MISTERO DEL MALE NEL MONDO

Il male costituisce senza dubbio uno degli aspetti più sconcertanti e paradossali dell'esistenza, di cui si constatano concretamente la durezza e la drammaticità, senza poter giungere né a una totale soluzione teorica né tanto meno alla sua dissoluzione pratica. Il male resta là, ineluttabile presenza nell'esperienza umana, che tocca tutti senza eccezione. Molte volte e in molti modi l'uomo ha tentato di rispondere all'interrogativo assillante: perché il male nel mondo? Quale la sua origine? Come poterlo debellare? Purtroppo rimane, nel fondo, l'insondabilità di questa realtà, che nessuno vorrebbe ci fosse, ma di fatto c'è e si fa sentire per il suo atroce e spietato parassitismo.
Il male non può provenire da Dio, che è sommo Bene e opera soltanto il bene, come affermano le prime pagine della Genesi in cui il Creatore ha compiuto la creazione degli esseri e tutto è stato fatto con bontà. Il male non può essere provocato dalla materia, come affermavano i filosofi platonici, perché la materia stessa è stata creata da Dio ed è buona; non può essere causato neanche dall’uomo, in quanto il male ha una vastità e una forza che travalica le capacità umane, non può essere riferito a un dio cattivo in contrapposizione al Dio buono, come sostenevano i manichei, perché sarebbe un assurdo metafisico che due enti assoluti coesistano, in quanto sono incompatibili e uno sarebbe inferiore all’altro e perciò non assoluto.

1. Il problema del male

Generalmente si è soliti distinguere tre tipi di male: quello metafisico-cosmico, che è dato da una imperfezione o menomazione propria della finitezza creaturale di un ente specifico. Il male fisico-materiale, che tocca l'essere corporeo deficiente di una qualità a lui spettante per costituzione e senza la quale non può trovare la propria realizzazione. Infine il male psichico-morale, proveniente dalla libera decisione della volontà di sottrarsi al bene o alla perfezione, per determinarsi a non essere conforme alla propria natura e a porsi fuori dal posto che le compete secondo i limiti dell'ente finito. Quest'ultimo male si chiama comunemente il peccato.
Nella storia del pensiero umano le soluzioni alla questione del male si sono orientate tenendo conto in particolare di una delle tre specie. Se si considera il male metafisico, l'orientamento è quello di concepirlo come elemento intrinseco all'ordine stesso dell'universo e alla sua evoluzione, quale momento condizionante per il superamento dell'imperfezione inferiore verso un bene superiore. In tale concezione il male fa parte in certo senso della natura degli enti finiti ed è riassorbito dall'essere stesso, in una sorta di determinismo o meccanicismo o evoluzionismo cosmico; ma esso può essere ricondotto anche all'unico Principio assoluto, da cui ha origine l'universo, il quale sarebbe responsabile del bene e del male, in una visione monistica, secondo cui si pone in Dio la compresenza e la condivisione del male.
Tali prospettive rischiano di annullare il male morale, cioè il peccato, ove interviene il libero arbitrio della creatura razionale, o di negare la facoltà della libertà, quasi che la scelta cattiva fosse data da una spinta interna alla natura e ineliminabile. Ma allora si pone in gioco anche la realtà stessa del male con la sua crudele ferocia, contro cui non ci sarebbe più motivo di lamentarsi e di gridare. Ne segue, in effetti, una visione ingenuamente ottimistica del mondo e della storia, in cui il male non sarebbe altro che un modo per dare rilievo a un bene maggiore e verrebbe pertanto nullificato nella sua drammaticità, che tuttavia permane e si fa sentire. Inoltre viene meno la verità della bontà totale del Creatore.
Se si dà molta importanza al male fisico, che si manifesta nella sua forza invincibile e nefasta, è facile l'orientamento verso una concezione dualistica, perché la sofferenza non può essere prodotta dall'uomo, che anzi la rigetta risolutamente, né può venire da Dio, l'essere sovranamente buono. Si ripiega così per l'esistenza di un principio autonomo, creatore e diffusore del male di ogni genere. Non si tratta soltanto di un banale dualismo, sorto nelle epoche antiche; esso ritorna in certe impostazioni teologiche e filosofiche odierne, ove la teoria del simbolismo finisce per nascondere, in ultima analisi, la realtà del male dietro una forza impersonale e indeterminata, non altrimenti precisabile, ma presente e agente sull'uomo e nel mondo.
Senz'altro il terzo tipo, il male morale, è il più grave e fondamentale, anche se in genere si dà maggiore rilievo al male fisico, perché più immediatamente percepibile e impressionante sia nell'esperienza individuale sia in quella sociale. Invece il male nel senso più vero e radicale, quale negazione dell'essere, da cui ogni altro male deriva, è propriamente il peccato. Infatti nel peccato è messa in discussione la realtà ultima, quella dell'essere nel suo valore esistenziale di bontà e di verità, che in qualche modo tocca l'assolutezza o perfezione dell'essere e si riallaccia all'Essere assoluto, a Dio, la fonte primaria degli enti. Ne segue che la scelta libera di non esser secondo il vero e il bene, costituisce il rifiuto dell'essere, vale a dire il non essere se stessi, ma fuori di sé, dispersi da sé; significa anche la negazione della verità di sé, accettando il falso concetto del proprio essere o nell'autoesaltazione irrazionale, ponendosi al di sopra dl tutti, o nell'autoavvilimento depressivo, considerandosi al di sotto degli altri. Infine il rifiuto della propria perfezione nel bene comporta la conseguente negazione dell'accoglienza e della donazione del bene, rinunciando così alla comunione nell'essere e restando prigioniero dell'egoismo.
Da questa scelta radicale di non essere, di non verità e di non amore, nascono altri mali innumerevoli, che hanno riflessi consistenti anche nel mondo fisico, psichico e sociale, come l'insoddisfazione, l'inquietudine, l'aggressività, la violenza, il predominio, il servilismo, l'adulazione, l'invidia, l'accidia, la volontà di distruzione e di disgregazione. Al peccato, dunque, occorre dare un primato in riferimento al senso e al valore del male, superando in tal modo sia la prospettiva dualistica sia quella monistica. È necessario conservare inalterati e integri fra loro gli elementi che, nella elaborazione della questione del male, sono sempre compresenti e non possono essere modificati o annullati: la bontà assoluta di Dio e la sua unicità; la libertà della creatura razionale; la realtà innegabile del male. Nessuno di questi elementi deve saltare, ma vanno tutti e tre salvaguardati, anche se appaiono inconciliabili.
Il limite della soluzione dualistica sta nel venir meno al monoteismo; la concezione monistica mette a repentaglio la bontà divina o nega la drammaticità del male; infine, il determinismo o meccanicismo sacrifica il libero arbitrio delle creature. Pertanto le soluzioni prospettate di fatto non risolvono, ma dissolvono la questione, annientando uno degli elementi che, presi insieme, formano il mistero del male.

