Benvenuto nel sito di Don Renzo Lavatori                                                                                                        

“Carissimo, lo Spirito dichiara apertamente che negli ultimi tempi alcuni si allontaneranno dalla fede, dando retta a spiriti menzogneri e a dottrine diaboliche, sedotti dall'ipocrisia di impostori, già bollati a fuoco nella loro coscienza. Costoro vieteranno il matrimonio, imporranno di astenersi da alcuni cibi che Dio ha creato per essere mangiati con rendimento di grazie dai fedeli e da quanti conoscono la verità. Infatti tutto ciò che è stato creato da Dio è buono e nulla è da scartarsi, quando lo si prende con rendimento di grazie, perché esso viene santificato dalla parola di Dio e dalla preghiera. Proponendo queste cose ai fratelli sarai un buon ministro di Cristo Gesù, nutrito come sei dalle parole della fede e della buona dottrina che hai seguito. Rifiuta invece le favole profane, roba da vecchierelle” (1Tm 4, 1 - 7).

Da queste parole contenute nella lettera a Timoteo, Paolo fa alcune esortazioni che sono di grande attualità per i nostri giorni. Tenendo conto di questi consigli dell’apostolo, credo sia utile capire in quale direzione volgere la nostra azione missionaria ed evangelizzatrice. L’esempio di una vera mssionarietà è quella data da Maria la Vergine Madre. Sotto la sua luce e in conformità alla sua funzione di madre e maestra, proponiamo una nostra riflessione proprio su questa tematica: i cristiani devono svolgere la loro azione di discepoli di Cristo e annunciatori del suo Vangelo come ha fatto Maria. Buona lettura e buona meditazione.




L’argomento, molto vasto e complesso, richiederebbe più di una semplice comunicazione. Tuttavia, pur nella brevità, cerco di entrare in tale meraviglioso mistero di Maria missionaria ed evangelizzatrice. La si può dispiegare in due raffigurazioni fondamentali: Ella è “modello e maestra” della missione; Ella è “promotrice e sostegno” della missione. Ci soffermiamo su questi due punti.

1. Maria “modello e maestra” della missione = CRISTOFORA
Nel racconto della visita ad Elisabetta si constata una grande opera di evangelizzazione, attuata da Maria nella potenza dello Spirito Santo e se ne vedono gli effetti meravigliosi.
Luca 1, 39: “In quei giorni, Maria si mise in viaggio e raggiunse la città di Giuda (contesto storico concreto in cui viene descritto l’incontro), salutò Elisabetta e appena ella ebbe accolto il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo (effusione dello Spirito)”. In quel momento Elisabetta profetizza e proclama Maria benedetta fra le donne.
Maria ha fatto un gesto di servizio andando da Elisabetta; si mise in viaggio quindi non è stata ferma, questo dinamismo nasce dalla potenza dello Spirito Santo che alberga nel suo cuore. Raggiunse in fretta. La fretta è nata dalla spinta dello Spirito Santo ed Ella non vuole perdere tempo, non si distrae. Maria si muove sotto la direzione che lo Spirito le suscita nell’animo. Questo è importante perché lei agisce come una creatura normale, ma l’aspetto umano non basta, non basta andare a trovare una parente. Infatti Maria salutò Elisabetta abbracciandola con un abbraccio di comunione. Il sussulto del bambino nel suo seno rivela l’attuazione della redenzione, è il riconoscimento del Messia, è la salvezza che fa irruzione nel mondo. Per questa ragione celebriamo la festività della nascita del Battista perché lui è stato santificato nel seno della madre prima di nascere.
Evangelizzazione pertanto non è solo un’azione di servizio fraterno, ma è una missione perché nasce dalla potenza dello Spirito che il cristiano porta in sé. Allora l’evangelizzazione e la missione sono efficaci perché conducono alla salvezza portata da Cristo. Non può entrare Gesù, senza l’effusione dello Spirito Santo.
Elisabetta non sapeva nulla di ciò che era successo, quando dice: “benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo”, riconosce una maternità superiore, riconosce Maria come madre del Signore, madre del suo Dio e poi annuncia: “Beata colei che ha creduto…,” perché Zaccaria, il marito non aveva creduto. Queste parole sono dettate da una profonda illuminazione interiore.
Dietro a questi primi eventi Maria reagisce con il cantico del Magnificat. “L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore”. Nella prima parte ringrazia il Signore ma poi fa capire che la pienezza di grazia non è solo per se stessa, non è un pregio che lei ha avuto; esulta per il fatto che è giunta la salvezza promessa. La redenzione così si concretizza, divenendo una realtà. Qui, in questo momento, le promesse antiche si attuano.
Guardando Maria, come Luca ce l’ha descritta, possiamo ricavare che Ella è inserita nel mistero trinitario, perché è Colei che ha detto il suo Sì, pieno, senza esitazioni, quindi è figlia docilissima del Padre, è colei che ha accolto il Figlio al quale ha dato la sua carne umana; sia nell’aspetto affettivo perché è madre, sia nell’aspetto spirituale, perché è figlia di Dio. Infine è colei che scelta dallo Spirito Santo, è stata adombrata per essere la madre del Salvatore, quindi è sposa dello Spirito. Qui Maria ci dona un forte richiamo, perché se perdiamo di vista la dimensione soprannaturale non potremmo capirne il mistero. Nel battesimo, noi tutti, siamo resi simili a Cristo, e siamo “alter Cristus”, grazie all’azione dello Spirito Santo. Lasciamoci amare dal Padre celeste; il Cristo di cui siamo impronta, dovrebbe essere la totalità della nostra vita; non possiamo sentirci fuori da questa grazia, dobbiamo quindi vivere secondo lo Spirito e non secondo la carne. L’organizzazione della nostra vita è importante, non è secondaria rispetto alla missione a cui siamo chiamati. Dobbiamo sempre tenere presente questa cosa, altrimenti possiamo fare tanti servizi a livello materiale, ma se non arriviamo al cuore ferito dell’uomo e della donna, se non portiamo l’amore di Cristo, che libera e guarisce, non compiamo la missione redentrice. Semplicemente facciamo del bene generico e passeggero, utile ma non salvifico. Restiamo dentro l’ambito sociale, psicologico, filantropico, culturale.
E’ importante fare come Maria che, guidata dallo Spirito Santo, ha portato Cristo ad Elisabetta. Tutto questo è possibile solo se abbiamo Cristo dentro di noi, se siamo ricolmi del suo Spirito, allora diventiamo strumenti del Suo amore e della Sua potenza: cioè veri apostoli di Gesù con Maria, come Maria e per mezzo di Maria.

