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F O R U M




 
Alla fine dei tempi, dopo il giudizio universale, l’inferno verrà distrutto definitivamente oppure continuerà ad esistere?
 4 nov, 2015
Lorenzo1  
 

Alla fine dei tempi, dopo il giudizio universale, l’inferno verrà distrutto definitivamente oppure continuerà ad esistere? Leggendo l’Apocalisse sembrerebbe proprio di sì. Ma se cosi fosse, per quale motivo Dio dovrebbe lasciar esistere una realtà così negativa? Siccome nell’inferno si è costretti a soffrire, se Dio lasciasse intatta la realtà infernale, continuerebbe a far soffrire tantissime persone. Ma se Dio è Amore non sarebbe un atto di misericordia quello di annientare definitivamente l’inferno?
Lorenzo

 
     
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  Re: Alla fine dei tempi, dopo il giudizio universale, l’inferno verrà distrutto definitivamente oppure continuerà ad esistere?
  4 nov, 2015
Don Renzo  
 
 
 
Caro Lorenzo,
in effetti l’inferno sembra assurdo da due punti di vista: antropologico, perché non si capisce come l’uomo, essere finito e debole, possa compiere un’azione così grave da meritare una punizione eterna; teologico, perché rimane arduo concepire un Dio, Amore infinito e teneramente paterno, che permetta alla creatura umana di vivere eternamente nella sofferenza. Sono anche queste le tue obiezioni, per cui è giusta l’esigenza di una chiarificazione sulla natura dell’inferno in rapporto sia al peccato umano sia alla misericordia divina, per vederne il senso più vero e realistico, nonché la sua poderosa consistenza.

1. L’annuncio liberatore del Cristo resta sospeso al libero accesso al cuore umano, perciò può essere sempre rifiutato: “La luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché fanno il male” (Gv 3,19). L’uomo che non accetta di essere avvolto dall’amore rimane nella morte. La conversione richiesta da Gesù costituisce una “porta stretta” e chi non si sforza di entrarvi sarà respinto (Lc 13,27). Perciò coloro che non vogliono deliberatamente passare dalla morte alla vita offerta dal Signore, muoiono non solo fisicamente, ma affondano nella seconda morte, che è definitiva (Ap 20,14).Basta ricordare due frasi bibliche: “Quelli che non accolgono il messaggio di Gesù nostro Signore saranno castigati con una rovina eterna, lontana dalla faccia del Signore” (2 Ts 12,8-9). Inoltre: “Questi si perderanno, perché non hanno accolto e non hanno amato la verità che li avrebbe salvati” (2 Ts 2,10). Per poter intravedere la natura dell’inferno e averne una qualche idea, l’unico punto di riferimento è dato dalla realtà di peccato, di cui si può dire che l’inferno manifesti il senso più drammatico. Ciò dimostra che l’inferno sta nel cuore dell’uomo, il quale rifiuta Dio come suo Signore e suo Salvatore; Tuttavia non diversifica dal peccato, poiché l’inferno è una manifestazione pubblica e universale della chiusura totale della creatura razionale nei confronti del Creatore. Qui sta il senso più vero dell’inferno. Il reprobo percepisce la realtà interiore della sua situazione di peccato che non ha voluto accettare e riconoscere in questa vita, e si lascia dominare da tale percezione, perdendo di fatto la propria felicità e la propria realizzazione. Da qui si può capire anche la relazione di contrapposizione che contemporaneamente lo lega a Dio e lo respinge da lui, di cui non confessa la signoria. Egli resta ancorato alla convinzione fondamentale della sua scelta di peccato, che tuttavia lo tormenta; d’altra parte si oppone a Dio, che rigetta ma da cui dipende. Essere amati e non voler riamare, questo è il massimo della sofferenza, vedere nell’amore la felicità e non poterne godere sapendo che ciò è dato per la propria autodecisione, caparbiamente irremovibile. Si può dire che l’inferno è il rovescio totale dell’amore, perché è causato dal suo rifiuto, da cui scaturisce l’isolamento insormontabile, l’incomunicabilità totale, la ribellione radicata nell’essere, la durezza del cuore, l’immobilità dell’egoismo, la freddezza del cinismo, perché tutto si pone contro Dio che e l’Amore. Incredibilmente l’inferno sussiste in ragione dell’amore incondizionato e assoluto,. Il dannato vorrebbe che fosse distrutto quest’amore, ma l’amore infinito di Dio non rinnega mai se stesso e resta sempre fedele al dono dell’amore. La libertà della creatura umana diventa la fonte del rigetto dell’amore e dunque dell’inferno. L’io umano vuol prevalere su Dio.

2. Tu mi chiedi se si può prospettare che la dannazione eterna possa essere identificata all’annientamento di coloro che ne sono vittime, supporre cioè la distruzione totale dell’inferno, ma ciò risulterebbe contrario alla natura dell’amore basata sul gratuito rapporto interpersonale. La carità infinita di Dio accetta e sostiene senza smentire il rifiuto del suo amore, che in ultimo pone in rilievo, nella sua stringente logica di contrapposizione, la grandezza incommensurabile dell’amore, un amore che si dona all’amato fino alla misura smisurata di rispettare la sua scelta avversa. Se il dannato venisse annientato, ciò comporterebbe una svalutazione dell’amore di Dio, ristretto unicamente a coloro che lo accolgono; condurrebbe infine all’affermazione di un amore costrittivo e tirannico, sarebbe anche una deplorevole incoerenza con l’atto della creazione, perché verrebbe meno l’essere e, ancor più una contraddittorietà con la donazione sacrificale del Figlio incarnato e sofferente per tutti gli uomini, senza preclusione verso coloro che, pur essendo chiamati all’amore redentore, volutamente l’ hanno ricusato. Il libero rifiuto dell’amore e il conseguente fallimento testimoniano come l’amore sia dono liberissimo e sapientissimo, che solo nella corrispondenza libera può essere pienamente capito e giustamente apprezzato, sia che venga accolto sia che venga respinto. Paradossalmente l’inferno testimonia che l’amore di Dio non ha confini e sussiste anche per coloro che hanno rigettato ma che restano sempre le sue creature. Se non ci fosse l’inferno si potrebbe pensare che Dio abbia fatto delle preferenze per i salvati e dunque il suo amore sarebbe parziale; oppure se distruggesse i dannati, il suo amore apparirebbe contrario alla libertà che è la struttura essenziale dell’amore.

 

 

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