2. L'intervento di Satana

A questo punto fondamentale interviene positivamente la demonologia, in quanto consente di tener compresenti le tre componenti, senza escluderne alcuna, offrendo la possibilità razionalmente plausibile di una certa chiarificazione dell'enigma del male.
Si è visto che l'orientamento più espressivo per dare il vero senso al male è quello che sostiene la gravità del male morale nel coinvolgimento della libera decisione della volontà creata. È questa che, in ultima analisi, determina l'esistenza del male come negazione della perfezione dell'essere in modo esplicito e raggiunge quindi la radice originaria del male, quale scelta di non essere buono né vero.
Perché la scelta negativa sia radicale e ponga in modo definitivamente convinto e irrinunciabile la negazione dell'essere, non basta che sia attuata dalla sola creatura umana, la quale, composta di anima e di corpo, non può prendere delle decisioni del tutto chiare e definitive. La sua volontà e il suo intelletto, condizionati dalla limitatezza della sensibilità, sono obbligati a fare una scelta parzialmente irrevocabile e perciò non pienamente risolutiva della negazione dell’essere. È una opzione che rimane costitutivamente provvisoria, incapace di originare una situazione ontologica corrispettiva. Da qui la possibilità di cambiamento e di redenzione per una scelta del genere. Del resto è ben noto che la realtà del male si presenta con una tale profondità e forza, che travalica i confini dell'orizzonte puramente umano e che l'uomo stesso si vede impossibilitato a superare.
Occorre dunque un soggetto che, essendo anch'egli nell'ambito degli enti creati e finiti, possieda tuttavia la facoltà di una decisione perfettamente risolutiva e definitiva, che possa radicalmente incidere nella delimitazione negativa dell'essere, possa compiere cioè un atto efficace per rifiutare la perfezione propria in modo stabile e fondante. Questo è precisamente ciò che si attribuisce al diavolo. Essendo una creatura spirituale, non condizionata dai limiti sensitivi della materialità, ma avendo le facoltà dell'intelletto lucidamente intuitivo e della volontà perfettamente consapevole, ha potuto adottare una deliberazione totalmente esplicita e stabile di non accettazione di un bene delimitato entro i confini della propria finitezza. Perciò ha assunto una posizione che, toccando decisamente l'essere, acquista un valore totalmente determinante, anche se raggiunto da una creatura finita. Un atteggiamento che può essere descritto quale opposizione totale alla restrizione della bontà e della verità del proprio essere, ma di voler essere lui l’assoluto bene e vero senza alcuna sottomissione ad altri o condizionamenti di sorta.
Rifiutando la perfezione limitata dell'essere, si rifiuta, di rimando, Colui che l'ha in tal modo definita, cioè Dio; si rigetta tutto ciò che contribuisce alla sua delimitazione, cioè gli altri enti, superiori e inferiori. Concretamente si nega l'essere ordinatamente composto, che forma la realtà delle cose esistenti nel mondo. Con ciò l'opzione malvagia di Satana costituisce un dato di fatto decisivo per fondare e sostenere il male in senso universale.

Esso è vero inizio, non tanto dal punto di vista cronologico, quanto in senso ontologico, della irruzione del male; non si può definire creatore o principio assoluto, perché non è un rifiuto quale annientamento totale di sé, ma è la non accettazione della limitata esistenza creaturale, cioè la negazione di delimitare se stesso entro l'ordine predisposto. Per questa ragione, dopo il peccato, il diavolo resta soggetto esistente, ma non più vero né buono in se stesso. Da qui il dramma e lo sconvolgimento dell'ente creato spirituale, che esiste ma non più conforme al proprio essere, vivente nella negazione continua di sé e degli altri, nella dispersione al di fuori di sé senza potersi raccogliere in se stesso né comunicare con gli altri.
Con la caduta del diavolo si rende ragione della realtà del male, di un disordine penetrato nell'esistenza delle cose e di cui non si può sottacere l'impatto doloroso e opprimente, che travalica l'orizzonte puramente umano e lo sovrasta con potenza. D'altro canto, il male, provocato dalla creatura, non si eleva fino alla bontà assoluta di Dio, il quale resta al di sopra di esso, anzi si fa suo tenace oppositore, lo combatte e lo distrugge. Infine, venendo dal di fuori della sfera umana, il male non ha depauperato la facoltà del libero arbitrio dell'uomo, che può anch'egli opporsi liberamente ad esso e lottare contro di esso, anche se in parte ne è sedotto. Grazie alla demonologia permangono inalterati gli elementi che compongono il mistero del male: la bontà di Dio, la libertà umana e la presenza del male.
Si può dire veramente che l'esistenza di Satana e la sua colpa danno al mistero del male una sufficiente fondazione razionale, così che esso può essere più efficacemente contestato e vinto. È sbagliato affermare che non importa sapere da dove viene il male o che cosa sia, ma che soprattutto occorre combatterlo e debellarlo (Ricoeur); perché non si può lottare con effetto sicuro contro un'entità, di cui non si sa se esista e quale sia il suo potere reale. Gesù stesso ce lo avverte: «Quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila?» (Lc 14,31).

3. Una possibile definizione di Satana

Da quanto detto ci si può chiedere se sia possibile formulare una definizione di Satana. Bisogna dire che la sua definizione è precisamente quella di non essere definito, poiché egli stesso ha scelto di non voler essere configurato secondo la misura della sua consistenza creaturale dipendente dal Creatore, ma di porsi come negazione della bontà e verità della propria natura; egli resta così il soggetto profondamente insoddisfatto perché vorrebbe essere diverso da quello che è, uguale a Dio e non soggetto a Dio; si ritrova perciò disorientato, dispersivo, tendente alla dissipazione di sé, pur credendo che tale indeterminatezza del suo essere, da lui liberamente e consapevolmente scelta, costituisca la sua effettiva grandezza, la sua originalità e superiorità.