2. Maria “promotrice e sostegno” della missione = ECCLESIOFORA
Maria conclude la sua missione stando in mezzo ai discepoli, cioè nella Chiesa.
Portatrice è colei che porta Cristo perché lo possiede e lo contiene nel suo cuore. Maria nell’annunciazione ha accolto il mistero del Verbo incarnato, lo ha interiorizzato profondamente nel suo essere madre e credente. Solo se si ha il Cristo e lo si vive dentro di noi, si può donarlo e diffonderlo. Maria ha accolto Gesù e poi lo ha comunicato agli altri, cominciando con santa Elisabetta, con Giovanni il Battista e Zaccaria, al Natale con i pastori e alla presentazione al tempio con il vecchio Simeone. Ha donato Cristo fuori da sé, testimoniandolo nella potenza dello Spirito.
Un evangelizzatore, un testimone di Cristo che vuole impegnarsi in questo compito non può farlo da solo, perché deve sempre confrontarsi con la comunità e agire assieme ai fratelli. Possiamo vedere come non può esistere un’autentica missione se non siamo in comunione con i fratelli, con la Chiesa, con la comunità parrocchiale, con i gruppi con cui condividiamo le esperienze, sempre all’interno della Chiesa.
Al cap. 19, Giovanni l’evangelista, quando è giunta l’ora ultima di Cristo, racconta l’episodio: “Stavano presso la croce sua Madre, la sorella di sua madre, Maria di Cleopa e Maria di Magdala. Gesù vedendo la Madre e il discepolo che egli amava, disse alla madre: “DONNA (che è la stessa parola pronunciata alle nozze di Cana) ecco il tuo figlio”. Il momento è veramente drammatico, Maria è sotto la croce, ha visto soffrire, sanguinare, il suo amatissimo Gesù e quei chiodi trafiggevano anche il suo immacolato corpo e spirito. Si può allora dire che accanto al crocefisso c’è la concrocifissa. A questo punto il Figlio le chiede un atto eroico: prima la guarda, in una profonda sintonia, lo sguardo del Figlio si incontra con quello della madre, e le chiede una cosa grande: “Donna ecco il tuo figlio”. Le chiede l’atto eroico di trasferire la sua maternità verso il discepolo, di distaccarsi da suo Figlio vero, per riversare l’amore su Giovanni e in lui su tutti noi.
Maria ancora una volta pronuncia il suo Sì, obbedendo alla volontà del Figlio: “Prendo Giovanni come mio figlio e lo amerò come ho amato te”. Gesù si rivolge poi al discepolo, dicendogli: “Ecco tua madre”affinché Giovanni ricevesse un sostegno, un appoggio spirituale e morale forte, che lo accompagnasse in quel momento di solitudine e di angoscia, in cui perdeva il suo Maestro; in quell’ora suprema Gesù si preoccupa più del discepolo che della madre. Il discepolo resta solo, dimostra tutta la sua fragilità, e Maria ha il compito di assisterlo. D’altra parte il discepolo la prese nella sua casa, qui c’è proprio il rapporto di Maria con la Chiesa. È Gesù che ha voluto che Maria fosse nostra madre, diventasse Madre della Chiesa. Non si può fare a meno dell’adempimento al volere ultimo di Gesù. Quindi la presenza di Maria nella Chiesa non è un optional, ma è l’adempimento della volontà suprema del Figlio morente. Ogni volta che Maria agisce nella Chiesa, non fa altro che adempiere il suo ruolo e compito materno richiesto da suo Figlio.
Questa presenza di Maria nella Chiesa la troviamo in Atti degli Apostoli al Cap 1, 12: “Allora ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi. Entrati in città, salirono nella stanza al piano superiore, dove erano soliti riunirsi. Tutti questi erano perseveranti e concordi nella preghiera, insieme ad alcune donne e a Maria, la madre di Gesù, e ai fratelli di Lui”. In questo contesto comunitario si descrive la pentecoste: “Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi”: nasce la Chiesa, la sposa di Cristo.

Conclusione

Capiamo come Maria è congiunta alla Chiesa. Il catechista, l’evangelizzatore, il formatore deve essere:
• Discepolo accogliente: ricevendo e portando Gesù dentro di sé; l’evangelizzazione parte da questo evento originario: l’intima unione a Cristo, al suo vangelo e al suo amore.
• Discepolo evangelizzatore: portatore di Gesù fuori di sé, trasmettitore della Parola, dell’amore di Gesù nella potenza dello Spirito Santo; Gesù costituisce il contenuto centrale dell’evangelizzazione e non vi è altro valore più grande di Lui.
• Discepolo conduttore a Cristo: aiuta, conduce i fratelli nel cammino di fede, affinché siano sempre più innamorati di Gesù, l’unico vero Salvatore. Cristo è il fine della missione.
In questo senso dobbiamo renderci conto del cammino che ci aspetta, cammino spirituale efficace se seguiamo il modello di Maria: portare Gesù nei cuori, nelle famiglie, nella società, con la potenza e l’amore dello Spirito Santo; sempre nella comunione della Chiesa, Sposa di Cristo e suo Corpo mistico.

O Maria, Tu ci chiami “tuoi apostoli” e siamo felici di esserlo. Siamo consapevoli dell’impegno che ciò comporta ma siamo anche certi che Tu ci accompagni, ci solleciti, ci orienti, ci colmi del tuo amore, ci sorreggi tra le tue braccia, ci proteggi sotto il tuo manto materno. Rendici docili, come te, alle movenze dello Spirito Santo e pronti ad avviarci con coraggio sulle strade dell’umanità, per poter trasmettere la grazia, l’amore misericordioso, la salvezza di Cristo tuo Figlio. Amen.

Don Renzo Lavatori



ATTO DI DONAZIONE E CONSACRAZIONE ALLO SPIRITO SANTO

Spirito Santo, Spirito di Gesù e del Padre,
Tu vuoi abitare in me, povero peccatore
e trasformarmi in un tempio della tua gloria.
Vieni, Spirito della comunione Divina,
vieni e riempi tutto il mio essere.
Vieni e uniscimi a Gesù crocifisso e risorto,
per essere con Lui e con tutti i miei fratelli un solo Corpo,
per essere con Lui un figlio prediletto del Padre.
Tu ti sei donato a me senza misura,
umilmente anch’io mi dono e mi consacro a Te.
Rendimi docile alla tua azione
perché Tu possa compiere la tua missione in me,
nella Chiesa e nel mondo,
adesso e fino all’ora in cui mi rimetterò con Te
tra le mani del Padre,
come Gesù, per l’eternità.
Ti prego con Maria e tutti i santi.
Amen, Alleluia.



Atto di Consacrazione alla Beata Vergine Immacolata
(San Massimialiano Maria Kolbe)


O Immacolata,
Regina del cielo e della terra,
Rifugio dei peccatori
e Madre nostra amorosissima,
Cui Dio volle affidare
l’intera economia della Misericordia,
io, indegno peccatore, mi prostro ai Tuoi piedi,
supplicandoTi umilmente
di volermi accettare tutto e completamente
come cosa e proprietà Tua,
e di fare ciò che Ti piace di me
e di tutte le facoltà della mia anima
e del mio corpo,
di tutta la ma vita, morte ed eternità.
Disponi pure, se vuoi di tutto me stesso,
senza alcuna riserva, per compiere
ciò che è stato detto di te:
“Ella ti schiaccerà il capo” (Gn 3,15),
come pure: “Tu sola hai distrutto
tutte le eresie sul mondo intero” (Lit.),
affinché nelle Tue mani immacolate
e misericordiosissime
io divenga uno strumento utile
per innestare e incrementare
il più fortemente possibile la tua gloria
in tante anime smarrite e indifferenti
e per estendere in tal modo,
quanto più è possibile,
il benedetto Regno del SS. Cuore di Gesù.
Dove tu entri infatti, ottieni la grazia
della conversione e santificazione,
poiché ogni grazia scorre, attraverso le Tue mani,
dal Cuore dolcissimo di Gesù fino a noi.

Concedimi di lodarTi, o Vergine Santissima.
Dammi forza contro i Tuoi nemici.


