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APPROFONDIMENTI

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MERAVIGLIOSA E MISTERIOSA, LA VITA


Di primo acchito, i due aggettivi, meravigliosa e misteriosa, suonano contrapposti e incompatibili. Ci si chiede come una medesima realtà possa essere contemporaneamente bella e affascinante, cioè meravigliosa, e insieme oscura e sconosciuta, cioè misteriosa. In effetti, se ben si considera, l’uno e l’altro termine, reciprocamente rapportati, si attraggono e si avvitano in una armoniosa complementarietà. La meraviglia nasce proprio là dove si scopre un qualcosa di nuovo e insospettato, mentre il mistero nasconde delle virtualità enormi che si dipanano e appaiono all’occhio umano man mano in momenti e sfumature o visuali molteplici e variegati. Da qui il loro collegamento e il loro richiamo, per cui il mistero suscita lo stupore là dove esso è colto nel suo progressivo e inaspettato svelarsi.
Come al sorger del sole e alla fuga delle tenebre, la visione dell’orizzonte s’illumina di luce stupenda causando ogni volta emozioni e immagini d’interiore compiacimento e di estatica contemplazione. Similmente accade se per un attimo ci si pone a riflettere attorno alla vita come essa appare davanti al nostro sguardo attento e sensibile: uno spettacolo fatto di folgorante luce ma insieme di dense ombre. È un’esperienza avvincente e oltremodo suggestiva, che porta con sé una forte impressione che si apre su varie e piacevoli emozioni. Chi potrebbe esaurire l’analisi o la constatazione delle sue ricchezze e potenzialità? Dal suo nascere fino al suo morire? Una panoramica d’incomparabile bellezza e incanto. Nessuno si può discostare o ritenere assente da tali e tante meraviglie.
Eppure la vita cela complicazioni astruse, angoli oscuri, situazioni pesanti, accenti imprevedibili e alle volte inafferrabili, che lasciano l’animo interdetto e sospeso, incredulo e ottenebrato. Si distendono zone profondamente misteriose e sconosciute, che creano forti timori, paurosi sospetti, inarrestabili ansie. Come poter comporre queste vaste ombre minacciose con altrettanti e più numerosi elementi di sconfinata bellezza e di stupefacente splendore?
La vita è bella, precisamente per queste due traiettorie, di luce e di tenebra, di meraviglia e di mistero, che l’avvolgono, la colorano e l’armonizzano. Se fosse tutta d’un colore e di un unico sapore, perderebbe il suo fascino e cadrebbe in una insopportabile monotonia. Se non ci fosse alcuna novità e non spuntasse alcuna sorpresa da far sussultare di fremiti di gioia o di turbamenti, “da far tremare le vene e i polsi”, verrebbe meno la sua tremenda bellezza, scomparirebbe il sapore della sua consistenza, come un cibo privo del condimento. La sua misteriosa complessità diventa così l’anima della sua meravigliosa suntuosità.
Per scoprire più da vicino la duplice paradossale composizione, sono messe in rilievo dieci tracce, da cui scaturiscono altrettanti sentieri per un cammino dove poter scrutare e apprezzare la vita, avvincente e conturbante; appunto: meravigliosa e misteriosa.


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1. La vita va capita nella sua paradossalità, poiché è composta di elementi apparentemente contrastanti. È disseminata di gioie stupende e di dolori lancinanti. È intessuta di fugacità impressionante, tanto da far gridare: “Vanità delle vanità! Tutto è vanità” (Qo 1,1); le esperienze, i fatti volano via come il vento; gli anni passano velocemente e non si può fermare neanche l’attimo fuggente o frenare e rallentare la fuga inesorabile del tempo.
Eppure la vita porta con sé un sapore di solidità e di stabilità tanto che sembra non doversi mai esaurire. Anche quando il corpo viene meno nelle sue forze e nella sua salubrità, l’anima desidera vivere e prova lo strano sentimento di possedere un’esistenza imperitura. Storicità contingente ed eternità intramontabile coesistono nel misterioso dispiegarsi della quotidianità.
Ci sono certezze ferme e incontrastate accompagnate da insicurezze e vacillazioni costanti. Quando appare la solidità di una conquista, allora si apre l’abisso dell’inconsistenza e della vacuità. Si sente il bisogno impellente della solitudine e dello stare con se stessi assieme a un desiderio persistente di cercare compagnia e di solidarizzare con i propri simili. Alle volte la forza si erge in avanti come un pilastro robusto che neanche i venti di tramontana possono scalfire, mentre altre volte si prova un’estrema debolezza fisica e morale da renderci come foglia secca caduta dall’albero. L’irruenza del leone si associa alla fragilità dell’agnello.
Proprio in questo contraddittorio alternarsi di aspetti contrari occorre riconoscere la ricchezza, la complessità e la bellezza della vita.
 