Questa torpida menzogna nei confronti di se stesso provoca nel diavolo un orgoglio indomabile e una ottusa vanità, rendendolo vuoto di ogni valore autentico e gonfio di presunzione. Qui si nascondono la sua chiusura interiore, il suo isolamento e la sua aridità, nell'impossibilità di comunicare intimamente con chiunque e di intendere obiettivamente qualsiasi cosa sia detta al di fuori della falsità entro cui ha racchiuso il suo essere.
Dal punto di vista teologico, si può ulteriormente precisare la sua sagoma come anti-icona o deformazione negativa dell'essere creato inteso come similitudine e partecipazione dell'essere assoluto divino, in riferimento al mistero trinitario in cui risplende al massimo la pienezza dell'essere in comunione, nella distinzione inconfondibile delle persone. Satana, all'opposto, è l'espressione dell'impossibilità di comunione nella indeterminatezza della soggettività, che non è mai autenticamente se stessa, ma si confonde e si dilania in molteplici forme inconsistenti e vanitose, senza raggiungere mai la propria identità e autogratificazione. Di fatto si sente intimamente e totalmente scontento e inappagato, privo di felicità per sempre.
In particolare il suo spirito si pone in netto contrasto con lo Spirito Santo, lo Spirito di comunione tra il Padre e il Figlio, che li unifica in un solo slancio di reciproco amore, pur rispettando le loro distinte personalità. È lo Spirito del Figlio che si dona allo Spirito del Padre per formare un solo Spirito di donazione interpersonale nell'amore. Ora Satana è la negazione di ogni donazione e di ogni accoglienza di amore, è l'anti-dono, l'incapacità dell'unione reciproca e sincera. Egli si oppone a ogni vincolo di comunione, fomentando la divisione, la confusione, la falsificazione; soprattutto si contrappone al rapporto di abbandono filiale e libero nell'amore del Padre, restando schiavo del proprio atteggiamento menzognero di auto orgoglio e di autosufficienza. 1
Se questo è Satana, è lecito chiedersi se possa essere considerato una persona o piuttosto non-persona, un essere totalmente alienato e inconsapevole di sé. Tenendo conto che il concetto di persona possiede accezioni diverse e analogiche, si può asserire in senso sostanziale che Satana esiste come persona, poiché è una sostanza o un soggetto pensante e volente; questo in conformità alla definizione boeziana, secondo cui la persona è «una sostanza individua di natura razionale» ( «rationalis naturae individua substantia»). Tuttavia, secondo la concezione moderna di persona quale principio d'interiorizzazione, di autocoscienza di esserci come se stesso e di relazionalità interpersonale e intermondana, la sua soggettività si nientifica, resta inafferrabile nella sua interiorità e autenticità, ed esprime la negazione dell'unicità o distinzione personale a vantaggio della dispersione e dell'evasione da sé.
La sua personalità si afferma nel momento stesso in cui si dilania in molteplici sfaccettature; essa s'impone nella misura in cui si disperde al di fuori di sé. Si potrebbe dire che Satana è una persona in perenne movimento centrifugo, senza ritrovare mai la propria vera identificazione, ma nella tronfia certezza che ciò contraddistingua la sua originalità personale, ricolmandolo di stima di sé e di abituale accusa verso gli altri. Per questa ragione Satana è irraggiungibile nella sua identità interiore e sfugge a una configurazione positivamente delineata.

Egli non è mai se stesso, anzi è la negazione continua di ogni precisazione del suo essere; di lui non si può dire nulla che corrisponda a ciò che egli è veramente; non si riesce a sapere nulla delle sue profonde intenzionalità, non perché siano nascoste agli altri, ma perché sono inafferrate e sfuggenti a lui stesso nella incapacità interiore di unificarle e indirizzarle. Di lui si può dire soltanto ciò che è negativo, ciò che non è.
A Faust, che gli domanda chi sia veramente, risponde e si autopresenta Mefistofele con una frase lapidaria molto espressiva: «lo sono lo spirito che nega sempre!» («Ich bin der Geist, der stets verneint!», J.W. GOETHE, Faust Urfaust, Ed. Garzanti, Milano 1990, p. 99).

1 Da ciò l'impossibilità di attribuire a Satana la categoria di «simbolo», con cui si affermerebbe esattamente il contrario di quanto si vuole intendere chiamandolo «diavolo». Il diavolo, anche da un punto di vista semantico, significa separare, dividere (dia-ballo), mentre con il termine simbolo si intende l'unione o il collegamento di diverse realtà (sym-ballo). Ora non può darsi che una medesima entità svolga il ruolo di essere contemporaneamente principio di divisione e segno di unificazione. Dicendo che il demonio è semplicemente un simbolo, si propone una cosa contraddittoria.

Prof. RENZO LAVATORI



Preghiera di papa Leone XIII a San Michele Arcangelo


San Michele Arcangelo, difendici nella lotta: sii il nostro aiuto contro la malvagità e le insidie del demonio. Supplichevoli preghiamo che tu lo dòmini e Tu Principe della milizia celeste, con il potere che Ti viene da Dio incatena nell’Inferno Satana e gli altri spiriti maligni che si aggirano per il mondo per perdere le anime. Amen.

San Michele, obbedientissimo al comando divino; san Michele, indefettibile nella lotta contro l’eresia; san Michele, vittorioso contro le forze del male; san Michele, vincitore di Lucifero e degli angeli ribelli: PREGA PER NOI.



Consacrazione al Sacro Cuore di Gesù


Signore Gesù Cristo, che ti sei rivelato come infinito amore e misericordia, accogli l’atto di riparazione di noi poveri peccatori contro tutte le bestemmie, le profanazioni eucaristiche, le offese al tuo divino Amore e all’amore fraterno.
Con questa preghiera ci consacriamo e ci abbandoniamo alla tua santa volontà, per mezzo del Cuore Immacolato di Maria, in tutte le situazioni della vita e riponiamo con piena fiducia, nel tuo Sacratissimo Cuore tutte le nostre attese e speranze per essere graditi al Padre Celeste e così ottenere tutte le grazie materiali e spirituali necessarie alla nostra eterna salvezza, nella gioiosa comunione dei santi.
Amen



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Riflessione sui Messaggi di Medjugorje di Don Renzo Lavatori
Messaggi...

Messaggio a Mirjana del 2 ottobre 2017

“Cari figli, io vi parlo come Madre: con parole semplici, ma colme di tanto amore e sollecitudine per i miei figli, che per mezzo di mio Figlio sono affidati a me. Mio Figlio invece, che viene dall’eterno presente, Lui vi parla con parole di vita e semina amore nei cuori aperti. Perciò vi prego, apostoli del mio amore: abbiate cuori aperti, sempre disposti alla misericordia e al perdono. Perdonate sempre il prossimo secondo mio Figlio, perché così la pace sarà in voi. Figli miei, preoccupatevi della vostra anima, perché essa è l’unica realtà che vi appartiene davvero. State dimenticando l’importanza della famiglia. La famiglia non dovrebbe essere luogo di sofferenza e dolore, ma luogo di comprensione e tenerezza. Le famiglie che cercano di vivere secondo mio Figlio, vivono nell’amore reciproco. Fin da quando era ancora piccolo, mio Figlio mi diceva che tutti gli uomini sono per lui dei fratelli. Perciò ricordate, apostoli del mio amore, che tutte le persone che incontrate sono per voi la vostra famiglia, dei fratelli secondo mio Figlio. Figli miei, non perdete tempo pensando al futuro e preoccupandovi. La vostra unica preoccupazione sia come vivere bene ogni istante secondo mio Figlio, ed ecco la pace! Figli miei, non dovete mai dimenticare di pregare per i vostri pastori. Pregate affinché possano accogliere tutti gli uomini come loro figli, in modo che, secondo mio Figlio, siano per loro dei padri spirituali. Vi ringrazio!”.

Commento teologico di Don Renzo Lavatori*


Da questo messaggio si possono ricavare tre parti o tre tematiche: la prima è un invito ad avere i cuori aperti alle parole e all’amore di Gesù; la seconda sottolinea l’importanza della famiglia cristiana, intessuta nell’amore di Dio; la terza forma la conclusione con alcune raccomandazioni concrete per vivere serenamente e fiduciosamente.