Riflessioni sulla realtà del male nel mondo


SATANA E IL MISTERO DEL MALE NEL MONDO

Il male costituisce senza dubbio uno degli aspetti più sconcertanti e paradossali dell'esistenza, di cui si constatano concretamente la durezza e la drammaticità, senza poter giungere né a una totale soluzione teorica né tanto meno alla sua dissoluzione pratica. Il male resta là, ineluttabile presenza nell'esperienza umana, che tocca tutti senza eccezione. Molte volte e in molti modi l'uomo ha tentato di rispondere all'interrogativo assillante: perché il male nel mondo? Quale la sua origine? Come poterlo debellare? Purtroppo rimane, nel fondo, l'insondabilità di questa realtà, che nessuno vorrebbe ci fosse, ma di fatto c'è e si fa sentire per il suo atroce e spietato parassitismo.
Il male non può provenire da Dio, che è sommo Bene e opera soltanto il bene, come affermano le prime pagine della Genesi in cui il Creatore ha compiuto la creazione degli esseri e tutto è stato fatto con bontà. Il male non può essere provocato dalla materia, come affermavano i filosofi platonici, perché la materia stessa è stata creata da Dio ed è buona; non può essere causato neanche dall’uomo, in quanto il male ha una vastità e una forza che travalica le capacità umane, non può essere riferito a un dio cattivo in contrapposizione al Dio buono, come sostenevano i manichei, perché sarebbe un assurdo metafisico che due enti assoluti coesistano, in quanto sono incompatibili e uno sarebbe inferiore all’altro e perciò non assoluto.

1. Il problema del male

Generalmente si è soliti distinguere tre tipi di male: quello metafisico-cosmico, che è dato da una imperfezione o menomazione propria della finitezza creaturale di un ente specifico. Il male fisico-materiale, che tocca l'essere corporeo deficiente di una qualità a lui spettante per costituzione e senza la quale non può trovare la propria realizzazione. Infine il male psichico-morale, proveniente dalla libera decisione della volontà di sottrarsi al bene o alla perfezione, per determinarsi a non essere conforme alla propria natura e a porsi fuori dal posto che le compete secondo i limiti dell'ente finito. Quest'ultimo male si chiama comunemente il peccato.
Nella storia del pensiero umano le soluzioni alla questione del male si sono orientate tenendo conto in particolare di una delle tre specie. Se si considera il male metafisico, l'orientamento è quello di concepirlo come elemento intrinseco all'ordine stesso dell'universo e alla sua evoluzione, quale momento condizionante per il superamento dell'imperfezione inferiore verso un bene superiore. In tale concezione il male fa parte in certo senso della natura degli enti finiti ed è riassorbito dall'essere stesso, in una sorta di determinismo o meccanicismo o evoluzionismo cosmico; ma esso può essere ricondotto anche all'unico Principio assoluto, da cui ha origine l'universo, il quale sarebbe responsabile del bene e del male, in una visione monistica, secondo cui si pone in Dio la compresenza e la condivisione del male.
Tali prospettive rischiano di annullare il male morale, cioè il peccato, ove interviene il libero arbitrio della creatura razionale, o di negare la facoltà della libertà, quasi che la scelta cattiva fosse data da una spinta interna alla natura e ineliminabile. Ma allora si pone in gioco anche la realtà stessa del male con la sua crudele ferocia, contro cui non ci sarebbe più motivo di lamentarsi e di gridare. Ne segue, in effetti, una visione ingenuamente ottimistica del mondo e della storia, in cui il male non sarebbe altro che un modo per dare rilievo a un bene maggiore e verrebbe pertanto nullificato nella sua drammaticità, che tuttavia permane e si fa sentire. Inoltre viene meno la verità della bontà totale del Creatore.
Se si dà molta importanza al male fisico, che si manifesta nella sua forza invincibile e nefasta, è facile l'orientamento verso una concezione dualistica, perché la sofferenza non può essere prodotta dall'uomo, che anzi la rigetta risolutamente, né può venire da Dio, l'essere sovranamente buono. Si ripiega così per l'esistenza di un principio autonomo, creatore e diffusore del male di ogni genere. Non si tratta soltanto di un banale dualismo, sorto nelle epoche antiche; esso ritorna in certe impostazioni teologiche e filosofiche odierne, ove la teoria del simbolismo finisce per nascondere, in ultima analisi, la realtà del male dietro una forza impersonale e indeterminata, non altrimenti precisabile, ma presente e agente sull'uomo e nel mondo.
Senz'altro il terzo tipo, il male morale, è il più grave e fondamentale, anche se in genere si dà maggiore rilievo al male fisico, perché più immediatamente percepibile e impressionante sia nell'esperienza individuale sia in quella sociale. Invece il male nel senso più vero e radicale, quale negazione dell'essere, da cui ogni altro male deriva, è propriamente il peccato. Infatti nel peccato è messa in discussione la realtà ultima, quella dell'essere nel suo valore esistenziale di bontà e di verità, che in qualche modo tocca l'assolutezza o perfezione dell'essere e si riallaccia all'Essere assoluto, a Dio, la fonte primaria degli enti. Ne segue che la scelta libera di non esser secondo il vero e il bene, costituisce il rifiuto dell'essere, vale a dire il non essere se stessi, ma fuori di sé, dispersi da sé; significa anche la negazione della verità di sé, accettando il falso concetto del proprio essere o nell'autoesaltazione irrazionale, ponendosi al di sopra dl tutti, o nell'autoavvilimento depressivo, considerandosi al di sotto degli altri. Infine il rifiuto della propria perfezione nel bene comporta la conseguente negazione dell'accoglienza e della donazione del bene, rinunciando così alla comunione nell'essere e restando prigioniero dell'egoismo.
Da questa scelta radicale di non essere, di non verità e di non amore, nascono altri mali innumerevoli, che hanno riflessi consistenti anche nel mondo fisico, psichico e sociale, come l'insoddisfazione, l'inquietudine, l'aggressività, la violenza, il predominio, il servilismo, l'adulazione, l'invidia, l'accidia, la volontà di distruzione e di disgregazione. Al peccato, dunque, occorre dare un primato in riferimento al senso e al valore del male, superando in tal modo sia la prospettiva dualistica sia quella monistica. È necessario conservare inalterati e integri fra loro gli elementi che, nella elaborazione della questione del male, sono sempre compresenti e non possono essere modificati o annullati: la bontà assoluta di Dio e la sua unicità; la libertà della creatura razionale; la realtà innegabile del male. Nessuno di questi elementi deve saltare, ma vanno tutti e tre salvaguardati, anche se appaiono inconciliabili.
Il limite della soluzione dualistica sta nel venir meno al monoteismo; la concezione monistica mette a repentaglio la bontà divina o nega la drammaticità del male; infine, il determinismo o meccanicismo sacrifica il libero arbitrio delle creature. Pertanto le soluzioni prospettate di fatto non risolvono, ma dissolvono la questione, annientando uno degli elementi che, presi insieme, formano il mistero del male.