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2. La vita va amata nella sua totalità, in quanto tutte le età si presentano affascinanti e seducenti. Partendo dall’infanzia innocente, per salire man mano all’adolescenza focosa e scomposta, alla giovinezza ardente e promettente, fino alla maturità produttrice e articolata, si giunge alla vecchiaia stanca e decrepita, saggia e carica di esperienze. Tutto si accumula per fare dell’esistenza un album suggestivo di attimi o età o periodi inconfondibili e significativi. Tutte le situazioni, piacevoli e non, che compongono le varie tappe, divengono espressione di vitalità e di ordine, di collisione e di collaborazione per la crescita e la maturazione di ciascuna persona.
Non se ne può scartare alcune per preferire altre. Sarebbe una vera stortura e bruttezza. Tanti aspetti che appaiono inutili e negativi, di fatto con l’andar del tempo e della maturazione si mostrano nella loro piena e viva colorazione. Sono state come pennellate impresse nell’animo per raffigurare un mirabile quadro, in cui ciascuno rivede se stesso e si rende conto del travaglio vissuto, sentendone il gustoso sapore.
Pertanto la vita, nella sua totalità, suscita sempre e ovunque un amore intenso e instancabile. Mai essa perde di freschezza e di validità.
 

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3. La vita va creduta nella sua trascendenza. Per vivere occorre anche la fede. Anzi questa costituisce uno degli aspetti più interessanti e stimolanti. In effetti la creatura umana si chiede da dove venga la vita, quale la sua origine ultima e fondante. E se guarda bene attorno si accorge che non può essere ristretta dentro gli angusti orizzonti terreni. Essa possiede uno slancio e una sete di assoluto che va al di là del puramente mondano. Travalica i confini dell’umano e si inerpica verso le altezze celesti. Là trova la quiete del suo essere, come afferma S. Agostino che noi siamo fatti da Dio e per Dio e il nostro cuore resta inquieto finché non riposa in lui. Là, nella fonte primaria della vita, sente la propria sicurezza e la robustezza della sua intelaiatura.
Scopre che la vita in fondo non può essere altro che un dono di amore, di un amore infinito. Essa viene da Dio, la carità increata e semplicemente gratuita. Certo i genitori ne sono gli strumenti ma non la causa sufficiente ed esaustiva. Per questo va accolta, apprezzata, pienamente e gioiosamente vissuta. Da ciò occorre far scaturire la gratitudine e la benedizione. Un dono che va riconsegnato e fruttificato. Non può restare inoperoso e soffocato.
In tal modo la vita si fa canto e lode che dalla terra sale al cielo, affinché dal cielo ridondi sulla terra in una simbiosi di reciproca fecondità e in un abbraccio di felicità.
 