1.Cuori aperti. Maria fa una precisa distinzione tra le sue parole e quelle del Figlio suo, dicendo che Ella parla semplicemente col cuore in mano, mentre Cristo, quale Verbo eterno, pronuncia parole di pienezza di vita. Lo spiega molto bene: “Cari figli, io vi parlo come Madre: con parole semplici, ma colme di tanto amore e sollecitudine per i miei figli, che per mezzo di mio Figlio sono affidati a me”. Con queste toccanti espressioni Maria ci fa capire alcune cose di rilievo: dice di esprimersi come Madre, cioè non siede in cattedra per ammaestrare con solennità, ma si presenta nella franchezza di un linguaggio accessibile a tutti i suoi devoti figli. Tuttavia tale linguaggio è ricco di affetto e tenerezza. In secondo luogo ci fa intendere che in questo modo Ella compie la funzione materna verso di noi, secondo quanto le ha ordinato il Figlio sulla croce, prima di morire, affidandole il discepolo e in lui tutti i discepoli di tutti i tempi, quindi anche noi. Si vede pertanto come Lei riconosca di avere un ruolo importante e prezioso, ma secondario rispetto a quello di suo Figlio, che è il vero unico Salvatore e Maestro di verità. Così Maria rivela di essere consapevole della sua mediazione nel confronto del rapporto vitale che unisce il Figlio a noi quale unico canale di redenzione. Lo aggiunge subito per evitare ogni equivoco che potrebbe esaltare Lei a discapito dell’azione salvifica del Figlio: “Mio Figlio invece, che viene dall’eterno presente, Lui vi parla con parole di vita e semina amore nei cuori aperti”. Lui, Gesù Cristo, è il Verbo Incarnato, che annuncia la Parola eterna alle creature umane quale pienezza della divina rivelazione. Le creature umane devono aprire il cuore a Lui per accogliere il suo amore e il seme fruttuoso delle sue parole.
Ce lo ripete con insistenza: “Perciò vi prego, apostoli del mio amore: abbiate cuori aperti, sempre disposti alla misericordia e al perdono”. Per due volte consecutive usa l’espressione “cuori aperti”. Cosa significa? Sono due termini congiunti assieme: il cuore e la sua apertura. Si sa che il cuore indica l’interiorità dell’animo umano, la sua sensibilità e intelligenza, la sua disponibilità e passionalità, l’insieme dei suoi sentimenti e degli interessi che sono racchiusi dentro di noi, come anche le ansie e le angosce che ci tormentano. Tale composizione del cuore può avere due risvolti: uno è quello di chiusura e l’altro di apertura. Con ciò si vuol dire che l’animo umano può irrigidirsi e restringere le sue virtualità dentro i propri interessi personali ed egoistici, chiudendo ogni spiraglio che gli consenta di uscire da sé per relazionarsi con gli altri e mettersi in sintonia con essi; di fatto resta incapace di amare e di sentirsi amato. Questo stato costituisce la sua chiusura e durezza di cuore, che gli causa malesseri e tensioni conflittuali. Mentre d’altra parte l’animo può avere un atteggiamento che gli consente di dirigersi serenamente e cordialmente verso l’esterno, per instaurare la comunione con altre persone che incontra o che formano con lui una famiglia o una comunità religiosa, sociale, culturale. In tal modo il cuore si scioglie e si apre arricchendosi di conoscenze e di affetti che lo collegano alla varietà degli eventi e all’attuazione di nuove esperienze. Così acquista un vero tesoro di verità e di amore. La Vergine ci conduce su questa traiettoria di ampiezza e di scioltezza di cuore per accogliere la Parola di vita di suo Figlio. Non è facile. Spesse volte abbiamo un cuore amareggiato e malato che si trincera dentro il proprio egoismo, senza speranza di uscita. Invece Gesù è venuto proprio a risanare la nostra carenza d’amore e guarirci dalla nostra durezza interiore donandoci la pienezza del suo amore infinito, come ci suggerisce sua Madre. Dovremmo avere il coraggio e l’umiltà di esaminare il contenuto e gli atteggiamenti del nostro cuore, conoscere il nostro stato di salute per implorare la guarigione e la tenerezza che Gesù ci offre attraverso la delicatezza materna di Maria.
L’apertura di cuore si dimostra concretamente nei sentimenti di misericordia e di perdono verso il prossimo e anche verso coloro che possono offenderci e usare modi sgarbati e irritanti, certamente poco piacevoli: “Perdonate sempre il prossimo secondo mio Figlio, perché così la pace sarà in voi”. L’effetto benefico del perdono consiste nell’ottenere la pace interiore, la cosa più importante, liberandoci dalla irascibilità e dal rancore, come anche dall’odio e dall’avversione o dalla ricerca della vendetta. Sono situazioni queste che rendono l’animo irrigidito e nevrotico, spesso scontroso verso gli altri, scaricando la propria rabbia su coloro che sono più vicini e familiari. Da qui l’esortazione della Madre celeste: “Figli miei, preoccupatevi della vostra anima, perché essa è l’unica realtà che vi appartiene davvero”. Sono parole da far calare profondamente dentro di noi per mai dimenticarle. Noi ci preoccupiamo di molti affari e perdiamo di vista l’aspetto essenziale, quello di coltivare la finezza e la santità dell’anima, accogliendo l’amore di Gesù. Questa è la realtà principale da cui si snoda tutta la nostra esistenza terrena e da cui dipende il raggiungimento della vita beata in cielo. Che giova all’uomo conquistare anche il mondo intero se poi perde sé stesso? La Madonna non fa altro che risuonare in noi le meravigliose parole di suo Figlio. Lasciamoci avvolgere e coinvolgere da questo flusso di amore che dal Cielo cade sulla terra per guarire i nostri cuori e renderci idonei a conquistare la salvezza eterna.