2. L'intervento di Satana

A questo punto fondamentale interviene positivamente la demonologia, in quanto consente di tener compresenti le tre componenti, senza escluderne alcuna, offrendo la possibilità razionalmente plausibile di una certa chiarificazione dell'enigma del male.
Si è visto che l'orientamento più espressivo per dare il vero senso al male è quello che sostiene la gravità del male morale nel coinvolgimento della libera decisione della volontà creata. È questa che, in ultima analisi, determina l'esistenza del male come negazione della perfezione dell'essere in modo esplicito e raggiunge quindi la radice originaria del male, quale scelta di non essere buono né vero.
Perché la scelta negativa sia radicale e ponga in modo definitivamente convinto e irrinunciabile la negazione dell'essere, non basta che sia attuata dalla sola creatura umana, la quale, composta di anima e di corpo, non può prendere delle decisioni del tutto chiare e definitive. La sua volontà e il suo intelletto, condizionati dalla limitatezza della sensibilità, sono obbligati a fare una scelta parzialmente irrevocabile e perciò non pienamente risolutiva della negazione dell’essere. È una opzione che rimane costitutivamente provvisoria, incapace di originare una situazione ontologica corrispettiva. Da qui la possibilità di cambiamento e di redenzione per una scelta del genere. Del resto è ben noto che la realtà del male si presenta con una tale profondità e forza, che travalica i confini dell'orizzonte puramente umano e che l'uomo stesso si vede impossibilitato a superare.
Occorre dunque un soggetto che, essendo anch'egli nell'ambito degli enti creati e finiti, possieda tuttavia la facoltà di una decisione perfettamente risolutiva e definitiva, che possa radicalmente incidere nella delimitazione negativa dell'essere, possa compiere cioè un atto efficace per rifiutare la perfezione propria in modo stabile e fondante. Questo è precisamente ciò che si attribuisce al diavolo. Essendo una creatura spirituale, non condizionata dai limiti sensitivi della materialità, ma avendo le facoltà dell'intelletto lucidamente intuitivo e della volontà perfettamente consapevole, ha potuto adottare una deliberazione totalmente esplicita e stabile di non accettazione di un bene delimitato entro i confini della propria finitezza. Perciò ha assunto una posizione che, toccando decisamente l'essere, acquista un valore totalmente determinante, anche se raggiunto da una creatura finita. Un atteggiamento che può essere descritto quale opposizione totale alla restrizione della bontà e della verità del proprio essere, ma di voler essere lui l’assoluto bene e vero senza alcuna sottomissione ad altri o condizionamenti di sorta.
Rifiutando la perfezione limitata dell'essere, si rifiuta, di rimando, Colui che l'ha in tal modo definita, cioè Dio; si rigetta tutto ciò che contribuisce alla sua delimitazione, cioè gli altri enti, superiori e inferiori. Concretamente si nega l'essere ordinatamente composto, che forma la realtà delle cose esistenti nel mondo. Con ciò l'opzione malvagia di Satana costituisce un dato di fatto decisivo per fondare e sostenere il male in senso universale.

Esso è vero inizio, non tanto dal punto di vista cronologico, quanto in senso ontologico, della irruzione del male; non si può definire creatore o principio assoluto, perché non è un rifiuto quale annientamento totale di sé, ma è la non accettazione della limitata esistenza creaturale, cioè la negazione di delimitare se stesso entro l'ordine predisposto. Per questa ragione, dopo il peccato, il diavolo resta soggetto esistente, ma non più vero né buono in se stesso. Da qui il dramma e lo sconvolgimento dell'ente creato spirituale, che esiste ma non più conforme al proprio essere, vivente nella negazione continua di sé e degli altri, nella dispersione al di fuori di sé senza potersi raccogliere in se stesso né comunicare con gli altri.
Con la caduta del diavolo si rende ragione della realtà del male, di un disordine penetrato nell'esistenza delle cose e di cui non si può sottacere l'impatto doloroso e opprimente, che travalica l'orizzonte puramente umano e lo sovrasta con potenza. D'altro canto, il male, provocato dalla creatura, non si eleva fino alla bontà assoluta di Dio, il quale resta al di sopra di esso, anzi si fa suo tenace oppositore, lo combatte e lo distrugge. Infine, venendo dal di fuori della sfera umana, il male non ha depauperato la facoltà del libero arbitrio dell'uomo, che può anch'egli opporsi liberamente ad esso e lottare contro di esso, anche se in parte ne è sedotto. Grazie alla demonologia permangono inalterati gli elementi che compongono il mistero del male: la bontà di Dio, la libertà umana e la presenza del male.
Si può dire veramente che l'esistenza di Satana e la sua colpa danno al mistero del male una sufficiente fondazione razionale, così che esso può essere più efficacemente contestato e vinto. È sbagliato affermare che non importa sapere da dove viene il male o che cosa sia, ma che soprattutto occorre combatterlo e debellarlo (Ricoeur); perché non si può lottare con effetto sicuro contro un'entità, di cui non si sa se esista e quale sia il suo potere reale. Gesù stesso ce lo avverte: «Quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila?» (Lc 14,31).

3. Una possibile definizione di Satana

Da quanto detto ci si può chiedere se sia possibile formulare una definizione di Satana. Bisogna dire che la sua definizione è precisamente quella di non essere definito, poiché egli stesso ha scelto di non voler essere configurato secondo la misura della sua consistenza creaturale dipendente dal Creatore, ma di porsi come negazione della bontà e verità della propria natura; egli resta così il soggetto profondamente insoddisfatto perché vorrebbe essere diverso da quello che è, uguale a Dio e non soggetto a Dio; si ritrova perciò disorientato, dispersivo, tendente alla dissipazione di sé, pur credendo che tale indeterminatezza del suo essere, da lui liberamente e consapevolmente scelta, costituisca la sua effettiva grandezza, la sua originalità e superiorità.

Questa torpida menzogna nei confronti di se stesso provoca nel diavolo un orgoglio indomabile e una ottusa vanità, rendendolo vuoto di ogni valore autentico e gonfio di presunzione. Qui si nascondono la sua chiusura interiore, il suo isolamento e la sua aridità, nell'impossibilità di comunicare intimamente con chiunque e di intendere obiettivamente qualsiasi cosa sia detta al di fuori della falsità entro cui ha racchiuso il suo essere.
Dal punto di vista teologico, si può ulteriormente precisare la sua sagoma come anti-icona o deformazione negativa dell'essere creato inteso come similitudine e partecipazione dell'essere assoluto divino, in riferimento al mistero trinitario in cui risplende al massimo la pienezza dell'essere in comunione, nella distinzione inconfondibile delle persone. Satana, all'opposto, è l'espressione dell'impossibilità di comunione nella indeterminatezza della soggettività, che non è mai autenticamente se stessa, ma si confonde e si dilania in molteplici forme inconsistenti e vanitose, senza raggiungere mai la propria identità e autogratificazione. Di fatto si sente intimamente e totalmente scontento e inappagato, privo di felicità per sempre.
In particolare il suo spirito si pone in netto contrasto con lo Spirito Santo, lo Spirito di comunione tra il Padre e il Figlio, che li unifica in un solo slancio di reciproco amore, pur rispettando le loro distinte personalità. È lo Spirito del Figlio che si dona allo Spirito del Padre per formare un solo Spirito di donazione interpersonale nell'amore. Ora Satana è la negazione di ogni donazione e di ogni accoglienza di amore, è l'anti-dono, l'incapacità dell'unione reciproca e sincera. Egli si oppone a ogni vincolo di comunione, fomentando la divisione, la confusione, la falsificazione; soprattutto si contrappone al rapporto di abbandono filiale e libero nell'amore del Padre, restando schiavo del proprio atteggiamento menzognero di auto orgoglio e di autosufficienza. 1
Se questo è Satana, è lecito chiedersi se possa essere considerato una persona o piuttosto non-persona, un essere totalmente alienato e inconsapevole di sé. Tenendo conto che il concetto di persona possiede accezioni diverse e analogiche, si può asserire in senso sostanziale che Satana esiste come persona, poiché è una sostanza o un soggetto pensante e volente; questo in conformità alla definizione boeziana, secondo cui la persona è «una sostanza individua di natura razionale» ( «rationalis naturae individua substantia»). Tuttavia, secondo la concezione moderna di persona quale principio d'interiorizzazione, di autocoscienza di esserci come se stesso e di relazionalità interpersonale e intermondana, la sua soggettività si nientifica, resta inafferrabile nella sua interiorità e autenticità, ed esprime la negazione dell'unicità o distinzione personale a vantaggio della dispersione e dell'evasione da sé.
La sua personalità si afferma nel momento stesso in cui si dilania in molteplici sfaccettature; essa s'impone nella misura in cui si disperde al di fuori di sé. Si potrebbe dire che Satana è una persona in perenne movimento centrifugo, senza ritrovare mai la propria vera identificazione, ma nella tronfia certezza che ciò contraddistingua la sua originalità personale, ricolmandolo di stima di sé e di abituale accusa verso gli altri. Per questa ragione Satana è irraggiungibile nella sua identità interiore e sfugge a una configurazione positivamente delineata.