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4. La vita va vissuta nella sua concretezza, seguendo il corso degli eventi che si succedono giorno dopo giorno. In altre parole, la vita richiede profondo senso pratico per adeguarsi alle vicissitudini come si realizzano. Non può avere la presunzione di volerle cambiare secondo i propri schemi e le proprie personali esigenze né la vigliaccheria di allontanarsi e isolarsi dentro idealistiche oasi di pace che concretamente non ci sono e che sussistono solo nell’astrattezza del pensiero. Spesso gli uomini hanno avuto l’ardire di ipotizzare una società o un mondo perfettamente strutturati, ma di fatto si sono scontrati con la brutalità e l’inconsistenza dei fatti e dei comportamenti umani. Si cade così in false e illusorie utopie.
D’altra parte è pur vero che nella frammentarietà e nella fugacità della storia l’uomo può e deve scoprire la forza metafisica e imperitura che vi si cela e insieme vi si rivela. Lo spirito, nel momento in cui affronta il realismo degli eventi, non vi rimane imprigionato ma in essi intesse la propria consistenza e personalità verso la maturazione di se stesso. Fattualità e metafisicità s’incontrano per costruire la vita, non per combattersi e distruggersi a vicenda. Se si fa prevalere il pragmatismo cieco, si cade nella fallacia della sfera mondana lasciando dissipare e disperdere la nobiltà e la raffinatezza del pensiero. Al contrario, se ci si chiude in un idealismo disincarnato e soggettivistico, si perdono la vivacità e la ricchezza del reale con il pericolo di sfuggire non solo agli impegni ma anche ai benèfici risultati delle conquiste e dell’armonica costruzione della propria identità.
In ambedue i casi il soggetto non travalica i limiti dell’individualismo materialista o idealista. A quel punto ne va di mezzo la dimensione sociale e relazionale che fa della vita una tela di rapporti e di legami altamente amichevoli e vitalizzanti. Occorre, anche in tale concomitanza, saper armonizzare un aspetto con l’altro per far germogliare l’umana esistenza in tutto il suo splendore e la sua floridezza.
 

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5. La vita va difesa nella sua debolezza. Infatti l’esperienza insegna che il tessuto esistenziale non è composto soltanto di eventi felici e indisturbati, ma esso si presenta alle volte con una fisionomia pesantemente oppressiva nei suoi molteplici inconvenienti, nelle gravi difficoltà, nelle dolorose situazioni. La creatura umana non può rifiutare tali debolezze e complicazioni, come fossero accidenti estranei e del tutto nocivi, anzi le deve saper affrontare con coraggio e lungimiranza. Per questa ragione la vita va difesa e salvaguardata là dove è maggiormente minacciata.
Ciò vale nell’ambito delle malattie fisiche attraverso la scienza medica che tenta di ricuperare quanto sembra perduto o sconvolto. Vale anche per le sofferenze psichiche e affettive, in modo che l’animo non sia facilmente scombinato da lasciarsi sopraffare dalla depressione, quando si ritiene incapace di lottare e di prevalere contro il male. Oppure, nel caso opposto lo spirito si ritiene così forte da poter non solo affrontare le difficoltà ma di essere intaccabile da ogni contrarietà e passare indenne tra gli ostacoli, calando in una sorte di falsa euforia e ambizione, che tuttavia non lo lascia tranquillo, anzi lo avvolge di continue tensioni e inquietanti ansietà.
Nell’uno e nell’altro caso la vita perde il giusto slancio e la giusta assonanza, con la costante minaccia di dissolversi e di essere sconfitta dall’istinto di morte che sovente si affaccia con prepotenza. Nondimeno la vita è bella e per questo va custodita e cautelata da simili pericolose distorsioni per essere rivalutata e salvata nella sua interezza.
 