2. L’importanza della famiglia cristiana. Dentro l’ampio spazio dell’apertura del cuore, la Vergine inserisce un forte richiamo a tener presente la realtà della famiglia: “State dimenticando l’importanza della famiglia”. La famiglia è il luogo privilegiato di comunione e di scambio, di gioia e di condivisione: “Figli miei, la famiglia non dovrebbe essere luogo di sofferenza e di dolore, ma luogo di comprensione e tenerezza”. Parole sacrosante che ci fanno intendere il valore essenziale del nucleo familiare. Sappiamo e constatiamo giornalmente che la famiglia subisce un colpo duro per portare in essa la divisione, il contrasto, le sofferenze e l’amarezza dell’animo. Mentre dovrebbe essere esattamente il contrario. Si vedono e si sentono persone che quando devono tornare a casa provano un senso di pesantezza e di oppressione, di chiusura e di solitudine. Perché succede questo? La Vergine lo illustra subito dopo: “Le famiglie, che cercano di vivere secondo mio Figlio, vivono nell’amore reciproco”. Nelle famiglie si è persa la fede e perciò la presenza benefica di Dio e del suo amore. A livello umano dobbiamo ammettere che le nostre deboli risorse sono incapaci di superare certi momenti di incomprensione e di ribellione. Resta molto difficile il perdono e il ritrovamento della relazione degli uni con gli altri, proprio perché il cuore resta chiuso e indurito nel proprio egoismo. Solo l’amore dolcissimo e compassionevole di Dio consente di ritrovare il coraggio per oltrepassare le barriere individualistiche ed essere sospinti a comunicare e sciogliere il cuore per attuare un amore reciproco di intensa gioia e felicità.
Poi la Vergine si sofferma confidenzialmente a ricordare l’infanzia del proprio Figlio, vissuta nella serenità e interiorità della casa di Nazareth: “Fin da quando era ancora piccolo, mio Figlio mi diceva che tutti gli uomini sono per lui dei fratelli”. Veramente tra Maria, Giuseppe e Gesù vigeva una pienezza di spiritualità e di totale comunione reciproca in Dio. Non è male ripensare alla famiglia santa di Nazareth nei momenti in cui nelle nostre case succedono bisticci, malintesi, contrapposizioni e diversità di opinioni. Si creano allora muri sempre più pesanti e indistruttibili fino a causare la rottura di ogni rapporto che conduce alla separazione, al divorzio, al disastroso dissolvimento della comunione. La famiglia si sfascia e cade nella più grande amarezza. Ritroviamo la forza, che viene da Dio, di riconciliazione e di misericordia, di donazione e compassione.

3. Alcune raccomandazioni finali. Con le ultime parole la Madonna ci dona alcuni orientamenti di base per trovare la pace del cuore e la felicità su questa terra e nella vita eterna. Anzitutto ci invita a confidare e sperare nella divina Provvidenza: “Figli miei, non perdete tempo pensando al futuro e preoccupandovi”. Quante volte siamo rattristati dalle vicende che infrangono il nostro vivere di ogni giorno nella quiete e nel benessere! Allora ci agitiamo, ci affanniamo e perdiamo la pace, cadendo in stati di depressione e alle volte di disperazione. Gesù stesso ci ammonisce di confidare in Dio Padre come gli uccelli del cielo e i fiori dei campi. Noi invece restiamo invischiati dentro situazioni di agitazione e scontentezza: “La vostra unica preoccupazione sia come vivere bene ogni istante secondo mio Figlio, ed ecco la pace!”. Meravigliose parole che formano un tesoro prezioso da fare nostro. Se cerchiamo di impostare la nostra vita nella regolarità di ogni giorno in comunione con Gesù e sostenuti dalla sua grazia, ci sentiamo fiduciosi e coraggiosi di andare avanti senza perderci d’animo. La condizione indispensabile sta nella unione con Gesù, con la preghiera e la partecipazione ai divini sacramenti, soprattutto alla Confessione e alla Eucaristia.
Infine la Madonna ritorna a chiedere la preghiera per i pastori: “Figli miei, non dovete dimenticare di pregare per i vostri pastori”. Anche i sacerdoti devono avere un cuore aperto per riversare l’amore di Gesù sui loro fratelli e su ogni essere umano, che viene visto come figlio con l’amore paterno che dovrebbe albergare nel cuore di un pastore.
Madre mia Maria, quale grande luce ci offrono le tue parole materne! Esse ci sospingono ad aprire i nostri cuori all’amore per Gesù tuo Figlio e nostro fratello primogenito. Fa’ che esse non si spengano mai nel nostro intimo, anzi siano un riflesso di quell’Amore, di cui tu sei ricolma e che tuo Figlio è venuto nel mondo per diffonderlo su tutte le creature umane. Ti chiedo proprio il dono di essere aperto di cuore, sensibile e generoso per mettere in pratica i tuoi consigli e così raggiungere la perfezione finale, quando ci ritroveremo in paradiso a condividere insieme la bellezza e la felicità dell’Amore che solo sazia la sete del nostro povero cuore e ci rende pienamente beati per sempre con te, o Vergine Madre. Amen.




Messaggio a Marija del 25 settembre 2017

"Cari figli, oggi vi invito ad essere generosi nella rinuncia, nel digiuno e nella preghiera per tutti coloro che sono nella prova, e sono vostri fratelli e sorelle. In modo particolare vi chiedo di pregare per i sacerdoti e tutti i consacrati affinché con più ardore amino Gesù, affinché lo Spirito Santo riempia i loro cuori con la gioia, affinché testimonino il Cielo e i misteri celesti. Molte anime sono nel peccato, perché non ci sono coloro che si sacrificano e pregano per la loro conversione. Io sono con voi e prego per voi perché i vostri cuori siano riempiti di gioia. Grazie per aver risposto alla mia chiamata".

Commento teologico di Don Renzo Lavatori*


Il messaggio si sviluppa su tre fronti che riguardano propriamente l’interesse e l’amore per i fratelli da tre punti di vista differenti ma collegati: il primo ci ricorda l’impegno fraterno della intercessione per i bisognosi; il secondo ritorna sulla preghiera particolarmente a favore dei sacerdoti; il terzo richiede preghiere e riparazione per i peccatori. Ci soffermiamo su ciascuno di essi.