Egli non è mai se stesso, anzi è la negazione continua di ogni precisazione del suo essere; di lui non si può dire nulla che corrisponda a ciò che egli è veramente; non si riesce a sapere nulla delle sue profonde intenzionalità, non perché siano nascoste agli altri, ma perché sono inafferrate e sfuggenti a lui stesso nella incapacità interiore di unificarle e indirizzarle. Di lui si può dire soltanto ciò che è negativo, ciò che non è.
A Faust, che gli domanda chi sia veramente, risponde e si autopresenta Mefistofele con una frase lapidaria molto espressiva: «lo sono lo spirito che nega sempre!» («Ich bin der Geist, der stets verneint!», J.W. GOETHE, Faust Urfaust, Ed. Garzanti, Milano 1990, p. 99).

1 Da ciò l'impossibilità di attribuire a Satana la categoria di «simbolo», con cui si affermerebbe esattamente il contrario di quanto si vuole intendere chiamandolo «diavolo». Il diavolo, anche da un punto di vista semantico, significa separare, dividere (dia-ballo), mentre con il termine simbolo si intende l'unione o il collegamento di diverse realtà (sym-ballo). Ora non può darsi che una medesima entità svolga il ruolo di essere contemporaneamente principio di divisione e segno di unificazione. Dicendo che il demonio è semplicemente un simbolo, si propone una cosa contraddittoria.

Prof. RENZO LAVATORI



Preghiera di papa Leone XIII a San Michele Arcangelo


San Michele Arcangelo, difendici nella lotta: sii il nostro aiuto contro la malvagità e le insidie del demonio. Supplichevoli preghiamo che tu lo dòmini e Tu Principe della milizia celeste, con il potere che Ti viene da Dio incatena nell’Inferno Satana e gli altri spiriti maligni che si aggirano per il mondo per perdere le anime. Amen.

San Michele, obbedientissimo al comando divino; san Michele, indefettibile nella lotta contro l’eresia; san Michele, vittorioso contro le forze del male; san Michele, vincitore di Lucifero e degli angeli ribelli: PREGA PER NOI.



Consacrazione al Sacro Cuore di Gesù


Signore Gesù Cristo, che ti sei rivelato come infinito amore e misericordia, accogli l’atto di riparazione di noi poveri peccatori contro tutte le bestemmie, le profanazioni eucaristiche, le offese al tuo divino Amore e all’amore fraterno.
Con questa preghiera ci consacriamo e ci abbandoniamo alla tua santa volontà, per mezzo del Cuore Immacolato di Maria, in tutte le situazioni della vita e riponiamo con piena fiducia, nel tuo Sacratissimo Cuore tutte le nostre attese e speranze per essere graditi al Padre Celeste e così ottenere tutte le grazie materiali e spirituali necessarie alla nostra eterna salvezza, nella gioiosa comunione dei santi.
Amen



COMMENTI
Riflessione sui Messaggi di Medjugorje di Don Renzo Lavatori
Messaggi...

Messaggio a Mirjana del 2 novembre 2017

"Cari figli, guardandovi radunati intorno a Me, la vostra Madre, vedo molte anime pure, molti miei figli che cercano l’amore e la consolazione che però nessuno gli offre. Vedo anche coloro che fanno del male: perché non hanno un buon esempio, perché non hanno conosciuto mio Figlio, il bene che silenziosamente si diffonde attraverso le anime pure, la forza che regge questo mondo. I peccati sono molti, però c’è anche l’amore! Mio Figlio vi manda a Me, la madre, affinché vi insegni ad amare ed affinché comprendiate che siete tutti fratelli. Lui desidera aiutarvi. Apostoli del mio amore, basta un vivo desiderio della fede e dell’amore perché mio Figlio vi accetti: però dovete essere degni, avere buona volontà e cuori aperti. Mio Figlio entra nei cuori aperti. Io, come Madre, desidero che conosciate di più mio Figlio, Dio nato da Dio, cosicché comprendiate la grandezza del Suo amore di cui avete così tanto bisogno. Lui ha preso su di sé i vostri peccati, ha ottenuto la redenzione per voi ed in cambio ha chiesto di amarvi gli uni con gli altri. Mio Figlio è amore. Lui ama tutti gli uomini senza distinzione, uomini di tutti i paesi e di tutti i popoli. Se vivreste, figli miei, l’amore di mio Figlio, il Suo regno sarebbe già sulla terra, perciò apostoli del mio amore pregate, pregate affinché mio Figlio ed il Suo amore siano più vicini, per poter essere esempio d’amore e poter aiutare tutti coloro che non Lo hanno ancora conosciuto. Non dimenticate mai che mio Figlio, unico e trino, vi ama. Pregate ed amate i vostri pastori. Vi ringrazio".

Commento teologico di Don Renzo Lavatori*


Il messaggio, pur riprendendo alcune idee già trattate, offre degli elementi nuovi e sorprendenti. Anzitutto viene messo in rilievo il fatto che Maria vede i suoi figli nelle loro varie condizioni, mostrando per essi una materna dilezione. Il secondo aspetto notevole sta nell’invito di Maria a conoscere sempre più a fondo il Figlio suo, facendo capire che il suo compito è propriamente quello di condurre a Cristo. Infine appare un’infinita sinfonia che si apre con una solenne melodiosa affermazione: mio Figlio è amore.

1. Maria vede i suoi figli. Lo sguardo vigile e premuroso della Madre che ci guarda uno ad uno con estrema attenzione e affetto procura una tenerezza materna nei nostri cuori e li apre alla filiale confidenza e abbandono. Da una parte vede la disponibilità e l’apertura dei cuori in molti suoi figli: “Cari figli, guardandovi radunati attorno a me, la vostra Madre, vedo molte anime pure, molti miei figli che cercano l’amore e la consolazione che però nessuno offre loro”. Ma dall’altra parte vede anche coloro che ancora sono lontani e immersi nel dolore e nella disperazione: “Vedo anche coloro che fanno del male: perché non hanno un buon esempio, perché non hanno conosciuto mio Figlio, il bene che silenziosamente si diffonde attraverso le anime pure, la forza che regge questo mondo. I peccati sono molti, però c’è anche l’amore!”. Sono constatazioni amare e realiste, che vanno accolte e meditate. Esse donano sempre uno slancio per vedere oltre le apparenze e contemplare quel valore che soggiace ad ogni evento ed è l’amore. Per questo il Figlio invia sua Madre per farci riscoprire la bellezza e il fascino di questo Amore infinito: “Mio Figlio vi manda a me, la Madre, affinché vi insegni ad amare e affinché comprendiate che siete tutti fratelli. Lui desidera aiutarvi”. Si stabilisce un rapporto vitale tra la Madre, che vede i suoi figli bisognosi, e suo Figlio, che costituisce la fonte dell’amore e la salvezza dei suoi figli. Attenzione! Al centro del cuore materno di Maria ci siamo noi e al centro del cuore di suo Figlio ci siamo ugualmente noi, perché “Lui desidera aiutarvi”. Siamo avvolti totalmente dall’amore della Madre e del Figlio. In mezzo a tanto spessore di amore, come possiamo rimanere indifferenti e non vibrare di contentezza e di felicità? Ogni volta Maria intende farci riconoscere e rivivere questo Amore per farcelo assaporare fino in fondo. A noi la sensibilità e disponibilità ad accoglierlo. Allora veramente la vita acquista un colore e un sapore diverso, non più mortificata e avvilita, ma luminosa e gioiosa, fiduciosa nella Madre e nel Figlio suo.