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6. La vita va comunicata nella sua fecondità. Si sa che la vita costituisce il bene sommo per l’uomo. Si sa anche, secondo l’antico detto dei filosofi, che “bonum diffusivum sui”, che il bene si diffonde per se stesso, per sua interiore disposizione, come la sorgente zampilla dal proprio seno l’abbondanza e la freschezza delle acque salutari. Per questo fondamentale motivo la vita non può racchiudersi o aggomitolarsi viziosamente attorno a se stessa, in una specie di monade ermeticamente sigillata, isolandosi dentro la sterilità e l’aridità quasi fossero sue naturali connotazioni, mentre la sua natura si slancia generosamente a comunicare e trasmettere le proprie energie per il bene di altri esseri associati con lei.
Il grado basilare della sua fecondità concerne l’ambito genetico, da cui sgorga e germoglia per mezzo dell’amore nuove e stupende espressioni di esseri vitali. Proprio questo caposaldo inviolabile, in cui si calano la presenza e l’azione ineffabili di un germe sacro e trascendente, gli uomini oggi tentano di manomettere non più illuminati dalla bontà e sacralità della vita da diffondere, ma soggiogati da vili interessi di ordine economico e tecnico. Guai a noi se perdiamo di vista il senso originario e inalienabile del bene e della comunicabilità che esso conserva dentro di sé! Se si scarta e s’infrange tale intangibile tesoro e lo si sfrutta per un egoistico compiacimento, allora si spalanca davanti all’uomo il baratro terrificante della distruzione di ogni barlume di sopravvivenza. Non resta altro da attendere che la gelida tenebrosità della morte.
Il medesimo principio del “bonum diffusivum sui” si applica a tutti i gradi in cui la vita si manifesta e opera, come nel campo culturale, sociale, religioso. Sono molti i richiami a saper comunicare le bellezze e le ricchezze che essa espande nelle sue molteplici espressività. Una comunicazione però non guidata da meschini parametri, che hanno lo squallido scopo di pizzicare ed eccitare disordinatamente gli istinti più bassi e animaleschi. L’uomo va spronato a vivere fino in fondo la nobiltà della sua sensibilità ed emotività, contemporaneamente va stimolato a diffondere attorno a sé il patrimonio spirituale accumulato nel suo animo e destinato ad essere partecipato ad altre creature umane secondo una rete di solidarietà e di sincera carità: dal grado concreto della fisicità ai valori più alti dell’intelligibilità e dell’amabilità, passando attraverso gli stadi intermedi della psiche e della passione, per esprimersi nell’operosità diligente e nella creatività lungimirante.
Tutto l’essere umano vibra di dinamismo e di espansività per il nobile fine di far fiorire ovunque e sotto numerosi aspetti il germe fecondo della vitalità, che come un fiume scorre e distribuisce la fertilità delle acque, in modo che la vita non abbia mai a spegnersi.
 

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7. La vita va sviluppata nella sua complessità e non può rattrappirsi inibendo le facoltà che l’adornano e la lanciano verso un’attività sempre più ricca e sapiente. Stupendo appare lo sviluppo cui si sottopone la crescita organica dell’esistenza nel mondo! Basta pensare agli stadi attraverso i quali ogni essere si dispiega gradualmente e raggiunge la maturazione fino al declino, la pianta, l’animale, l’uomo: dal nascere e sbocciare al fiorire e verdeggiare, infine l’appassire e il tramontare. Quanti momenti di gioia e di trepidazione, di angoscia e di timore, di attesa e di delusione. Eppure tutti apportano elementi di positività e di arricchimento.
Lungo il percorso il soggetto umano in particolare si rende conto delle proprie capacità e dei risultati da ottenere, come anche dei propri limiti e fallimenti, in un tripudio di accenti e di eventi che s’incrociano, alle volte si urtano, ma poi si collimano, si ampliano, si scuotano reciprocamente per esplodere infine in una vasta gamma di suoni e di luci, diversi eppure sincronizzati. Si può pensare che la vita sia come un ricettacolo di svariate potenzialità che debbono sbocciare spontaneamente e ardentemente, oppure come un orchestra composta da vari strumenti per poi esplodere in una sorprendente sinfonia.
Non è facile tenere in mano questi diversificati fili e muoverli in direzioni giuste e misurate. Qualcuno di essi può perdersi o imbrogliarsi, altri possono incespicare e strapparsi, altri ancora possono creare stonature e ostacoli, molti invece si dispiegano abilmente per giungere a comporre in definitiva un ricamo o una pittura o scultura. Non importa. Ciò che conta è il risultato soddisfacente e consolante.
Il brutto viene quando l’uomo si arrende e lascia scorrere i fili in modo non più cosciente e composto, ma casualmente e capricciosamente. Allora succede l’inverosimile e l’imprevedibile in un scenario di smarrimento e di terrore, di sconvolgimento e di veemenza, con conseguenze disastrose per il singolo e per la comunità. Come se i fili impazzissero e diventassero mine vaganti. Al coordinamento subentra la collisione, alla convivenza fraterna l’individualismo egoistico, all’assolutezza della verità il relativismo delle opinioni, alla serietà dei costumi la rilassatezza e la banalità; alla bellezza delle figure e dei colori supplisce lo sgorbio scomposto e sregolato; alla sapienza del pensiero e dell’azione sopraggiungono la stupidità e la stoltezza, il vuoto dei concetti con la scompostezza e la sfacciataggine dei comportamenti.
Strano ma reale capovolgimento. Il motivo si ritrova nel non aver saputo attuare uno sviluppo e un ampliamento responsabile e saggio delle stupende virtualità contenute dentro la caparra della vita.
 