1.L’impegno per la intercessione fraterna. Il messaggio insiste su tre pilastri della vita cristiana: la rinuncia – il digiuno - la preghiera: “Cari figli! Oggi vi invito ad essere generosi nella rinuncia, nel digiuno e nella preghiera”. Il primo elemento invita alla “rinuncia”, nel senso che dobbiamo avere il coraggio di discernere il bene dal male, per fare scelte sempre buone e fruttuose, che si orientano verso il bene, pur con sacrificio, mentre rifiutiamo decisamente il male, anche se esso può sembrare piacevole. Questo aspetto costituisce un fatto fondamentale per la nostra crescita cristiana, in quanto richiede sforzo e ferma decisione. Alle volte non solo dobbiamo rinunciare alle cose moralmente cattive, ma vedere anche quali siano quelle più buone rispetto a quelle meno buone. Qui è più difficile capire il giusto orientamento. Se io devo scegliere tra dare un tempo alla preghiera, che è un dovere primario, oppure fare un meritato riposo, anch’esso un dovere per ricuperare le forze. Io sono portare a scegliere quest’ultimo che mi urge e di cui sento il peso. Faccio bene o male? Io direi che sarebbe meglio dare il primo posto alla preghiera, dove si trova anche la possibilità di ritemprare l’anima e il corpo, ottenendo nuova energia per proseguire nel lavoro o negli impegni assunti. Di fatto, dopo una bella e distensiva preghiera, mi accorgo che ho ritrovato le forze e mi sono veramente disteso e rilassato. Ho così guadagnato tutte due le esigenze. Si tratta comunque di una rinuncia, il riposo fisico, ma una rinuncia sana e fruttuosa. Occorre perciò la luce interiore per considerare quello che realmente deve avere un primato davanti a tante possibilità pur utili ma non così indispensabili.
Soprattutto la rinuncia riguarda un atteggiamento fondamentale, quello del nostro io, l’egocentrismo, con cui non sappiamo rinunciare alle nostre autogratificazioni e ai nostri successi orgogliosi ed egoistici. Per questo è necessario un costante coraggio di riporre la nostra volontà e i nostri desideri nella superiore Sapienza e Volontà divina. Accogliere le sue indicazioni e mettere via le nostre ristrettezze personali, i nostri interessi, la nostra individuale volontà quale dominatrice delle nostre scelte e atteggiamenti e progettazioni. Questa costituisce la rinuncia della rinuncia, la più preziosa e valida, in quanto ci porta a vivere, a desiderare, ad amare e ad agire in conformità alla divina Sapienza e al divino Volere, in modo che sia proprio Dio a guidare e indirizzare la nostra vita per essere collaboratori dell’attuazione del Regno di Dio in noi e nei nostri fratelli di cammino sulla terra.
Alla rinuncia segue il “digiuno”. Cosa significa? Il digiuno comporta una situazione o una determinata contingenza che richiede un certo sforzo per non accontentare la nostra golosità o voracità nel ricercare il piacere di mangiare e bere anche più del necessario. Non si tratta solo di un esercizio di dieta, ma più profondamente il digiuno indica la volontà di sacrificare una parte del nostro sostentamento fisico per amore di Gesù e in sintonia con il suo sacrificio per la redenzione dell’umanità peccatrice. Si può parlare anche di mortificazioni più o meno pesanti in vista della nostra stessa purificazione ed espiazione dei nostri peccati e di quelli dei nostri fratelli. Tuttavia il digiuno può essere visto in una prospettiva più vasta, che abbraccia altri aspetti, come il vedere, il chiacchierare, il ricercare il divertimento frivolo, il seguire con passione i propri gusti e le circostanze che producono compiacimento e soddisfazione. A questo punto si può parlare di rinunciare alla TV o internet o spettacoli mondani o conversazioni e incontri futili, dove si trova dissipazione e stordimento più che vero benessere. Tale digiuno non solo serve per la nostra maturazione e il nostro equilibrio psicosomatico, ma anche per cooperare alla salvezza dei fratelli soprattutto sofferenti e bisognosi di aiuto spirituale, portando loro l’amore di Gesù il Crocifisso, che ha donato la propria vita in sacrificio per noi e per i peccatori: “per tutti coloro che sono nella prova e sono vostri fratelli e sorelle”.
La Vergine aggiunge che non basta la rinuncia né il digiuno, occorre anche “la preghiera”. Per quale ragione? Perché la preghiera, quale unione con Dio, diventa il balsamo che rende benefica ed efficace la rinuncia e il digiuno. Questi portano frutti di vita eterna solo se sono irrorati e vivificati dalla grazia divina e dal suo amore. Proprio la preghiera trasforma il sacrificio in mezzo di salvezza e redenzione in quanto consente al Redentore di trasmettere la sua opera redentrice compiuta sulla croce alle creature che vivono sulla terra. Le parole della Vergine fanno capire che la rinuncia – il sacrificio – la preghiera formano un trittico concatenato, perché, messi assieme, offrono un valore incalcolabile per il bene di tutto il popolo di Dio e della intera umanità. Con essi noi diventiamo gli strumenti attraverso i quali l’amore salvifico di Gesù si diffonde nel mondo. Che cosa di più prezioso e meraviglioso?

2. La preghiera per i sacerdoti e i consacrati. Lo dice espressamente la Madonna: “in modo particolare vi chiedo di pregare per i sacerdoti e tutti i consacrati”. Questo specifico richiamo suscita da una parte una certa preoccupazione, perché indica una carenza spirituale, dall’altra rivela una materna delicatezza per suscitare una vita più santa in loro. D’altronde ciò è un dato di fatto che tocca la realtà di tutti i pastori di ogni tempo, come annota anche S. Agostino nei suoi sermoni rivolti ai pastori della Chiesa, per poter svolgere adeguatamente il loro nobile ministero di maestri, modelli, testimoni fedeli del Cristo sovrano Pastore della Chiesa e redentore dell’umanità. Maria ne specifica concretamente una triplice finalità: “affinché con più ardore amino Gesù”. Questo è la sostanza della loro missione, in quanto il cuore, la mente, l’azione dei sacerdoti devono essere totalmente avvolti dalla figura di Gesù, per amarlo con viva fede e con tutte le loro forze al di sopra di ogni altro amore e trasmetterlo con ardore ai cristiani della loro comunità, mostrando la loro donazione e dedizione. In forza del loro ministero sacerdotale, l’amore di Gesù e la sua grazia redentrice devono raggiungere tutte le creature umane, che hanno estremo bisogno di essere irrorate, indirizzate, curate e sostenute nel loro cammino faticoso e pericoloso di ogni giorno.
La seconda finalità si riferisce alla docilità allo Spirito Santo, che è come l’anima della Chiesa: “affinché lo Spirito Santo riempia i loro cuori con la gioia”. Lo Spirito Santo, il divino Paraclito assiste il servizio pastorale dei vescovi, dei sacerdoti e dei religiosi, per essere autentici e credibili servitori di Dio e dei fratelli. La terza finalità infine parla della loro testimonianza verso la Verità rivelata da Cristo e che conduce alla considerazione delle realtà celesti, cioè della vita eterna e dei misteri del cristianesimo, espressioni della divina Verità e Santità: “affinché testimonino il Cielo e i misteri celesti!”. I sacerdoti hanno il compito vitale di richiamare le creature umane a guardare di più al Cielo, dove risiede Dio, per non essere travolti dalla terrenità e materialità dell’esistenza. Esse infatti sono destinate a partecipare alla vita eterna nella comunione beatificante con Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, insieme a Maria SS.ma e a tutti i santi, i martiri di ogni tempo. Si sa che tali misteri celesti oggi sono nascosti e non vengono proclamati e insegnati dai pastori e da coloro che hanno il ruolo di catechisti ed educatori. L’invito a pregare per loro costituisce un forte stimolo per amarli, aiutarli e sostenerli nella loro ministerialità, ma anche nella loro vita interiore dove possono ogni volta ritrovare la sorgente della loro vocazione e missione.