2. Maria conduce a Cristo. Ancora una volta Ella ci fa riflettere per capire come sia semplice e facile andare verso Gesù ed essere avvolti e coinvolti nel suo amore: “Apostoli del mio amore, basta un vivo desiderio della fede e dell’amore perché mio Figlio vi accetti: però dovete essere degni, avere buona volontà e cuori aperti”. Il Figlio ci accetta e accoglie tra le sue braccia per renderci sereni e beati, ma occorre che noi prestiamo il nostro contributo, aprendo il cuore e la volontà per lasciarci penetrare dall’amore di Gesù, che entra dentro di noi e ci purifica, ci rinnova, ci rende creature luminose e ricche di amore. L’importante è che noi conosciamo sempre più profondamente la figura di Gesù, il suo nobile animo, la sua delicatezza e la sua generosità nei nostri confronti: “Mio Figlio entra nei cuori aperti. Io, come Madre, desidero che conosciate di più mio Figlio, Dio nato da Dio, cosicché comprendiate la grandezza del suo amore di cui avete così tanto bisogno”. Per convincerci più a fondo, Ella rivela il mistero profondo dell’espiazione di suo Figlio: “Lui ha preso su di sé i vostri peccati, ha ottenuto la redenzione per voi e in cambio ha chiesto di amarvi gli uni con gli altri”. Gesù ci ha liberati dai nostri peccati e sofferenze, perché se le è addossate Lui sulle sue spalle e ci ha alleggeriti. Quale stupore e gratitudine a tanta squisita benevolenza! Se lasciamo passare e vivere in noi l’amore di Gesù, quest’amore si riversa verso i nostri fratelli e su tutte le creature umane, affinché tutti e ciascuno possano assaporare e gustare quell’amore che ci risana e dona leggerezza e tanta pace nel cuore.

3. Mio Figlio è amore. Questa solenne e luminosa affermazione ha un valore immenso, perché ci porta al centro della nostra fede cristiana. Si tratta propriamente della verità essenziale del cristianesimo: Dio è amore. Se potessimo comprende a fondo il senso e il valore di questa frase, saremmo immersi in un oceano di luce e di gioia. In essa è contenuto il segreto di ogni esistenza umana che voglia raggiungere la pienezza della vita e della felicità. Purtroppo il nostro intelletto e il nostro cuore sono molto piccoli e incapaci di arrivare a tanta profondità. Tuttavia la Vergine ci conforta e ci invita a confidare in Gesù stesso, di aprire gli occhi e l’animo con la sua grazia, affinché possa dilatarsi fino a comprendere, sebbene in modo incompleto, la bellezza e la grandezza di quella frase: “Mio Figlio è amore. Lui ama tutti gli uomini senza distinzione, uomini di tutti i paesi e di tutti i popoli”.

Se lasciamo albergare dentro di noi l’amore infinito di Gesù, la nostra vita sulla terra sarebbe un’anticipazione della felicità eterna: “Se vivreste, figli miei, l’amore di mio Figlio, il suo regno sarebbe già sulla terra; perciò apostoli del mio amore pregate, pregare, affinché mio Figlio e il suo amore siano più vicini, per poter essere esempio di amore e poter aiutare tutti coloro che non lo hanno ancora conosciuto”. Il fascio dell’amore divino, acceso nei nostri cuori, diventa fonte di diffusione di quello stesso amore verso l’umanità, che ha estremo bisogno di salvezza e pace. In tal modo si apre la via all’apostolato per essere, anche noi come Lui, testimoni e apostoli dell’amore di Dio nel mondo, affinché tutti possano accoglierlo e viverlo. Allora il mondo acquisterebbe una luce nuova e una esistenza nuova, non più sotto l’angoscia e il tormento, ma nella serenità e nella quiete dello Spirito.

La Vergine aggiunge una frase molto significativa: “Non dimenticate mai che mio Figlio, unico e trino, vi ama”. Rivela in tal modo il mistero trinitario, in cui il Figlio è l’Unigenito del Padre, vivendo con lui in un solo Spirito di amore che è lo Spirito Santo. Per questa ragione è detto che Gesù è unico, in quanto Figlio, ma è trino in quanto vive accanto al Padre e allo Spirito Santo, un solo Dio in tre persone. Come si vede Maria può essere chiamata anche una esperta in teologia, nel senso che conosce perfettamente il mistero sconfinato di Dio, il Dio di amore e di beatitudine.

O Vergine Madre, ancora una volta il nostro animo si apre verso il tuo Cuore Immacolato e ne percepisce i battiti materni, colmi di amore verso di noi. Ti chiediamo umilmente di essere irrorati, vivificati dal tuo amore per Gesù, affinché anche il nostro piccolo cuore possa battere in sintonia con il tuo e farsi partecipe dei battiti di amore del Cuore stesso di tuo Figlio. In tal modo ci sarebbe una perfetta sintonia tra il tuo Cuore e il nostro cuore con il Cuore di Cristo. Una meravigliosa sinfonia di comunione! Liberaci dalla nostra durezza e chiusura d’animo, perché possiamo essere disposti ad accogliere tale amore, a farlo calare dentro di noi in tutte le particelle della nostra persona, per diventare fiaccole risplendenti di amore in questo mondo così tenebroso e privo di fiducia e di fede. O Maria, ci affidiamo e ci immergiamo nel tuo Cuore Immacolato che trionferà su tutta la faccia della terra, a gloria e onore del tuo Figlio amatissimo, Gesù Cristo, nostro Signore. Amen.




Messaggio a Marija del 25 ottobre 2017

"Cari figli, in questo tempo di grazia vi invito ad essere preghiera. Tutti avete problemi, tribolazioni, pene e inquietudini. I santi vi siano modello ed esortazione alla santità. Dio vi sarà vicino e voi sarete rinnovati con la ricerca e la conversione personale. La fede sarà per voi speranza e la gioia regnerà nei vostri cuori. Grazie per aver risposto alla mia chiamata".