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8. La vita va purificata nelle sue impurità secondo quanto consegue dalle precedenti considerazioni. In effetti si è visto che la vita, pur bella e fascinosa, racchiude aspetti contradditori e fortemente negativi. Quale la causa?
Accanto al bene vi è il male. La rivelazione cristiana insegna che fin dalle origini si è insinuato il serpente velenoso, che ha sedotto i progenitori e ha seminato nel mondo il disordine e il peccato. Quando l’uomo si è ribellato a Dio, ha dato inizio a un reale e profondo squilibrio nell’ordinamento dell’universo, permettendo che la realtà creata bella dal Creatore fosse tinteggiata di oscurità e sottoposta al potere delle tenebre e della morte. Da qui la necessità di un cammino di liberazione e di purificazione per riportare l’essere umano al primitivo splendore. Si è evoluta una economia della salvezza, proposta e condotta da Dio per essere compiuta in Cristo, salvatore del mondo, il Verbo fatto carne, crocifisso e risorto per nostro amore. In forza del suo sacrificio redentore, Gesù ha ricostruito la rottura del peccato e ha riconciliato l’uomo con Dio, immettendo nella storia un germe di vita nuova e pura, portatrice di grazia e di redenzione.
Spetta alla libera disponibilità umana accogliere l’intervento salvifico per farlo calare nella propria esistenza, in modo che sia purificata, trasformata e rinnovata. Mirabile opera di ristrutturazione! Grazie ad essa, la vita, pur disseminata di cattiverie e di egoismi, può essere riscattata e ricondotta alla sua purezza di verità e di amore.
Alle volte si ha l’impressione che il negativo sia più vasto e devastante del positivo, con l’intimo timore di essere da lui sovrastati e impossibilitati ad ogni riemersione verso la bontà e l’armonia. Ma non è così. Cristo ha sconfitto una volta per tutte le potenze avverse. La cosa indispensabile per la sua realizzazione proviene dal volere dell’uomo, che sappia accogliere l’aiuto divino e collaborare con esso per il miglioramento del mondo, nell’attesa della totale perfezione alla fine dei tempi.
La vita appare così come una lotta continua, in cui non ci si deve arrendere né perdere la fiducia, piuttosto occorre impegnarsi saldamente e costantemente per il trionfo del bene sul male. Gesù lo dice: “Vegliate e pregate”, perché il nemico si aggira per sedurre l’animo umano e trascinarlo ancora nel baratro della distruzione, ma la nostra fede e la nostra diligenza, sorrette dalla grazia divina, resistono tenacemente per approdare al porto sicuro della salvezza eterna.
 

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9. La vita va santificata nella sua connotazione divina. Come si è detto, la vita è un dono sconfinato della divina potenza, che gratuitamente ha voluto riversare sull’uomo. Tale impronta trascendente non può essere dimenticata o sottaciuta come fosse un’appendice secondaria o un sovrappiù di cui si possa fare a meno. La qual cosa costituisce una menzogna disastrosa e fonte di tutti i mali che attraversano la storia e la incatenano nella precarietà e futilità ingannevoli e calamitose. L’uomo non può dimenticarsi di Dio ed estraniarlo dalla sua vita.
Fatto a somiglianza e immagine di Dio, egli deve elevare lo sguardo e tutto il suo essere verso orizzonti al di sopra del puramente terreno e mondano. Allora scopre visioni nuove e inattese, luci meravigliose che diffondono colori e impronte benefiche sulla nostra terra e la rendono mirabile dimora della sapienza e dello Spirito di Dio, liberandola dal pesante giogo dei legami carnali. Se invece l’uomo intende creare una società e un mondo senza Dio, di fatto costruisce la propria rovina e si dirige inesorabilmente verso lo sfacelo. D’altra parte si sa che l’umanità non ha bisogno soltanto di scienziati e di artisti, di potenti e di ricchi, essa necessita anzitutto di santi e di giusti, di profeti illuminati e di governanti saggi, di persone che sappiano amare e perdonare, testimoniare e promulgare la verità e l’onestà.
Si richiedono anime pie e oranti, che valutino gli uomini, le vicende della storia e le cose terrene alla luce sovrumana di Dio e contemporaneamente riconoscano in essi l’impronta della divina bontà e ringrazino per essi il Creatore e Signore. In tal modo la preghiera si eleva dal cuore come un inno di lode e di gratitudine, mentre essa fa scendere sull’umanità una moltitudine di grazie e di benefici. Il vincolo tra cielo e terra resta così saldamente congiunto per formare un rapporto di reciproca cooperazione che nessuna potenza nemica sarebbe capace di disgiungere.
Da tale forte legame sorge la fiducia serena e coraggiosa che il bene prevale sul male, l’amore sull’odio, la vita sulla morte. In effetti, se la terra è avvolta dall’onnipotenza divina, come potrebbe essere travolta dall’inconsistenza del non-essere e del non-amare? Finché in essa sussiste uno spirito di autentico cristianesimo e di pietà religiosa, la speranza non si spegnerà né si affievolirà la fede.
 