3. Il sacrificio per la conversione dei peccatori. Questo ultimo aspetto chiude il messaggio e ci offre ancora uno scossone alla nostra trascuratezza e noncuranza verso i poveri peccatori, che pur fanno parte dell’umanità pellegrina sulla terra. La Vergine fa una drammatica affermazione: “Molte anime sono nel peccato”. Tremenda realtà! Il peccato, come sappiamo, costituisce la situazione più triste e dolorosa dell’essere umano. Esso è la fonte da cui scaturiscono tutti i mali e la porta spalancata al Principe di questo mondo, il diavolo, che vuole sovvertire l’ordine e l’armonia sulla terra, causando conflitti, tragedie, confusione, disordine, angosce, divisione a tutti i livelli dell’umano vivere. Da qui la necessità di arginare un simile fiume immenso di cattiveria. L’unico rimedio sta precisamente nel contrapporre “il sacrificio”, cioè lo sforzo di lottare con le armi spirituali contro la diffusione dei peccati. Il sacrificio va accompagnato con “la preghiera”, quale rafforzamento della fede e dell’impegno concreto sotto la grazia divina per tutti i cristiani al fine di debellare il male e portare i fratelli verso la conversione, in modo che abbandonino la malvagità e si tuffino nell’amore salutare di Dio quale loro Padre. Purtroppo sono pochi coloro che svolgono un compito così vitale di sacrificarsi per la salvezza dei peccatori. Lo dice la Madonna senza mezzi termini ma con estrema chiarezza: “non ci sono coloro che si sacrificano e pregano per la loro conversione”.
A Fatima Ella stessa ha chiesto ai tre pastorelli la medesima cosa, cioè di offrire i propri sacrifici e penitenze per la redenzione dei peccatori. L’angelo ha gridate per tre volte: “penitenza, penitenza, penitenza”, invitando i credenti a compartecipare alle sofferenze di Cristo per risanare le dolorose ferite del peccato. Purtroppo, pur essendo trascorso un secolo da quelle famose apparizioni a Fatima, noi cristiani non siamo stati così solleciti ad accogliere l’invito e metterlo in pratica. Che le parole della Regina della Pace risuonino profondamente nel nostro cuore e ci siano di luce e di conforto per obbedire ai suoi materni comandi: “Io sono con voi e prego per voi perché i vostri cuori siano riempiti di gioia”.

Grazie, o Vergine Madre!






* Don RENZO LAVATORI, laureato in teologia e filosofia, membro della Pontificia Accademia di Teologia, docente di Teologia Dogmatica presso la Pontificia Università Urbaniana e altre Università ecclesiastiche di Roma. Conosciuto per numerose pubblicazioni sui temi fondamentali della fede e per le sue trasmissioni mensili a Radio Maria.

Originale sul Blog “Messaggi di Medjugorje“ http://goo.gl/Qnwh5I


Lo SPIRITO SANTO
persona e missione

«A chi vuole saperne di più, in modo chiaro e dettagliato, porgo con gioia questo libro, che espone le cose maggiormente rilevanti e sorprendentemente vere circa la Persona e missione dello Spirito Santo, come detto nel titolo» (dall'Introduzione).
Il volume presenta, in modo chiaro ed essenziale, la dottrina sullo Spirito Santo. I vari aspetti teologici e pastorali legati al tema sono raccolti attorno a due aspetti fondamentali.
Uno riguarda la Persona o l'identità propria che caratterizza lo Spirito Santo: la sua specificità personale. Ciò costituisce la prima parte, che può considerarsi una risposta all'interrogativo: «Chi è lo Spirito Santo?».
La seconda parte analizza le opere meravigliose che compie lo Spirito di Dio lungo la storia della salvezza fino ai nostri giorni, e oltre ancora, verso la parusia finale di Cristo, per decifrare la sua missione peculiare e insostituibile. Essa è dunque pensata come la risposta a un secondo interrogativo: «Che cosa fa lo Spirito Santo?».
Il Paraclito è chiamato anche il divino Sconosciuto: il volume delinea alcuni sprazzi luminosi della sua identità e segue le tracce della sua azione nella vita della Chiesa e dei cristiani.

NB: Chi desidera acquistare il testo può richiederlo direttamente alle Edizioni Deoniane Bologna oppure nella librerie cattoliche facendolo anche ordinare



PREGHIERA PER IMPLORARE LO SPIRITO SANTO

1
Eterno Padre, in nome di Gesù Cristo e per l’intercessione di Maria Vergine Immacolata, mandami lo Spirito Santo

Vieni, Spirito Santo, nel cuore mio e santificalo
Vieni, Padre dei poveri, e sollevami
Vieni, Autore di ogni bene, e consolami
Vieni, Luce delle menti, e illuminami
Vieni, Consolatore delle anime, e confortami
Vieni, dolce Ospite dei cuori, e non ti partire da me
Vieni, vero Refrigerio della mia vita, e risanami

Tre Gloria al Padre: Spirito Santo, eterno Amore, vieni a noi con i tuoi ardori, vieni, infiamma i nostri cuori.

2
Eterno Padre, in nome di Gesù Cristo e per l’intercessione di Maria Vergine Immacolata, mandami lo Spirito Santo

Spirito Santo, Dio di infinita carità, dammi il tuo santo amore
Spirito Santo, Dio delle virtù, convertimi
Spirito Santo, Fonte di celesti lumi, dissipa la mia ignoranza
Spirito Santo, Dio di infinita purezza, santifica l’anima mia
Spirito Santo, Dio di ogni felicità, comunicati al cuore mio
Spirito Santo, che abiti nell’anima mia, trasformala e falla tutta tua
Spirito Santo, Amore sostanziale del Padre e del Figlio, dimora sempre nel cuore mio

Tre Gloria al Padre: Spirito Santo, eterno Amore, vieni a noi con i tuoi ardori, vieni, infiamma i nostri cuori.

3
Eterno Padre, in nome di Gesù Cristo e per l’intercessione di Maria Vergine Immacolata, mandami lo Spirito Santo

Vieni, Spirito Santo e dammi il dono della Sapienza
Vieni, Spirito Santo e dammi il dono dell’Intelletto
Vieni, Spirito Santo e dammi il dono del Consiglio
Vieni, Spirito Santo e dammi il dono della Fortezza
Vieni, Spirito Santo e dammi il dono della Scienza Vieni, Spirito Santo e dammi il dono della Pietà Vieni, Spirito Santo e dammi il dono del Santo Timore di Dio

Tre Gloria al Padre: Spirito Santo, eterno Amore, vieni a noi con i tuoi ardori, vieni, infiamma i nostri cuori.




Lodi a Dio Altissimo
(S. Francesco d’Assisi)


Tu sei santo, Signore solo Dio, che compi meraviglie
Tu sei forte, Tu sei grande, Tu sei altissimo
Tu sei onnipotente, Tu, Padre santo, re del cielo e della terra
Tu sei trino e uno, Signore Dio degli dèi
Tu sei il bene, ogni bene, sommo bene
Signore Dio vivo e vero
Tu sei Amore e carità, Tu sei sapienza
Tu sei umiltà, Tu sei pazienza
Tu sei bellezza, tu sei sicurezza, tu sei quiete
Tu sei gaudio e letizia
Tu sei la nostra speranza
Tu sei giustizia e temperanza
Tue sei tutto, ricchezza nostra a sufficienza
Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine
Tu sei protettore, Tu sei custode e difensore
Tu sei fortezza, Tu sei rifugio
Tu sei la nostra speranza, Tu sei la nostra fede
Tu sei la nostra carità, Tu sei tutta la nostra dolcezza
Tu sei la nostra vita eterna, grande e ammirabile Signore
Dio onnipotente, misericordioso Salvatore.