Commento teologico di Don Renzo Lavatori*


Il messaggio riprende il concetto dell’essere e diventare preghiera, che abbiamo già considerato nei messaggi precedenti. Oggi si affacciano tre situazioni concrete: una è quella delle tribolazioni terrene, l’altra è l’imitazione dei Santi alla vigilia della loro festa, la terza è la vicinanza di Dio nella vita cristiana. Sono tre aspetti che si collegano assieme e si intrecciano per formare un quadro stupendo del nostro cammino spirituale.
La Vergine prende l’avvio dalle situazioni umane dolorose e angoscianti: “Tutti avete problemi, tribolazioni, pene e inquietudini”. Tali situazioni le sperimentiamo giornalmente tutti noi. L’importante è capire che esse non provengono da Dio, ma sono date dalla finitezza umana e dalla sua cattiveria, cioè dai nostri peccati e dalle insidie diaboliche. Davanti ad esse non dobbiamo cadere in depressione e angoscia o in agitazione e nervosismo o, peggio ancora, nella disperazione di non poterle superare o nella rabbia che ci attanaglia il cuore. Ma come affrontare e risolvere momenti di sofferenza fisica o psichica o spirituale così forti e duraturi?
Maria ci indica molto bene la strada da percorrere per non essere schiacciati, ma andare avanti e sconfiggere le avversità: “I Santi vi siano di modello ed esortazione alla santità”. Abbiamo fratelli e sorelle della nostra stessa stirpe umana, i quali hanno attraversato uguali tribolazioni, ma ne sono usciti purificati e santificati. Come hanno fatto? Si sono affidati a Dio e messi nelle sue mani, con la certezza che la potenza divina è più forte di ogni malvagità umana e satanica. Allora, sorretti dalla fede piena e dalla speranza certa, oltrepassiamo le sciagure con l’ottimo risultato di aver guadagnato il premio divino del paradiso. In fondo ciò che conta è propriamente raggiungere la beatitudine della vita eterna. Non vi è altro passaggio che quello di Cristo stesso: attraverso la passione e crocifissione ottenere la gloria e la gioia perenne della risurrezione dalla morte e della vita immortale. Questa è la strada maestra che non dobbiamo dimenticare, ma riflettervi e accogliere la partecipazione all’Amore che scende dal cielo nei nostri piccoli cuori per rafforzarli e irrorarli di vita.
Ne deriva che, seguendo le orme dei Santi che ci hanno preceduto nel segno della fede intrepida e dell’amore generoso, noi possiamo averne la consapevolezza e sentirne la gioia di essere avvolti dalla gloria divina e dalla felicità che ne promana: “Dio vi sarà vicino e voi sarete rinnovati con la ricerca e la conversione personale”. Quali soavi e toccanti parole! Il Signore è con noi, accanto a noi ma anche dentro di noi, quando riceviamo la santa comunione eucaristica quale cibo di gradito sapore. Se siamo avvinti a Dio, nulla ci può separare dal suo amore e dalla sua grazia, soprattutto nelle circostanze più difficili.
Tutto si poggia, si rafforza e trionfa con il nostro personale impegno di vivere con Gesù, per Gesù e in Gesù sotto la potente ardente azione dello Spirito Santo. Si tratta della “conversione personale”, cioè del nostro essere, vivere, pensare, amare e agire sempre e ovunque in compagnia del Signore nostro Padre misericordioso e giusto, assieme al Figlio suo Gesù Cristo nostro salvatore e con lo Spirito Santo che ci ricolma d’amore. Allora la vita cristiana diventa un solerte e gaudioso cammino verso la meta ultima: “La fede sarà per voi speranza”. Ed è vero che la fede, giunta alla conversione e adesione a Dio, attua la felice conclusione: “La gioia regnerà nei vostri cuori”.

Cara Madre, sei meravigliosa nel farci innamorare di Gesù. Che cosa possiamo desiderare di più bello e prezioso di queste parole soavi e luminose?






* Don RENZO LAVATORI, laureato in teologia e filosofia, membro della Pontificia Accademia di Teologia, docente di Teologia Dogmatica presso la Pontificia Università Urbaniana e altre Università ecclesiastiche di Roma. Conosciuto per numerose pubblicazioni sui temi fondamentali della fede e per le sue trasmissioni mensili a Radio Maria.

Originale sul Blog “Messaggi di Medjugorje“ http://goo.gl/Qnwh5I


Lo SPIRITO SANTO
persona e missione

«A chi vuole saperne di più, in modo chiaro e dettagliato, porgo con gioia questo libro, che espone le cose maggiormente rilevanti e sorprendentemente vere circa la Persona e missione dello Spirito Santo, come detto nel titolo» (dall'Introduzione).
Il volume presenta, in modo chiaro ed essenziale, la dottrina sullo Spirito Santo. I vari aspetti teologici e pastorali legati al tema sono raccolti attorno a due aspetti fondamentali.
Uno riguarda la Persona o l'identità propria che caratterizza lo Spirito Santo: la sua specificità personale. Ciò costituisce la prima parte, che può considerarsi una risposta all'interrogativo: «Chi è lo Spirito Santo?».
La seconda parte analizza le opere meravigliose che compie lo Spirito di Dio lungo la storia della salvezza fino ai nostri giorni, e oltre ancora, verso la parusia finale di Cristo, per decifrare la sua missione peculiare e insostituibile. Essa è dunque pensata come la risposta a un secondo interrogativo: «Che cosa fa lo Spirito Santo?».
Il Paraclito è chiamato anche il divino Sconosciuto: il volume delinea alcuni sprazzi luminosi della sua identità e segue le tracce della sua azione nella vita della Chiesa e dei cristiani.

NB: Chi desidera acquistare il testo può richiederlo direttamente alle Edizioni Deoniane Bologna oppure nella librerie cattoliche facendolo anche ordinare



PREGHIERA PER IMPLORARE LO SPIRITO SANTO

1
Eterno Padre, in nome di Gesù Cristo e per l’intercessione di Maria Vergine Immacolata, mandami lo Spirito Santo

Vieni, Spirito Santo, nel cuore mio e santificalo
Vieni, Padre dei poveri, e sollevami
Vieni, Autore di ogni bene, e consolami
Vieni, Luce delle menti, e illuminami
Vieni, Consolatore delle anime, e confortami
Vieni, dolce Ospite dei cuori, e non ti partire da me
Vieni, vero Refrigerio della mia vita, e risanami

Tre Gloria al Padre: Spirito Santo, eterno Amore, vieni a noi con i tuoi ardori, vieni, infiamma i nostri cuori.

2
Eterno Padre, in nome di Gesù Cristo e per l’intercessione di Maria Vergine Immacolata, mandami lo Spirito Santo

Spirito Santo, Dio di infinita carità, dammi il tuo santo amore
Spirito Santo, Dio delle virtù, convertimi
Spirito Santo, Fonte di celesti lumi, dissipa la mia ignoranza
Spirito Santo, Dio di infinita purezza, santifica l’anima mia
Spirito Santo, Dio di ogni felicità, comunicati al cuore mio
Spirito Santo, che abiti nell’anima mia, trasformala e falla tutta tua
Spirito Santo, Amore sostanziale del Padre e del Figlio, dimora sempre nel cuore mio

Tre Gloria al Padre: Spirito Santo, eterno Amore, vieni a noi con i tuoi ardori, vieni, infiamma i nostri cuori.

3
Eterno Padre, in nome di Gesù Cristo e per l’intercessione di Maria Vergine Immacolata, mandami lo Spirito Santo

Vieni, Spirito Santo e dammi il dono della Sapienza
Vieni, Spirito Santo e dammi il dono dell’Intelletto
Vieni, Spirito Santo e dammi il dono del Consiglio
Vieni, Spirito Santo e dammi il dono della Fortezza
Vieni, Spirito Santo e dammi il dono della Scienza Vieni, Spirito Santo e dammi il dono della Pietà Vieni, Spirito Santo e dammi il dono del Santo Timore di Dio

Tre Gloria al Padre: Spirito Santo, eterno Amore, vieni a noi con i tuoi ardori, vieni, infiamma i nostri cuori.