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10. La vita va compiuta nella sua perfezione. Molte volte ci si chiede quale sarà la fine o il compimento dell’umana esistenza; se vi sarà una vita oltre la vita terrena e, qualora vi sia, come sarà imbastita una realtà futura ed eterna. Se la mente umana tenta di affacciarsi sull’aldilà, prova come uno smarrimento e un senso di vertigine. Eppure l’esperienza fa capire che, nonostante le grandi afflizioni, soprattutto nonostante la barriera della morte, l’uomo desidera vivere, porta radicato entro di sé un germe d’immortalità che sembra indistruttibile. Anche quando supera la veneranda età di ottanta o novanta anni, egli non si arrende e anela a superare gli ostacoli che gli si frappongono sempre più consistentemente al perdurare della vita. Ciò dimostra che l’immortalità fa parte essenziale dell’animo.
Quale il senso di questa indistruttibile sete di eternità?
Esso abbraccia due aspetti: da una parte fa vedere che l’esistenza terrena è insufficiente ad appagare tutti i desideri di felicità che l’uomo conserva dentro di sé; d’altra parte fa crollare ogni aspettativa o utopia che volesse racchiudere su questa terra la valenza infinita e incontenibile dell’umano intendere e volere. L’uomo non può restringersi dentro i limiti della contingenza né rassegnarsi all’inquietudine provocata dalla sofferenza e dall’ingiustizia. Vuole a tutti i costi un mondo più equo e umanamente commisurato alle sue profonde e inalienabili attese.
La vita futura non è altro che la risposta piena e appagante di tutte le aspirazioni umane, in primo luogo dell’immortalità e del bene sommo e totale. Essa rappresenta il vero perfezionamento della persona nella sua individualità e nella sua socialità. Il suo bisogno di amore e di comunione sincera e imperitura là si realizza; la sua brama di verità e di giustizia là avrà la completezza; la sua aspettativa di quiete e di pace là verrà totalmente assolta.
Se ne ricava un dinamismo vivificante tra il presente e il futuro, tra il già avvenuto e il non ancora attuato, tra l’incompiuto e il compimento. L’esistenza terrena diventa in tal modo un preludio e un’anticipazione all’eterna stabilità e perfezione. Occorre tuttavia tener conto di una condizione indispensabile: l’uomo è libero di rifiutare la pienezza dell’amore e della verità in forza di una sua decisione incentrata sul proprio egoismo e sulla propria presunzione orgogliosa. Di fatto resta prigioniero della vacuità e durezza interiore. Oppure liberamente si apre all’accoglienza del dono dell’essere e della vita, in un atteggiamento di subordinazione al suo Dio e Signore, rendendosi disponibile a condividerne la pienezza di beatitudine e di felice comunione.
Alla fine si manifesterà la biforcazione tra coloro che parteciperanno alla felicità eterna e coloro che saranno immersi nell’infelicità eterna. Si capiscono il valore e la preziosità della vita presente che va accolta, amata, vissuta e completata nella giusta direzione. Essa si presenta come la caparra e l’anticipo di quella futura. Non è lecito sprecarla o rovinarla. Assume in sé il germe dell’infinito e dell’eterno, su cui non è concesso scherzare o vaneggiare. Occorre viverla fino in fondo e portarla al suo pieno e meritato compimento: la beatitudine del paradiso.

 

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