INTERROGATIVI SULLE VERITA' DELLA FEDE CRISTIANA

Don Renzo risponde alle vostre domande...



   
LA MISTAGOGIA E’ L’APPROFONDIMENTO DELL’EVENTO CRISTIANO SCONVOLGENTE E AFFASCINANTE:

Quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita – la vita infatti si manifestò, noi l’abbiamo veduta e di ciò diamo testimonianza e vi annunciamo la vita eterna, che era presso il Padre e che si manifestò a noi –, quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. E la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia piena (1 Giovanni 1,1-4).

 
 
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In riferimento all'anno 2017 quale centenario delle apparizioni a Fatima, Don Renzo svolgerà le catechesi del giovedì nella Basilica di S. Anastasia al Palatino precisamente intorno al significato teologico, spirituale ed ecclesiologico di quelle apparizioni.

In particolare l'attenzione sarà posta sul fatto che prima della Vergine è apparso ai tre pastorelli l'Angelo del Portogallo. Perché questa presenza dell'Angelo prima di quella di Maria? Quale rapporto sussiste tra la figura angelica e l'opera della Vergine Maria? E' interessante vedere come l'angelologia sia illuminata dalla mariologia e come questa sia preparata e anticipata da quella. Gli eventi di Fatima confermano quello che la sacra Scrittura ci rivela circa la realtà angelica in una specie di collegamento tra la rivelazione divina e le apparizioni mariane. Questo reciproco rapporto manifesta l'armonia che sussiste coerentemente tra l'una e l'altra verità, quella della Bibbia e quella della tradizione.






Alcuni scatti sul set del film documentario MI-KA-EL




Scarica gratuitamente le musiche dei canti AL SEGUENTE LINK:
http://www.giacomocampanile.it/?cat=25

Abbiamo la gioia di aver pubblicato la traduzione in ucraino del libro: "Ritratti dal Vangelo di Luca", autori R. Lavatori e L. Sole. L'anno scorso in ottobre è stato presentato alla comunità ucraina di Roma con notevole successo e partecipazione di persone. Traduttore Padre Roman, che ha svolto il lavoro con vero interesse e zelo pastorale.



Traduzione in portoghese del libro: "L'angelo, un fascio di luce sul mondo", di don Renzo Lavatori, presso le edizioni Paoline, pubblicato recentemente nel settembre 2016.


La comunione di Gesù con Dio suo Padre

All'origine di tutta l'opera di Cristo viene posta la sua derivazione dal Padre, il fatto che tutto ha avuto inizio dal Padre: "Il Padre mi ha mandato..."

 

Gli angeli nella venuta finale del Cristo nell'Apocalisse

La presenza e l'azione degli angeli si disseminano lungo il percorso storico dell'umanità con una forza e una...

 

Esiste l'inferno? Come lo si può immaginare?

Esso è la lontananza definitiva da Dio; una realtà esistenziale; la sua natura e le sue caratteristiche...

 

Il diavolo: mito o realtà?

Quale la sua origine? Se Dio ha fatto tutte le cose buone, come può esistere il maligno? Quali sono gli atteggiamenti profondi del diavolo? Come lo si può vincere? Quale una sua definizione?

 

Come mai la croce simbolo di morte diventa con Cristo sorgente di vita e di amore?

La croce costituisce la massima rivelazione dell'amore di Dio Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Questo manifesta e attua il mistero dell'amore che sconfigge il mistero della malvagità e della morte.

 

Il salmo dice: chi è l'uomo? Lo hai fatto poco meno degli angeli. Come possono stare insieme la miseria del peccato umano con la nobiltà del suo essere?

La Bibbia parla di fragilità e grandezza dell'essere umano. Di fatto l'uomo può elevarsi fino alle altezze divine o sprofondare nell'abisso dell'inferno.

 


Offerta al Preziosissimo Sangue di Gesù

Eterno Padre, ti offro per le mani purissime di Maria, il Sangue preziosissimo di Gesù sparso generosamente nella passione e ogni giorno sugli altari; unisco le preghiere, le azioni, le sofferenze mie di questo giorno secondo le divine intenzioni della Vittima santa, in sconto dei miei peccati, per la conversione dei peccatori, per i bisogni della santa chiesa.

 

Preghiera ai santi Gioacchino e Anna

O Dio dei nostri padri, che ai santi Gioachino e Anna hai dato il privilegio di avere come figlia Maria, Madre del Signore, per loro intercessione concedi ai tuoi fedeli di godere i beni della salvezza eterna; Proteggi, o Signore, le nostre famiglie così bisognose dell'aiuto divino; assisti e guida i nostri figli e nipoti sulla strada del bene. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio e vive e regna con te nell'unità dello Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Amen.

 

Inno di lode a Maria Assunta in cielo

Gioiamo con te, o Maria, perché in te il Signore ha fatto meraviglie. Sei nella gloria, accanto al tuo Figlio, Regina del cielo e della terra, vestita di sole e coronat a di stelle. Tu hai vinto il nemico, o piena di grazia, e sei per noi segno di sicura speranza. con la tua assunzione partecipi alla gloria del tuo Figlio risorto, che ti ha fatto Regina del mondo salvato, Avvocata potente e Madre di tenerezza. Sii tu benedetta, o Madre della Chiesa e Madre nostra, nei secoli dei secoli. Amen.

 

Consacrazione alla Divina Misericordia.

Dio, Padre misericordioso, che hai rivelato il tuo amore nel Figlio tuo Gesù Cristo e lo hai riversato su di noi nello Spirito Santo consolatore, ti affidiamo oggi i destini del mondo e di ogni uomo. Chinati su di noi peccatori, risana la nostra debolezza, sconfiggi ogni male, fa' che tutti gli abitanti della terra sperimentino la tua misericordia, affinché in te, Dio Uno e Trino, trovino sempre la fonte della speranza. Eterno Padre, per la dolorosa passione e la risurrezione del tuo Figlio, abbi misericordia di noi e del mondo intero. Amen.
(Giovanni Paolo II)

 




ARGOMENTI

L'amore di Dio è la cosa più bella, la più grande, la più profonda che ci sia; ma anche la realtà più misteriosa, di cui è difficile parlare. E' tanto grande che va al di là della nostra logica, dei nostri pensieri usuali. Pur essendo vero che la creatura umana è fatta per ...




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ATTUALIZZAZIONI

Sento nel mio cuore la presenza, la profondità, la soavità, la potenza dell'amore del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo? Occorre determinare le risonanze di questo amore sconfinato sul nostro modo di essere e di agire, non più come schiavi, ma come figli rigenerati e liberi nell'amare. ...






O Sanctissima Trinitas!

O Beatissima Trinitas!

O Amantissima Trinitas!

O Amatissima Trinitas!

O Ineffabilis Trinitas!