Lodi a Dio Altissimo
(S. Francesco d’Assisi)


Tu sei santo, Signore solo Dio, che compi meraviglie
Tu sei forte, Tu sei grande, Tu sei altissimo
Tu sei onnipotente, Tu, Padre santo, re del cielo e della terra
Tu sei trino e uno, Signore Dio degli dèi
Tu sei il bene, ogni bene, sommo bene
Signore Dio vivo e vero
Tu sei Amore e carità, Tu sei sapienza
Tu sei umiltà, Tu sei pazienza
Tu sei bellezza, tu sei sicurezza, tu sei quiete
Tu sei gaudio e letizia
Tu sei la nostra speranza
Tu sei giustizia e temperanza
Tue sei tutto, ricchezza nostra a sufficienza
Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine
Tu sei protettore, Tu sei custode e difensore
Tu sei fortezza, Tu sei rifugio
Tu sei la nostra speranza, Tu sei la nostra fede
Tu sei la nostra carità, Tu sei tutta la nostra dolcezza
Tu sei la nostra vita eterna, grande e ammirabile Signore
Dio onnipotente, misericordioso Salvatore.


INTERROGATIVI SULLE VERITA' DELLA FEDE CRISTIANA

Don Renzo risponde alle vostre domande...



   
LA MISTAGOGIA E’ L’APPROFONDIMENTO DELL’EVENTO CRISTIANO SCONVOLGENTE E AFFASCINANTE:

Quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita – la vita infatti si manifestò, noi l’abbiamo veduta e di ciò diamo testimonianza e vi annunciamo la vita eterna, che era presso il Padre e che si manifestò a noi –, quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. E la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia piena (1 Giovanni 1,1-4).

 
 
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In riferimento all'anno 2017 quale centenario delle apparizioni a Fatima, Don Renzo svolgerà le catechesi del giovedì nella Basilica di S. Anastasia al Palatino precisamente intorno al significato teologico, spirituale ed ecclesiologico di quelle apparizioni.

In particolare l'attenzione sarà posta sul fatto che prima della Vergine è apparso ai tre pastorelli l'Angelo del Portogallo. Perché questa presenza dell'Angelo prima di quella di Maria? Quale rapporto sussiste tra la figura angelica e l'opera della Vergine Maria? E' interessante vedere come l'angelologia sia illuminata dalla mariologia e come questa sia preparata e anticipata da quella. Gli eventi di Fatima confermano quello che la sacra Scrittura ci rivela circa la realtà angelica in una specie di collegamento tra la rivelazione divina e le apparizioni mariane. Questo reciproco rapporto manifesta l'armonia che sussiste coerentemente tra l'una e l'altra verità, quella della Bibbia e quella della tradizione.






Alcuni scatti sul set del film documentario MI-KA-EL




Scarica gratuitamente le musiche dei canti AL SEGUENTE LINK:
http://www.giacomocampanile.it/?cat=25

Abbiamo la gioia di aver pubblicato la traduzione in ucraino del libro: "Ritratti dal Vangelo di Luca", autori R. Lavatori e L. Sole. L'anno scorso in ottobre è stato presentato alla comunità ucraina di Roma con notevole successo e partecipazione di persone. Traduttore Padre Roman, che ha svolto il lavoro con vero interesse e zelo pastorale.



Traduzione in portoghese del libro: "L'angelo, un fascio di luce sul mondo", di don Renzo Lavatori, presso le edizioni Paoline, pubblicato recentemente nel settembre 2016.


La comunione di Gesù con Dio suo Padre

All'origine di tutta l'opera di Cristo viene posta la sua derivazione dal Padre, il fatto che tutto ha avuto inizio dal Padre: "Il Padre mi ha mandato..."

 

Gli angeli nella venuta finale del Cristo nell'Apocalisse

La presenza e l'azione degli angeli si disseminano lungo il percorso storico dell'umanità con una forza e una...

 

Esiste l'inferno? Come lo si può immaginare?

Esso è la lontananza definitiva da Dio; una realtà esistenziale; la sua natura e le sue caratteristiche...

 

Il diavolo: mito o realtà?

Quale la sua origine? Se Dio ha fatto tutte le cose buone, come può esistere il maligno? Quali sono gli atteggiamenti profondi del diavolo? Come lo si può vincere? Quale una sua definizione?

 

Come mai la croce simbolo di morte diventa con Cristo sorgente di vita e di amore?

La croce costituisce la massima rivelazione dell'amore di Dio Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Questo manifesta e attua il mistero dell'amore che sconfigge il mistero della malvagità e della morte.

 

Il salmo dice: chi è l'uomo? Lo hai fatto poco meno degli angeli. Come possono stare insieme la miseria del peccato umano con la nobiltà del suo essere?

La Bibbia parla di fragilità e grandezza dell'essere umano. Di fatto l'uomo può elevarsi fino alle altezze divine o sprofondare nell'abisso dell'inferno.

 


Offerta al Preziosissimo Sangue di Gesù

Eterno Padre, ti offro per le mani purissime di Maria, il Sangue preziosissimo di Gesù sparso generosamente nella passione e ogni giorno sugli altari; unisco le preghiere, le azioni, le sofferenze mie di questo giorno secondo le divine intenzioni della Vittima santa, in sconto dei miei peccati, per la conversione dei peccatori, per i bisogni della santa chiesa.

 

Preghiera ai santi Gioacchino e Anna

O Dio dei nostri padri, che ai santi Gioachino e Anna hai dato il privilegio di avere come figlia Maria, Madre del Signore, per loro intercessione concedi ai tuoi fedeli di godere i beni della salvezza eterna; Proteggi, o Signore, le nostre famiglie così bisognose dell'aiuto divino; assisti e guida i nostri figli e nipoti sulla strada del bene. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio e vive e regna con te nell'unità dello Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Amen.

 

Inno di lode a Maria Assunta in cielo

Gioiamo con te, o Maria, perché in te il Signore ha fatto meraviglie. Sei nella gloria, accanto al tuo Figlio, Regina del cielo e della terra, vestita di sole e coronat a di stelle. Tu hai vinto il nemico, o piena di grazia, e sei per noi segno di sicura speranza. con la tua assunzione partecipi alla gloria del tuo Figlio risorto, che ti ha fatto Regina del mondo salvato, Avvocata potente e Madre di tenerezza. Sii tu benedetta, o Madre della Chiesa e Madre nostra, nei secoli dei secoli. Amen.

 

Consacrazione alla Divina Misericordia.

Dio, Padre misericordioso, che hai rivelato il tuo amore nel Figlio tuo Gesù Cristo e lo hai riversato su di noi nello Spirito Santo consolatore, ti affidiamo oggi i destini del mondo e di ogni uomo. Chinati su di noi peccatori, risana la nostra debolezza, sconfiggi ogni male, fa' che tutti gli abitanti della terra sperimentino la tua misericordia, affinché in te, Dio Uno e Trino, trovino sempre la fonte della speranza. Eterno Padre, per la dolorosa passione e la risurrezione del tuo Figlio, abbi misericordia di noi e del mondo intero. Amen.
(Giovanni Paolo II)

 




ARGOMENTI

L'amore di Dio è la cosa più bella, la più grande, la più profonda che ci sia; ma anche la realtà più misteriosa, di cui è difficile parlare. E' tanto grande che va al di là della nostra logica, dei nostri pensieri usuali. Pur essendo vero che la creatura umana è fatta per ...




TUTTI I LIBRI DI DON RENZO

Catalogo completo dei libri scritti da Don Renzo Lavatori. Novità editoriali. Catechesi di Don Renzo Lavatori a Radio Maria CD/MP3...




ATTUALIZZAZIONI

Sento nel mio cuore la presenza, la profondità, la soavità, la potenza dell'amore del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo? Occorre determinare le risonanze di questo amore sconfinato sul nostro modo di essere e di agire, non più come schiavi, ma come figli rigenerati e liberi nell'amare. ...






O Sanctissima Trinitas!

O Beatissima Trinitas!

O Amantissima Trinitas!

O Amatissima Trinitas!

O Ineffabilis Trinitas!